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Cento anni dopo l’Aida incanta ancora l’Arena di Verona

Danilo Boaretto, critico musicale e direttore di Operaclick, commenta l’Aida “del Centenario” all’Arena di Verona, messa in scena a cento anni esatti da quella che inaugurò la prima stagione lirica areniana il 10 agosto 1913 grazie alla notevole intuizione del tenore Giovanni Zenatello.

La locandina

Data dello spettacolo: 10 agosto 2013

Il Re: Carlo Cigni

Amneris: Violeta Urmana

Aida: Fiorenza Cedolins

Radames: Marco Berti

Ramfis: Orlin Anastassov

Amonasro: Ambrogio Maestri

Sacerdotessa: Antonella Trevisan

Un messaggero: Saverio Fiore

Direttore: Daniel Oren

Regia: Gianfranco de Bosio

Coreografia: Susanna Egri

Orchestra coro e corpo di ballo dell’Arena di Verona

Maestro del coro: Armando Tasso

Il 10 agosto 1913, grazie alla notevole intuizione del tenore Giovanni Zenatello, si inaugurò con Aida la prima stagione lirica areniana. Zenatello e l’impresario teatrale Ottone Rovato, ebbero il coraggio di assumersi i rischi finanziari necessari a produrre un grande spettacolo, per l’epoca certamente rivoluzionario, imperniato su grandi scene tridimensionali, il dispendio di un notevole numero di comparse e addirittura la presenza di animali in scena; tutto ciò al posto dei “soliti” sfondi dipinti in uso nei teatri d’opera del periodo.

La produzione era stata pensata per commemorare degnamente il primo centenario verdiano e Giovanni Zenatello, all’epoca uno dei più celebri tenori del mondo, ne ricoprì gloriosamente il ruolo di Radames, mentre direttore fu Tullio Serafin.

I successivi novantanove anni di storia areniana sono la riprova tangibile di un’idea di successo che nel tempo divenne simbolo di prestigio e irrinunciabile tradizione; basti citare i nomi di alcuni direttori e artisti che hanno contribuito ad arricchirne la storia, per rendersene conto: ma la lista da Serafin a Oren, da Zenatello a Berti, da Ester Mazzoleni a Fiorenza Cedolins, sarebbe davvero troppo lunga e ci porterebbe inevitabilmente a tralasciare ingiustamente qualche interprete di grande levatura.

Il 10 agosto 2013, esattamente a cento anni di distanza da quella geniale prima rappresentazione di Aida, la Fondazione Arena di Verona, nell’ambito delle ricorrenze legate al bicentenario verdiano, non dimentica giustamente i suoi primi cento anni – la stagione areniana 2013 è intitolata “Festival del Centenario”.

La serata è calda ma non afosa, il pubblico gremisce il grande anfiteatro in ogni ordine di posti, la critica italiana e estera è presente al gran completo, finalmente le tenebre avvolgono ogni cosa e le candeline del pubblico presente sulle gradinate si accendono creando un effetto di gran suggestione.

Flavio Tosi, sindaco di Verona, sale sul palco per ricordare al pubblico presente l’importante ricorrenza e conclude il suo intervento consegnando a Marco Berti, certamente il più autentico Radames di questi ultimi anni, la spada che cento anni prima fu utilizzata in scena proprio da Giovanni Zenatello.

Daniel Oren prende posto sul podio, l’orchestra attacca con precisione il primo accordo in pianissimo e la grande storia dell’Arena di Verona continua!

Dopo l’inaugurazione della stagione 2013 con la nuova ed avveniristica produzione di Aida, firmata da La Fura dels Baus, per l’occasione è andata giustamente in scena la rievocazione della prima edizione del 1913, con la regia di Gianfranco de Bosio e per la cui descrizione vi rimandiamo alla lettura di una delle recensioni effettuate da OperaClick e presenti in archivio.

La locandina vedeva impegnati un gruppo di artisti, sulla carta, particolarmente prestigioso. Alla prova dei fatti le attese sono state ampiamente soddisfatte da una resa di altissimo livello offerta da tutti i cantanti e dal direttore.

Marco Berti ha confermato la buonissima prestazione realizzata lo scorso anno, dimostrando di essere totalmente padrone del ruolo, sia sotto l’aspetto vocale, sia dal punto di vista interpretativo. Supera con grande sicurezza lo scoglio costituito da Celeste Aida e prosegue evidenziando ottimo squillo senza tralasciare di piegare adeguatamente la voce nei momenti più intimi.

Fiorenza Cedolins torna ad interpretare Aida sul palcoscenico areniano, dopo qualche anno dall’ultima apparizione nel difficile ruolo della principessa etiope e si mette in luce per l’estrema sicurezza di emissione ma anche per la grande partecipazione interpretativa, tratteggiando un’Aida forte, volitiva, passionale e decisa nel suo sacrificio d’amore.

Ambrogio Maestri, molto probabilmente la più bella voce di baritono verdiano della sua generazione, domina la scena in un ruolo che gli calza a pennello e non manca di impressionare il pubblico nei momenti in cui può lasciar correre la rotonda voce nei cantabili, piuttosto che infiammarsi in frasi di grande impatto drammatico, come ad esempio nel terzo atto il celebre declamato: “non sei mia figlia… dei Faraoni tu sei la schiava!”.

Violeta Urmana è stata un’Amneris semplicemente perfetta a dimostrazione che la sua vocalità si esalta maggiormente nei ruoli falcon. L’emissione è sempre risultata ottimamente proiettata, squillante, di notevole volume, ma soprattutto uniforme. Tra l’altro anche scenicamente ha mostrato di possedere il necessario portamento, richiesto ad una principessa.

Discreto il Ramfis di Orlin Anastassov, seppure di colore forse un po’ troppo chiaro per come ci si auspicherebbe un sacerdote verdiano. Sufficiente la prestazione di Carlo Cigni nel ruolo del Re.

Squillante il messaggero di Saverio Fiore. Musicalmente ineccepibile e dotata di una vocalità “di lusso”, la Sacerdotessa cantata da Antonella Trevisan. Ottima la prova offerta dal coro e orchestra dell’Arena di Verona con una menzione speciale per gli ottoni, in questa occasione davvero in gran spolvero.

Bravi i componenti del corpo di ballo, che hanno danzato sulle coreografie di Susanna Egri.

Abbiamo lasciato al termine la grande prestazione di Daniel Oren in quanto l’abbiamo vissuta un po’ come la classica ciliegina sulla torta. In certo repertorio, quello che normalmente definiamo popolare, soprattutto nel grande spazio areniano, riteniamo sia davvero insuperabile. Salta, si appassiona, si sbraccia ricambiato dall’attenzione e dalla precisa risposta dell’orchestra.

Grande ricorrenza, più che degnamente onorata e finita in trionfo di pubblico. Lunga vita all’Arena di Verona!

Danilo Boaretto

direttore del quotidiano online Operaclick

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