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Alla (ri)scoperta del libraio: viaggio per salvare la lettura

Il nostro Stefano Calafiore annuncia un viaggio dentro le librerie indipendenti di Bergamo per capire come stanno, cosa si aspettano e come resistono.

Il nostro Stefano Calafiore annuncia un viaggio dentro le librerie indipendenti di Bergamo per capire come stanno, cosa si aspettano e come resistono.

 

Le librerie non stanno particolarmente bene.

In questo momento, e non solo in Italia, soprattutto le grandi catene soffrono l’appiattimento del consumo di libri, ovvero la minor capacità d’acquisto da parte di chi le librerie le ha sempre frequentate con regolarità.

Non è solo colpa diretta della situazione che ben sappiamo e che viviamo quasi tutti.

Sono sempre stato convinto che i lettori possono fare la loro parte.

Anche se subire è la tendenza comune a molti. Non dico tutti, ma molti. La maggior parte. La maggior parte dei lettori occasionali, entrando in una libreria di catena, si trova davanti la classifica dei libri più venduti e compra all’interno di quella classifica.

Tutti subiamo l’esposizione di una classifica, direi quasi ovunque.

Ma essa deve rappresentare l’indicazione: vedi quei dieci libri sulla parete, lettore? Ecco, li vedi? Non ci sono solo quelli per fortuna.

Così come non ci sono solo i libri degli autori che vanno da Fazio, non ci sono solo i libri di Mondadori, non ci sono solo i libri a 0,99 centesimi, non ci sono solo i libri impubblicabili.

D’accordo allora per un’indicazione di massima, ma si può fare di più.

I canali d’informazione non mancano: gli inserti di alcuni quotidiani nazionali, le riviste o più facilmente la rete: blog, siti dedicati a recensioni, di autori, di case editrici.

E, dulcis in fundo, il salto in libreria.

Magari incontrando un libraio.

Il libraio: specie in via d’estinzione, si è detto spesso. Ed è vero.

Specie rara che fa i conti con un mercato editoriale italiano difficile (da tempo), poco tutelato (da sempre).

E professione sottovalutata (spesso).

Mi è capitato di leggere non molto tempo fa un articolo di Marco Cassini, fondatore dell’editore Minimum Fax, scritto durante il viaggio-progetto Editorintour intrapreso con Pietro Biancardi di Iperborea che vi copio e che aprirà i miei prossimi articoli sulle librerie indipendenti di Bergamo per capire come stanno, cosa si aspettano e come resistono.

"Al termine del suo reading, venti minuti intensi in cui ha letto l’incipit dell’ultimo romanzo ‘Canada’, qui appena pubblicato in edizione tascabile, Richard Ford si dice disponibile a rispondere alle domande del pubblico, eterogeneo e cospicuo, che stipa l’ampia sala della libreria Book Court, dal 1981 il cuore letterario di Cobble Hill, quartiere residenziale di Brooklyn.

Si crea subito un bosco di braccia tese, ma prima di planarci l’autore fa una pausa, si leva gli occhiali, rivelando lo sguardo acquoso e impenetrabile di un azzurro esaltato dal colore di quello che ha tutta l’aria di essere il suo maglione preferito, e dice: «No no, scusatemi; scusatemi. Prima di darvi la parola, devo dire qualcosa a cui tengo particolarmente; forse la cosa più importante che ho da dirvi stasera. Vi ringrazio di essere venuti qui, non perché siete alla presentazione del mio libro ma perché facendolo avete deciso di sostenere questa libreria. Avete fatto un gesto importante: il lavoro di queste persone, come di quello di decine di posti analoghi in tutto il paese, è fondamentale. Se io posso permettermi di fare lo scrittore da quarant’anni, e se tanti altri miei colleghi possono fare il loro mestiere, è solo perché ci sono librerie indipendenti come Book Court, il cui ruolo è prezioso, imprescindibile per chi ama i libri e per il tessuto culturale di tutta la nazione».

Non ho mai sentito una dichiarazione così incisiva e appassionata a supporto delle librerie, né qui a New York né in Italia, dove – è noto – le presentazioni dei libri sono principalmente uno sfoggio di coolness e arguzia se non, peggio, di simpatia.

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