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Il giallo dei soldi spariti Un cliente: “La denuncia? No, temo di perdere tutto” fotogallery

Il primo imprenditore che ha segnalato l'ammanco dei soldi investiti alla Intesa Private Banking racconta la sua esperienza: "La banca mi ha dato assicurazioni, ma ha verificato l'autenticità dei miei documenti. Mi hanno chiesto di aspettare due mesi. Morandi? L'ho chiamato al telefono, ma non mi ha risposto".

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Spalanca gli occhi per simulare come fece quella mattina di fine giugno quando sul conto scoprì che duecentomila euro erano spariti. "Ho detto subito: c’è un errore. Magari hanno sbagliato il numero del cliente, deve esserci stata una svista, ma non credevo che quei soldi fossero davvero spariti, capisce? Spariti" ripete Marcello, il primo dei clienti di Intesa Sanpaolo Private Banking di Fiorano al Serio che raccontò a Bergamonews il caso che stava per esplodere al primo piano nella palazzina di via Milano.

A distanza di tre settimane che cosa le ha detto la banca?

"Adesso la banca rassicura, ma mica tanto. Dicono di aspettare e che ci vorranno due o tre mesi – continua Marcello -. Insomma, hanno controllato i documenti, se erano veri, autentici: come se uno andasse in banca a chiedere soldi che non ha. Ma quei soldi sono miei, faticati, sudati, non li ho vinti al lotto, capito? Io non ho paura del fisco, ben venga la guardia di finanza che controlla i conti e la banca che ha lasciato che Morandi lavorasse con tanta libertà. Ora è la banca che chiede di controllare l’autenticità dei documenti: quando gli portavamo i soldi per investirli, non erano tanto schizzinosi come adesso. Anzi".

Non ha chiamato Morandi, il direttore della banca sospeso dal 1° luglio?

"L’ho chiamato una volta, subito dopo che mi sono accorto dell’ammanco. Ho lasciato anche un messaggio sulla sua segreteria telefonica. Non mi ha più risposto, non ha più richiamato. Eppure guardi che se qui portavano i soldi alla Banca Intesa era proprio per il Morandi. Un uomo che era una garanzia, una certezza. Poi tutti si affidavano a lui, anche i pezzi grossi, gli imprenditori della zona quindi io, come tanti altri piccoli, ci mi sono fidato. Adesso che l’azienda aveva bisogno di un po’ di benzina per ripartire, sono andato in banca a sbloccare un po’ di quel denaro e ho trovato la sorpresa. Alla necessità di un po’ di contante si è aggiunta la caccia al tesoro: speriamo di ritrovarli quei soldi".

Perché non ha sporto denuncia?

"Qui siamo in tanti finiti nella trappola, ma siamo divisi in due gruppi: quelli grossi, gli imprenditori che hanno dato milioni al Morandi e che non vogliono perdere la faccia. Sa: più hai investito, più hai possibilità di perderli quei soldi e più sei fesso. Quindi, questi aspettano che la banca metta mano al portafoglio per non perdere clienti di grosso calibro. Poi ci sono quelli come me, piccoli investitori. Dalla banca abbiamo avuto rassicurazioni, ma anche l’invito a collaborare nel silenzio. Se sporgo denuncia rischio tutto, magari la banca non mi ridà più nulla".

Secondo lei che fine hanno fatto questi soldi?

"Eh, un bel rompicapo. C’è chi dice che Morandi li ha investiti con operazioni ad alto rischio ed abbia poi perso tutto. Nel mio caso però, e i miei documenti parlano chiaro, i soldi erano investiti in titoli di Stato o in fondi, ma sempre a basso rischio. C’è chi dice che Morandi li abbia portati in Svizzera, ma non si capisce perché allora sia ancora scappato per godere di questa fortuna. Poi c’è chi dice che li abbia investiti nelle società partecipate del Comune di Valbondione, ma siamo seri: Valbondione non è Cortina, e Morandi non avrebbe mai investito in un’operazione tanto sbalestrata".

Se incontrasse Morandi che cosa gli direbbe oggi?

"Nulla. Morandi mi ha deluso. Qui siamo persone perbene, basta una parola e si chiude l’affare. Ci si fida, perchè siamo onesti, di parola. Lui è sparito, non risponde e ci siamo trovati ad affrontare ispettori e avvocati. Adesso parlano le carte, purtroppo. E adesso c’è il rischio che le carte non dicano la verità".    

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