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Agnelli: “A Bergamo serve uno shock che rompa vecchi schemi”

Paolo Agnelli, industriale, sogna per Bergamo un'opera innovativa che scardini vecchi equilibri e retaggi. Rimprovera alla politica di non comprendere il momento drammatico e spara contro le misure del rigore europeo. Mentre da Confimi, di cui è presidente, parte all'attacco per chiedere di ridurre i costi di energia e lavoro per le imprese.

Bergamo? “Ha bisogno di uno shock”. La politica? “Si svegli o sarà rivolta popolare”. La crisi? “Si riducano i costi dell’energia e del lavoro per far ripartire le imprese”. L’Europa? “Un bel sogno, ma con troppo rigore è diventata un incubo”.

Paolo Agnelli, 62 anni, industriale alla guida con il fratello Baldassare del Gruppo Agnelli che a Bergamo vanta oltre cent’anni d’esperienza nella lavorazione dei metalli è un fiume in piena.

Pur essendo il discendente di una famiglia nobile dell’industria è un outsider. Una voce fuori dal coro.

O meglio del sistema. Qualsiasi sistema. A meno che ne crei uno lui stesso che gli somigli. Come ha fatto con Confimi Impresa, la Confederazione dell’Industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata, che riunisce 20 mila imprese in quindici province, con 335 lavoratori e 75 miliardi di euro di fatturato.

Battagliero per difendere le imprese, aggressivo per risvegliare la politica, non manca, alla vigilia della chiusura estiva delle grandi industrie, di confessare il suo timore del rientro a settembre.

Perché che cosa si attende?

“Temo una rivolta. Abbiamo un problema sociale da non trascurare: ci sono tre milioni di persone sulla soglia della povertà A settembre, dopo due anni, scadono le prime casse integrazioni e c’è il rischio che molte aziende non riaprano. La politica non se ne accorge che c’è un problema per l’Italia e si concentra sulla scaramucce tra Pd e Pdl, ma le persone sono stanche e sono pronte a battersi per difendere il loro posto di lavoro”.

Secondo alcuni analisti si annuncia una ripresa per il prossimo semestre. Non è fiducioso?

“Sono realista: con due punti e mezzo rispetto all’anno scorso, per non dire del meno 10% di alcuni anni fa, c’è una strana euforia per dei numeri decimali: più 0,3% rispetto al mese scorso. Un po’ poco per essere ottimisti. Non voglio essere negativo, ma bisogna anche prendere atto della realtà che è dura e difficile: la gente fatica ad arrivare a fine mese”.

Però in Spagna ci sono stati gli indignados, mentre da noi la protesta sembra essere stata più democratica, basta guardare ai voti presi da Grillo.

“Sì, ma una volta arrivati in Parlamento dopo aver raccolto la protesta i grillini che cosa hanno fatto? Nulla. La prossima occasione per protestare non saranno le elezioni”.

Perché allora non si scende in piazza come avveniva negli anni Settanta?

“Un po’ mancano le ideologie e un po’ perché la sinistra è spaventata, se stavolta salta nessuno tiene più il Paese e allora cerca di sedare gli animi. La mia preoccupazione è che salti la tenuta sociale, la politica dovrebbe capire che deve smetterla di preoccuparsi dei propri giochetti di partito e si fermi e pensi a salvare il Paese”.

Mi scusi, ma a salvare l’Italia non ci aveva già pensato Monti?

“Per carità! Prima abbiamo testato quanto sia lontano il mondo della politica dai problemi del paese, poi abbiamo verificato quanto il mondo universitario sia distante dall’impresa. L’unica cosa che ha fatto Monti è stato dare un’immagine seria all’Italia, dopo quella frivola offerta da Berlusconi. Intanto abbiamo visto come la Germania si stata capace di fare i propri interessi, pur avendo un’immagine europeista, e quelli della Merkel che andrà alle elezioni a settembre. Ora che un Paese come l’Italia aspetti l’esito delle elezioni della Germania rimarca quanto siamo messi male e privi di nostra autorità”.

