Legge anti omofobia Formigoni: “Pronti a referendum popolare”
Mentre Papa Francesco candidamente dichiara “Chi sono io per giudicare un gay?”, l’ex governatore della Lombardia, il cattolicissimo Roberto Formigoni è pronto a mobilitarsi contro la legge anti omofobia in via di discussione al Parlamento italiano.
Mentre Papa Francesco candidamente dichiara "Chi sono io per giudicare un gay?", l’ex governatore della Lombardia, il cattolicissimo Roberto Formigoni è pronto a mobilitarsi contro la legge anti omofobia in via di discussione al Parlamento italiano. Anche molti esponenti del Popolo della Libertà hanno dichiarato di essere favorevoli al documento: Formigoni è pronto a convincere anche i colleghi di partito, con una battaglia culturale. «In Francia hanno arrestato un uomo perché indossava una maglietta in cui si vedevano un padre e una madre che tenevano per mano un bambino. Vogliamo arrivare a questo anche in Italia? – spiega a L’Avvenire – Ci accusano di confessionalismo. Ma la nostra è una battaglia di libertà. Se si vuole combattere la violenza o gli insulti omofobi siamo d’accordo. Ma se si vuole introdurre un reato d’opinione che criminalizzi chi per ragioni religiose, etiche o culturali è contrario al matrimonio omosessuale o all’adozione da parte dei gay, allora non ci siamo». Per Formigoni «le leggi ci sono già per contrastare questo fenomeno. Poi si vuole rafforzare una tutela contro la violenza? Bene, siamo pronti a discuterne. Però noto una certa ipocrisia tra gli ispiratori della legge: perché tentano in realtà di punire chi ha visioni o punti di vista diversi dai loro. Il sale della democrazia è il confronto tra le idee, non lo strozzamento di una di esse».
Nonostante le modifiche studiate da parlamentari del Partito democratico e Scelta civica per Formigoni è comunque «è una legge affrettata, non c’è stato il tempo sufficiente per un confronto approfondito. La soluzione migliore sarebbe un ritorno in commissione e un rinvio a settembre. Se però insistono per l’esame presenteremo e voteremo gli emendamenti migliorativi. Ma ci riserviamo fin da ora il giudizio finale sul provvedimento. Se non ci convince siamo pronti all’ostruzionismo in Parlamento ed eventualmente al referendum popolare. Dobbiamo coinvolgere in una battaglia culturale la società civile, i movimenti, le associazioni: tutti devono capire qual è la posta in gioco».





