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Andreana: “Dopo 6 anni lascio la Prefettura ma non Bergamo”

Sei anni, un bel po’ di soddisfazioni, un sogno avviato, un affetto ricambiato. Camillo Andreana saluta la Prefettura di Bergamo, ma non la città di Bergamo. La sua vita da pensionato, che comincia proprio adesso, lo vedrà infatti ancora qui nella città del Donizetti, non sempre ma spesso, a seguire i figli.

Sei anni, un bel po’ di soddisfazioni, un sogno avviato, un affetto ricambiato. Camillo Andreana saluta la Prefettura di Bergamo, ma non la città di Bergamo. La sua vita da pensionato, che comincia proprio adesso, lo vedrà infatti ancora qui nella città del Donizetti, non sempre ma spesso, a seguire i figli.

Sei anni come rappresentante del Governo in quel di Bergamo, mentre i governi cambiavano colore a raffica e la situazione economica e sociale mutava drasticamente. Un finale di carriera decisamente frizzante per un uomo delle istituzioni.

E in più qualche mese diviso tra le Prefetture di Bergamo e Milano. Sì, possiamo parlare di un periodo denso di novità che mettono a dura prova un esponente dello Stato.

E come l’ha affrontato?

Semplicemente continuando a essere me stesso. Sono arrivato a Bergamo da Udine nel 2007 sulle mie gambe, nel senso che non dovevo dire grazie a nessuno. Ho vissuto da allora un vorticoso ricambio governativo: sono arrivato col centrosinistra a Palazzo Chigi, poi la leadership è passata al centrodestra, quindi ai tecnici e ora le larghe intese. Ciononostante, i cambi al vertice non mi hanno toccato e non perché mi sono adattato, ma perché sono rimasto sempre me stesso.

Cosa vuol dire rimanere se stesso per un prefetto in una realtà come Bergamo?

Vuol dire mantenere fermo il proprio ruolo che è quello di gestire la coesione sociale e i rapporti tra le istituzioni. Credo di averlo fatto a volte in modo energico, e penso a quando sono intervenuto in merito a un’ordinanza sindacale che obbligava lo straniero che si voleva sposare ad avere il permesso di soggiorno, a volte – spesso – mettendo insieme i vari soggetti per contrastare l’illegalità, e penso al progetto pilota antimafia che abbiamo avviato proprio qui sulla Brebemi e la Pedemontana.

Ed è stato difficile mantenere dritta la barra qui?

Direi di no. Bergamo è una realtà certamente migliore di tante altre anche nel Nord Italia. E’ bello stare a Bergamo.

Eppure anche qui c’è la crisi economica e si sente montare la rabbia dei cittadini, soprattutto verso lo Stato. Lei l’ha avvertita?

Sì, certo. E’ la rabbia nei confronti della burocrazia che allunga i tempi, non dà certezze, anche per le piccole pratiche. Ciononostante Bergamo dà l’impressione di essere più solida, già a Milano si avverte un disagio più forte.

Ma non saranno tutte rose e fiori?

L’impressione, suffragata da un lungo periodo di azione e osservazione, è che Bergamo meriterebbe una maggiore mobilità sociale, una formazione di ceti dirigenti, un deciso rinnovamento.

In quali settori?

Dalla politica all’imprenditoria. Ed è la politica che deve stimolare un ricambio, non solo di se stessa.

A proposito di politica qualche punzecchiatura c’è stata tra lei e qualche amministratore della Lega. Per esempio col presidente della Provincia Ettore Pirovano che a un certo punto voleva sfrattarla dal palazzo di via Tasso. Come sono ora i rapporti?

Ottimi, ci incontriamo e scambiamo battute. C’è stato uno scambio epistolare tra noi sulla sede “in comune”, uno scambio per certi versi anche divertente. Ora è tutto superato.

La sede della Prefettura è un tormentone di tutti i suoi (e quelli di Pirovano) predecessori. Lei aveva annunciato un progetto, a che punto è?