E l’Europa?

“Purtroppo il sogno europeo sta per svanire sotto il troppo rigore voluto dalla Germania. E’ una cura che ha fatto più male che bene. E non lo sostengo solo io, ma tanti economisti e qualche premio Nobel. Persino uno come Olivier Blanchard l’economista capo del Fondo monetario internazionale afferma che bisogna rivedere la politica economica del rigore. In questo quadro europeo, oltre al nostro fallimento politico, sono emersi di nuovo gli egoismi nazionali: Angela Merkel fa la tedesca, i francesi i francesi, solamente noi italiani non riusciamo a fare gli italiani. Va bene essere inserti in un progetto europeo, un sogno, ma che questo non diventi un incubo. Non possiamo rovinare completamente il nostro tessuto imprenditoriale per inseguire un sogno”.

Che cosa dovremmo fare?

“Dovremmo sganciarci da quelle che sono le politiche del fiscal compact perché non siamo più in grado di sostenere determinati parametri, occorre superare certi blocchi, come lo sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/pil. Qualche nazione l’ha già fatto, non vedo perché non possiamo ottenere anche noi qualcosa di simile. Anche perché questa politica del rigore doveva indurre la politica a fare i tagli ai costi e agli sprechi della macchina amministrativa, ma così non è stato”.

Che cosa non va della decisioni che arrivano da Bruxelles?

“Dobbiamo renderci conto che noi abbiamo un euro che non è quello dei nostri competitor perché ci sono 17 diversi tassi d’interesse. Ogni Paese ha un tasso d’interesse diverso dall’altro. Se siamo in Europa dobbiamo esserlo per tutto. Non possiamo essere in Europa se in Italia abbiamo un costo dell’energia che è il 68% più alto dei nostri competitor e il costo del lavoro più alto del continente. Questi dati non li dico io, li documenta la Cgia di Mestre”.

Insomma, dobbiamo rivedere le regole se vogliamo restare in Europa?

“Non solo. L’Europa deve chiedersi quale ruolo vuole giocare a livello globale. Non possiamo stare in una globalizzazione selvaggia, per storia, cultura e tradizione, per le battaglie compiute l’idea europea di globalizzazione dovrebbe essere etica e solidale”.

Come?

“Noi occidentali ci siamo battuti per il rispetto dell’ambiente, per i diritti civili, del lavoro e della salute. Ne abbiamo fatto una nostra regola comportamentale e fondamentale. Ora, come è possibile che noi apriamo i mercati a Paesi che non rispettano nessuno dei nostri diritti? Questi Paesi inquinano l’ambiente, sfruttano il lavoro, non riconoscono nessuna forma di previdenza per gli infortuni. Le nostre regole hanno anche dei costi non indifferenti che questi Paesi non hanno e che ignorano completamente”.

Che cosa proporrebbe?

“Se crediamo nei nostri diritti, che sono parte della nostra civiltà, per coerenza dovremmo bloccare questi prodotti. Difenderemmo da una parte i nostri mercati, ma avremmo anche un ruolo nel mondo per esserci battuti per una globalizzazione etica e sicura”.

Mi scusi, ma la domanda a questo punto è d’obbligo: ha mai pensato di mettersi in politica?

“Sì, ma il problema è trovare chi la pensa come me. Ci vorrebbe qualcuno che condivida un progetto e che lo porti avanti con serietà. Se devo andare a Roma per schiacciare qualche bottone, portare un po’ di voti e non concludere nulla, mi spiace ma ho altro da fare”.

Eppure qualcuno che la pensa come lei l’ha trovato. Ha dato vita ad una nuova associazione di imprese, la Confimi. Una necessità? Il mondo del lavoro è cambiato, il modo di fare impresa si è evoluto, e quindi anche l’associazionismo d’impresa richiedeva nuove forme?

