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Uliano, Fim: “Marchionne ha torto, ma la politica si dia una mossa”

Per il bergamasco Ferdinando Uliano bilancio di un anno di impegno nella Federazione nazionale dei metalmeccanici della Cisl: "La soddisfazione più grande? il rinnovo del contratto in Fiat".

Dalla Fim Cisl bergamasca a quella nazionale: il grande salto Ferdinando Uliano, 46enne di Calcinate, lo ha fatto l’8 maggio 2012 con l’elezione in segreteria dove gli è stata assegnata la responsabilità di seguire trattative e vita sindacale nel Gruppo Fiat e alla Piaggio, le politiche comunitarie e industriali, il Sud, i Quadri e le Alte Professionalità.

Ora il sindacalista orobico traccia un primo bilancio della sua esperienza e affronta i temi al momento più caldi in Fiat, dove il clima è sempre rovente e l’attenzione mediatica altissima: Termini Imerese e Irisbus le questioni più urgenti sul tavolo, insieme agli investimenti "necessari e non più rinviabili" su Mirafiori e Cassino.

Uliano, a proposito di investimenti, sull’uscita di Marchionne che ha dichiarato che fare impresa in Italia è impossibile la Fim come si pone?

Sicuramente non è un’affermazione che condividiamo e, in particolare, pensiamo che sia inaccettabile l’ipotesi di spostamento del marchio Alfa fuori dall’Italia. Gli investimenti in Italia sono possibili e la politica deve darsi una mossa su questo fronte per incentivare chi li fa qui: l’operatività degli investimenti è garantita dagli accordi, l’importante è partire subito. Emblematico è il caso di Pomigliano dove la delocalizzazione è stata al contrario, dalla Polonia all’Italia, ma anche Melfi, Grugliasco e Sevel lo dimostrano. Aspettiamo poi anche l’ufficializzazione dell’investimento e della costituzione del cosiddetto “polo del lusso”.

Come è stato il passaggio da Bergamo alla Fim nazionale?

Quando ero segretario a Bergamo avevo spesso rapporti con la struttura nazionale e quindi era un ambiente che conoscevo già. Da questa posizione, però, mi rendo conto di quanto il sistema industriale bergamasco sia forte e vada salvaguardato. Bergamo rappresenta un territorio in cui ci sono risposte e possibilità occupazionali maggiori. Ora ho a che fare con una realtà (Fiat ndr) attorno alla quale ruotano 200mila persone. Uno degli aspetti particolari e di differenza è che qui tutte le relazioni sindacali sono molto centralizzate, le periferie hanno poche autonomie e questo a mio avviso è un grosso limite. Si fa sempre riferimento al nazionale mentre a Bergamo c’era molta più autonomia della struttura locale. Ogni soffio di vento che capita in Fiat diventa un caso nazionale, tutto politicizzato, mentre a Bergamo certe questioni venivano affrontate con più calma o magari non emergevano nemmeno. Naturalmente questa situazione non può giovare alle relazioni sindacali che, inevitabilmente, si irrigidiscono. Ero già preparato a una situazione di questo tipo: quello che mi ha sorpreso è invece il fatto che la mia posta elettronica venga intasata con quasi un centinaio di comunicati per ogni discussione.

Ha notato qualche differenza nel rapporto tra Fim e Fiom a livello nazionale rispetto a quanto succede a Bergamo?

Il confronto con Fiom c’è su tutto il territorio nazionale ma stiamo tentando di uscire dalla dinamica dello scontro perché bisogna sempre tenere in considerazione che di mezzo ci sono dei lavoratori. L’accordo interconfederale ha già regolato il tema della rappresentanza e la certezza di regole per garantire l’esigibilità degli accordi: da qui si vuole provare a costruire un percorso unitario. Dobbiamo però ancora capire quali sono le intenzioni della Fiom che, occorre ricordarlo, ha fatto una battaglia giuridica contro la firma del contratto dei metalmeccanici tra Finmeccanica, Fim e Uilm. A Bergamo la situazione non è molto differente da quella a livello nazionale mentre in passato la Fiom orobica si distingueva per posizioni un po’ più moderate.

È in segreteria nazionale da oltre un anno, può tracciare un primo bilancio di questi primi 12 mesi?

Traccio un bilancio senza dubbio positivo. Ricopro una posizione carica di stimoli e non ho mai passato un momento di delusione, grazie alla mia indole combattiva. È un livello di responsabilità più alta di quella che ricoprivo a Bergamo anche per l’esposizione a livello politico ed economico ma sono tutti elementi di stimolo che aiutano a dare il meglio di me in ogni situazione. La responsabilità mi carica ma, al di là del ruolo che ricopro, sono sempre i lavoratori che devono avere la precedenza.

Quale è stata la battaglia più complicata e quella che le ha dato le maggiori soddisfazioni?

Penso che le due cose, nel mio caso, coincidano e mi riferisco all’appuntamento del rinnovo del contratto in Fiat. Il contratto collettivo specifico di lavoro è stato firmato in una situazione di grande difficoltà. Nel 2012 Fiat ha fatto ricorso a 32 milioni di ore di cassa integrazione e nonostante questo abbiamo raggiunto un accordo sul contratto superiore in termini salariali. È stata una trattativa lunga e complicata. Posso dire di essere stato uno dei pochi, se non l’unico, ad aver incontrato i lavoratori di quasi tutti gli stabilimenti, su e giù per l’Italia. Questo per me è motivo di grande soddisfazione.

Commenti

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  1. Scritto da marcoalfredo

    Non sarà il caso di interrompere lo strapotere mediatico di Landini e della FIOM sulle vicende Fiat?

  2. Scritto da Piero

    “Il Bergamasco” Uliano? Mahhhh