Il mio progetto è quello di accorpare tutti gli uffici nel palazzo di piazza della Libertà. Era il mio sogno e sapevo che non l’avrei visto realizzato prima della fine della carriera. Però è tutto impostato, il progetto è avviato, vedremo come si snoderà.

Un dissenso si è registrato non più tardi di un anno fa sulla Street parade: lei si è mobilitato in qualche modo a sostegno dei giovani e contro l’assessore di Bergamo che non voleva dare il permesso. Perché?

Da una parte ho semplicemente rilevato che talune manifestazioni, per il proprio modo di proporsi, meriterebbero un più ampio intervento anche autorizzatorio del Comune, che al momento non è richiesto. Comunque, anche nell’assenza di ciò, non può un soggetto istituzionale ignorare la vicenda. D’altra parte i giovani farebbero bene a sottolineare la propria “esistenza” in modi più apprezzabili che non incrementando l’assunzione di alcolici e superalcolici.

Lei sta dalla parte dei ragazzi, ha anche due figli tra i venti e trent’anni. Ma questa è una città per giovani?

Ammetto che forse dovrebbe essere meno austera nei confronti dei ragazzi. Offrire opportunità anche a loro. Certo, una città non si può ravvivare solo a suon di bancarelle.

Ci dica come vede Bergamo.

Diciamo che è un po’ rigida nell’accoglierti. Un po’ ingessata. Il bergamasco mette davanti i propri difetti, poi scopri che sì, ci sono, ma si sminuzzano in tanti pregi. Diciamo che i bergamaschi sono migliori di quanto loro stessi si dipingono.

Lei ha organizzato la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2011. L’avrebbe detto che di lì a poco sarebbe stato di fatto il garante e l’uomo di riferimento della stabilità del Paese, tanto che oggi è chiamato “Re Giorgio”?

Se devo dirla tutta già allora si era capito il rapporto di stima e fiducia dei cittadini nei confronti di Giorgio Napolitano. I cittadini necessitano di un’istituzione credibile e l’abbiamo toccato con mano proprio durante l’accoglienza del Presidente a Bergamo. La gente era felice di incontrarlo, di vederlo e lui con semplicità ma sempre con discorsi elevati si è reso credibile e degno di fiducia.

Cosa ricorda di quel giorno?

Ricordo che mi disse: ma lei li conosce proprio tutti i sindaci?

Era vero?

Coi sindaci ho voluto creare un rapporto diretto anche con le celebrazioni della Festa della Repubblica in giro per la provincia. E’ stata una mia decisione proprio per coinvolgere le amministrazioni locali: una decisione che mi ha dato molte soddisfazioni e spero le abbia date anche ai primi cittadini. 

Concludiamo sottolineando che mentre il prefetto Andreana lascia, ancora non è stato individuato il suo successore, né a Bergamo né a Milano.

Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    Un’altra casta costosissima ai cittadini, per avere il Paese a brandelli…

  2. Scritto da Carlino

    Certo il Sig. Prefetto per qualche mese fatto a Milano, prenderà di sicuro una pensione maggiore di quella che avrebbe preso se avesse chiuso il servizio semplicemente come Prefetto di Bergamo. Alla faccia degli esodati……………

  3. Scritto da nino cortesi

    Dai prefetti di Bergamo mi aspetterei solo una cosa che obbligassero i Comuni di Zogno e San Pellegrino e Verdello a non utilizzare mai i semafori rossi ma solo quelli gialli.

    1. Scritto da nino cortesi

      Nemmeno quello hanno saputo fare.

  4. Scritto da giulio

    ..beato lui che va in pensione…io devo lavorare fino a 67 anni e avro forse una pensione ….ma da fame…

  5. Scritto da domandina

    Ma a che servono sti prefetti?

  6. Scritto da Sorisoleprimus

    Ma è un classico. il settanta per cento dei calciatori, il cento per cento di militari e il novanta per cento dei prefetti resta o torna a Bergamo. S.E. Cono Federico l’abbiamo addirittura nominato consigliere della MIA Misericordia maggiore della Basilica!!

    1. Scritto da Valmarino

      E Presidente del Parco dei Colli di Bergamo chi è stato eletto? Un Viceprefetto neo-pensionato!