“Quando l’energia costa il 68% in più rispetto ai miei competitor, il costo del lavoro è il più alto d’Europa mi chiedo dove erano le associazioni di categoria? Perché non facevano il loro dovere? Perché non erano in piazza a Montecitorio a protestare? Semplice: sono diventate associazioni troppo grandi che difendono gli interessi di tutti, e questo è impossibile. La Confimi si è specializzata sul manifatturiero, che è il settore più in crisi, e cercheremo di salvarlo. Sono particolarmente soddisfatto perché il primo agosto scorso le tre sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, ci hanno riconosciuto ufficialmente come associazione”.

Che caratteristiche ha Confimi?

“E’ una struttura più snella rispetto ad altre, conta solo 250 funzionari. Siamo meno a Roma e più sul territorio, vicino agli associati per fare rete. E poi per scelta siamo meno filogovernativi per poter essere liberi di difendere un solo interesse: quello delle imprese”.

Creare un’associazione simile da nulla non è facile. Perché non si è battuto o ha pensato di rinnovare dall’interno altre associazioni già esistenti?

“Da certe associazioni me ne sono andato negli anni Ottanta. Quelli che la pensano come me non riescono a stare in quel sistema che ha troppi limiti dovuti a vincoli ed equilibri da rispettare. Oggi l’impresa deve poter operare con libertà d’azione, magari stringere alleanze per obiettivi comuni, ma poi deve essere libera, svincolata. Mi hanno dato del visionario, del folle, ma ce l’abbiamo fatta”.

Di che cosa ha bisogno oggi un’impresa?

“Di una politica meno ideologica e più pragmatica, se crolla l’impresa crolla tutto. La Germania insegna: imprese e lavoratori insieme creano, sono una forza per lo sviluppo e la crescita di un Paese. E anche il sindacato dovrebbe sganciarsi da certe vecchie logiche”.

Lei è nel consiglio della Banca Popolare di Bergamo. Che cosa risponde alle critica che le banche non concedono crediti alle imprese?

“Se si utilizzano i canoni di Basilea 2 o Basilea 3 è chiaro che le banche hanno le mani ingessate e quindi c’è una crisi nella crisi. Ma i modelli di Basilea sono stati pensati per le imprese anglosassoni, non per le piccole e medie imprese italiane. Con i canoni di Basilea si guardano i bilanci e sottolinea che le imprese italiane sono sottocapitalizzate. Ma ci sono altri parametri che dovrebbero essere considerati come la moralità dell’imprenditorie, il brand dell’azienda, le capacità e le competenze di chi lavora. Ecco che allora la banca deve tornare a fare banca e avere a cuore il territorio. Occorre tornare a fare credito con la testa e non con il computer”.

Converrà che per molte imprese le banche hanno chiuso i rubinetti del credito.

“Se lo hanno fatto era perché costrette e ingessate da normative europee. Così facendo però hanno depauperato un Paese. Perché dal 2008 ad oggi si stima che abbiamo chiuso circa 500mila imprese. Il dato è impressionante, ma non è solamente una perdita di posti di lavoro. Quella è anche una perdita di know how, di capacità, di conoscenze date dall’intreccio e dall’intelligenza di due o tre persone. Non c’è solamente l’imprenditore, c’è Franco, Giuliano, ovvero gli operai che erano bravi a fare quel mestiere lì e che oggi non fa più nessuno, mentre abbiamo un esercito di geometri o ragionieri o ancora laureati che bussano al mondo del lavoro e rischiano di stare fuori”.

Che cosa proporrebbe?

“Credo si dovrebbero rivalutare gli istituti professionali, per troppo tempo considerati minori”.

Perché?

