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Caso Yara, l’anonimo scrive una lettera E il giallo s’infittisce

L'ha fatta trovare sotto lo zerbino dell'abitazione di don Antonio Citterio, il cappellano dell'ospedale di Rho, lo stesso che sabato scorso ha denunciato alle forze dell'ordine la frase sul registro delle preghiere firmata dal presunto assassino della 13enne bergamasca.

Si chiamerebbe "Mario" ed è tornato a farsi vivo tre giorni dopo la frase scritta sul registro delle preghiere della cappella dell’ospedale di Rho ("Qui è passato l’assassino di Yara. Che Dio mi perdoni"). Ha lasciato una lettera sotto lo zerbino dell’abitazione di don Antonio Citterio, il cappellano dell’ospedale, ma di lui non è rimasta nessuna traccia.

Il mistero legato all’uccisione di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate Sopra, s’infittisce ancora di più, se mai ce ne fosse stato bisogno. E questa volta si arricchisce di due particolari che gli inquirenti non escludono possano essere firmati da un semplice mitomane che, se sarà identificato, rischia una denuncia per procurato allarme. Per ora, comunque, vengono seguite tutte le piste che potrebbero anche solo avvicinare al nome dell’assassino di Yara, tant’è vero che in questi ultimi giorni la polizia sta cercando in tutti i modi di arrivare all’uomo che ha lasciato il messaggio nella cappella e la lettera sotto lo zerbino del sacerdote.

Il contenuto dei tre fogli rinvenuti all’interno della busta sono top-secret, anche se le prime indiscrezioni parlano di un testo sgrammaticato e ricco di punti poco chiari. Quel che risulta essere chiaro, però, è il nome del firmatario: Mario. Quello stesso Mario che mercoledì, un giorno dopo la consegna della lettera, avrebbe telefonato alla portineria dell’ospedale di Rho: "Buongiorno, mi chiamo Mario e sono malato di cancro. Sono l’autore del messaggio in chiesa su Yara. Volevo sapere se il cappellano ha ricevuto la mia lettera". Gli inquirenti stanno lavorando per cercare di capire da dove sia arrivata la chiamata, anche se la pista del mitomane è quella più accreditata: se così fosse, si spiegherebbe la telefonata al centralino fatta col timore che la busta con i tre fogli non fosse stata vista da don Antonio.

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