“Dovremmo lavorare su un cambio di immagine. Per chi è della mia generazione essere un contadino era qualcuno che era rimasto fuori dal mondo produttivo, non aveva capito il cambiamento, c’era quasi una vergogna. Oggi ci sono giovani che sono tornati a fare i contadini, sono felici ed orgogliosi della loro attività. Dovrebbe essere così anche per gli operai. Occorre rivalutare queste figure: i miei operai sono dei tecnici bravissimi. Persone competenti e capaci anche di intervenire sul processo produttivo. Dovremmo rivalutare il ruolo dell’operaio”.

Non si riconosce abbastanza il ruolo e il merito dei lavoratori nell’impresa?

“L’abolizione del merito per dare tutto a tutti indistintamente è purtroppo un retaggio del Sessantotto. Il merito è fondamentale nell’essere umano, nella vita e nel lavoro. Con i sindacati dobbiamo rivalutare il merito, così come produttività e la flessibilità compatibile. Una produttività che deve essere premiata con la detassazione del premio. Lo Stato non deve metterci le mani nella paga premio del mio operaio”.

Perché, oggi invece che cosa succede?

“Se io imprenditore decido di dare 100 euro al mio operaio perché è stato bravo, perché abbiamo raggiunto certi obiettivi, devo versarne altri 146 euro allo Stato. Ecco perché diventa difficile fare aumenti e chi ci perde sono i lavoratori”.

E gli imprenditori che cosa perdono?

“Beh, gli imprenditori perdono in immagine, andrebbero rivalutati e considerati. Se vedi in giro un imprenditore in Ferrari minimo si becca dell’evasore e dello sfruttatore, anche se dà lavoro a 300 persone. Se vedi un terzino di serie C in Ferrari è un mito, un campione. Queste immagini collettive andrebbero un po’ riviste”.

A proposito di imprenditori ricchi, tra le ipotesi che tornano ciclicamente, c’è quella di una tassa apposta per loro. Sarebbe disposto a pagare qualcosa in più per risanare i conti dell’Italia?

“Sì, sarei disposto perché lo prevede l’articolo 53 della nostra Costituzione che recita ‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva’. Non capisco perché se è previsto dalla Costituzione che tutti decantano poi non si faccia. Però mi permetta di dire anche che forse è lo Stato che non rispetta la Costituzione quando tassa un’azienda che è in perdita. Se mettesse in condizioni le aziende di guadagnare, saremmo tutti più lieti di pagare le tasse. Finchè però c’è l’Irap, un’imposta che l’Europa considera incomprensibile perché prevede che se un’azienda perde deve pagare le tasse anche sulle perdite. E’ assurdo”.

La notizia è di pochi giorni fa, il fondatore di Amazon ha rilevato il Washington Post. Lei che è un editore come giudica questa operazione?

“Non penso che chi faccia editoria oggi lo faccia per la passione del giornalismo o per fare un bene al Paese. Questa è un’idea romantica. Ogni iniziativa editoriale nasconde, maschera interessi diversi, mentre ci sarebbe bisogno di un giornalismo libero e d’inchiesta. Non credo serva un editore puro, è tempo di editori illuminati”.

E’ un imprenditore, siede nel consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bergamo e della Camera di Commercio: dalla sua postazione di che cosa avrebbe bisogno Bergamo?

“La città in gran parte è cambiata, ma rimane ancora un 50% che è fermo, immobile, legato ai suoi retaggi. Bergamo avrebbe bisogno di uno shock, ci vorrebbe qualcosa di innovativo che rompa alcuni schemi e una certa mentalità. Bergamo ha bisogno di qualcosa di nuovo che la travolga, penso a certi azzardi anche architettonici di Berlino. Da noi sarebbero impensabili, eppure direi che Bergamo ne avrebbe quasi necessità”.

Commenti

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  1. Scritto da arpaleni

    è tutto assolutamente condivisibile, anche se lascia l’amaro
    in bocca al pensiero che alla fin fine nulla cambierà. Purtroppo i Sigg. Agnelli da queste parti rappresentano un’esigua minoranza, ben altre sono le persone (per di più volute dagli italiani) che governano l’Italia.

  2. Scritto da Matteino

    Una sola cosa ci potrebbe spiegare il dott. Agnelli. Com’è che come si legge nell’intervista, in Italia l’energia costa il 68% in più rispetto ai nostri competitor, se proprio per ridurre i costi, accrescendo competizione ed efficienza, Enel, Agip, Snam, sono state privatizzate? E com’è che di notte la pianura padana è un mare di luci elettriche? Qualcosa non quadra. E’ forse il cartello dell’energia che qui da noi può incassare il 68% in più, a mano libera?

    1. Scritto da matthew

      E’ semplice, in Francia, Finlandia ecc. hanno il nucleare. L’Italia acquista da questi paesi l’energia. Poi gli Italiani hanno scelto (in due referendum) di non avere il nucleare. Gli imprenditori non sono certo scesi a fare cortei per promuoverlo. Infatti non si schierano mai compiutamente per una causa politica, perchè, in caso di sconfitta, hanno paura di controlli fiscali.

  3. Scritto da Mirko Isnenghi

    Bravo! Per uno come Agnelli cederei volentieri la mia candidatura a Sindaco di Bergamo.

    1. Scritto da Esaù

      Ma Agnelli, Le cederebbe, per il periodo, la guida dell’azienda?

      1. Scritto da Mirko Isnenghhi

        Qui si tratta di parlare di idee e uomini non di gestioni. Non confondiamo le due cose per cortesia. Le idee le ho sia io che Agnelli, di personalità non giudico me stesso ma lui ne ha. Inoltre ha la mia stima non posso dire se è ricambiata, ma posso sperarlo.

  4. Scritto da AdG

    Il Sig. Agnelli dice bene quasi tutto ma si dimentica di sottolineare che la sua Confimi funziona perché non è una struttura centralizzata ma decentrata: vuoi vedere che il guaio delle nostro è proprio di far parte di una entità fasulla e gigantesca? Se rendessimo autonome tutte le provincie eliminando le regioni porteremmo il centro di decisione vicino ai cittadini. Ci sarebbe merito ed efficienza, centralizzando ha favorito caste e mafie varie. Libertà e autonomia.

  5. Scritto da Happy

    Caro Max, è evidente, perché non il solo a dirlo, che Agnelli intende con “riduzione del costo del lavoro” la riduzione del cuneo fiscale e NON la busta paga del lavoratore!!

    1. Scritto da Max

      L’importante è crederci nella vita…

  6. Scritto da Max

    Quello che intendono tutti gli industriali nessuno escluso, ovvero che i lavoratori italiani debbano mettersi in competizione con i lavoratori dei paesi emergenti, ovvero un cambio radicale della società che inevitabilmente porta a conseguenze quali il fallimento di buona parte del commercio interno e delle aziende che vi operano. Pensare di uscire dalla crisi con le stesse dinamiche che l’hanno determinata è mera utopia.

  7. Scritto da poeraItalia

    signor Agnelli chi comanda a Bergamo??
    LA CURIA a buon intenditor poche parole

  8. Scritto da Carlo saffioti

    Intervista coraggiosa,che in gran parte condivido.quale sarà il prossimo passo?

  9. Scritto da makio

    POLITICO SUBITO

  10. Scritto da Sebabg

    Sono d’accordo Sig. Agnelli.
    Ecco, proviamo ad analizzare queste idee. Mi danno del folle e del visionario..La capisco.

    http://sebastianoserughetti.blogspot.it/

  11. Scritto da Max

    Agnelli ha la sua età e la dimostra tutta…. Ridurre il costo del lavoro? Giusto gli operai devono fare una vita più modesta altro che vacanze, macchine, alberghi e ristoranti!!! Niente di tutto questo e di conseguenza chiusura delle suddette molte attività.

    1. Scritto da Eugenio Antonelli

      Ma la gente certe volte non vuole capire o prova a fare sterile polemica su tutto e per tutto. I primi ad aver bisogno di più soldi in tasca sono quelli facenti parte della classe operaia, che con un cuneo fiscale minore, si troverebbero in mano più denaro da far circolare. Non nascondiamo le polemiche o presunte tali travisando cose lette approssimativamente perché veramente sembriamo il solito branco di pressapochisti.

    2. Scritto da DAVIDEZ

      Lei è il classico Italiano medio. Non ha cultura economica, non ha cultura politica, non ha cultura storica… forse avrà quella domenicale allo Stadio (almeno quella)! Il costo del lavoro è formato, 20 € da 8,00 € il costo effettivo del dipendente (quello che gli resta in tasca) e gli altri 12,00 € quello che va in tasca allo Stato, all’INPS ed all’INAIL. Agnelli intende ridurre la seconda parte!!!!!!!!!!!!!

      1. Scritto da Benz Ein

        In tutta la storia dell’umanità, il costo del lavoro si è ridotto unicamente con il progresso tecnologico, con la meccanizzazione a sfruttamento animale, eolico, idraulico, termico, elettrico, nucleare. A parità di tecnologia, il prezzo del prodotto sul mercato d’acquisto, in Italia è gravato da prelievi fiscali molto alti. Negli Stati a basso prelievo fiscale, tutto il costo sociale grava sull’individuo. Le quantità si conservano, salvo gli attriti di protezionismo e parassiti.

    3. Scritto da poeraITALIA

      scusi lei cosa intende per RIDUZIONE COSTO LAVORO
      penso non abbia capito leggendo il suo commento

  12. Scritto da Luca- In politica con Agnelli, bergamasco vero!

    Dott. Agnelli, ora è il momento giusto per scendere in politica con un soggetto nuovo liberale. Ci dia un contatto mail per poterla contattare e vedrà che di cittadini onesti (e pure incazzati), ne trova a vagonate.

    1. Scritto da Maglio

      Dott. Agnelli, dalle padelle alle braci, no, dalle fonderie ai bassi fondi, no! per il bene suo e della sua ditta, dei pochi buonesempi da indicare ai giovani e di quel resto di economia sana che abbiamo, ci pensi su bene prima di scendere, prima di scindersi!

  13. Scritto da pecora

    Rivogliamo il cinguettio assordante allo stadio!!!

    Agnelli Metalli!

  14. Scritto da Alberto

    Cavoli, devo fare un grosso applauso al Sig. Agnelli! Finalmente uno che spara contro le assurde politiche europoidi ed un euro che ci stanno uccidendo, senza che i nostri partiti-finanza tentino minimamente di fare qualcosa di sensato.

    1. Scritto da Andy baumwolle

      Per cambiare schemi bisogna cambiare le persone e le famiglie che dal dopoguerra dominano la città
      Caro sig Agnelli lavori anche in questa direzione se davvero lei vuole cambiare qualcosa a Bergamo

    2. Scritto da Leopoldo

      Se l’ammalato ha la febbre, la colpa è del termometro, vero?!

      1. Scritto da Alberto

        Sì, se la scala è in Fahrenheit ma la si legge in Celsius. Un pò come fanno coloro che non sanno nulla di moneta e politica monetaria, insomma.

        1. Scritto da Mars Climate Orbiter

          Se il suo sbiadito termometro fosse rimasto il solo numero 36 e il mercurio lì si fermasse, in che condizioni sarebbe il paziente, a seconda della scala termica di riferimento? A 36C la situazione è normale, a 36F il cadavere è prossimo a ghiacciarsi. Se invece il numero rimasto fosse 100, per la scala Fahrenheit corrisponderebbe a una febbricciattola, invece sulla scala Celsius avremmo lessatura. Se lei fosse medico, qualche dubbio l’avrei ad affidarle la mia salute!

        2. Scritto da Fracastoro

          Se lei ne sa di termometri, di moneta e politica monetaria, accenda il cerino, si illumini nel tunnel e sentirà un immenso “ooohhh, finalmente! “

  15. Scritto da socheesome

    Politici miopi .

    L’occasione di adesso è semplice, e deve partire dal vecchio ospedale che si può trasformare nel nuovo “centro” di Bergamo.

    Anzichè le solite orrende villette a schiera si deve trasformare lo spazio e trasferirvi università, biblioteca, e spazi per musica, concerti ed attività sportive (non si sta discutendo da 1000 anni di un nuovo palazzetto??).
    Ci vuole solo un poco di visione.
    TENTORIO …. non ho sentito una proposta degna di questo nome.

  16. Scritto da Angioletti

    “Angela Merkel fa la tedesca, i francesi i francesi, solamente noi italiani non riusciamo a fare gli italiani” Ecco il punto, esiste l’italia o è un’accozzaglia sabauda trascinatasi per 150 anni?

  17. Scritto da Ein Audi

    L’Agnelli come ogni impresa che ha successo, darwinianamente elimina concorrenti e mira al monopolio. Lo stesso fa la Cina nel mondo, con le altre imprese-nazioni. Gli accordi internazionali sul libero commercio non statuiscono una linea legittimata di lavoro-prodotto. Anzi! Qualcosa di grosso e nuovo per Bg… bello! Ma dove sono l’Uomo, il progetto, capitali e patto sociale? La Germania nella UE? Ha la Bce: una grande Zecca di fedeli, cooptati, ineletti.

    1. Scritto da G. Austoni

      Bell’intervento! Soprattutto costruttivo. Complimenti. È con questa visione illuminata che andremo lontano…

      1. Scritto da Ein Audi

        A Bergamo si scrivono tante letterine a Santa Lucia. In troppi, da anni, s’addormentano la sera sperando nell’arrivo dell’asinello carico di doni, solo per loro! Se ha argomenti fattuali, non apotropaici, che dimostrino l’inconsistenza del mio breve commento, Le sarò, Le saremo tutti grati. Intanto Bergamo continua ad andare lontano…… in Svizzera, Croazia, Polonia, Romania, Argentina, Bangladesh, Cina…. lontano, sempre più lontano da sé.

  18. Scritto da Lorenzo

    Intervista che denota una visione lucidissima dell’attuale situazione.
    Condivido integralmente anche il giudizio sulla nostra città: deve “svegliarsi” e anche uno shock architettonico servirebbe.
    Basta a questa Bergamo small size, ci vuole una città che cresca, anche visivamente.
    Bergamo ha strutture per la collettività ed edifici pubblici (mi riferisco a palazzetti dello sport, teatri, musei, parchi, impianti sportivi) da paesello, non da città capoluogo di Provincia!

  19. Scritto da Fabio Gregorelli

    Condivido pienamente i due passaggi dell’intervista del sig. Paolo Agnelli ( il come ed il che cosa proporrebbe).

    Diciamo che il M5S a Roma e’ in difficoltà anche perché la famosa maggioranza di larghe intese sta votando contro a quasi tutte le proposte.
    Proposte di cambiamento visto che molte di quelle in vigore hanno fallito.

    1. Scritto da poeret

      proposte di cambiamento ma soprattutto.. proposte per i cittadini!! A loro (casta) questo non và, più diritti, più uguaglianza per tutti vuol dire meno privilegi per loro!! Aspetto (il tempo sarà galant’uomo) il giorno in cui li vedrò spazzati via con le buone o le cattive (xchè se continuiamo così ..arrivano pure quelle, la storia l oinsegna)

  20. Scritto da G. Austoni

    Condivisibile al 100%. Sig. Agnelli, Lei è un grande!!

  21. Scritto da R.Benintendi

    Finalmente qualcuno che non gira attorno alle questioni vere. Ottima intervista, riflessioni che condivido pienamente.