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Sulle alture dell’Adamello per rivivere gli anni della Grande Guerra

Terzo appuntamento con la rubrica del prof Marco Cimmino che questa settimana ci vuole accompagnare tra i sentieri della prima guerra mondiale sulle vette dell'Adamello. Posti carichi di storia e di fascino, che hanno visto l'orrore del sangue e della morte.

Terzo appuntamento con la rubrica "Fuori porta" curata dal prof Marco Cimmino, che questa settimana ci porta in un fantastico viaggio carico di storia tra le cime dell’Adamello, le stesse che un secolo fa hanno visto gli orrori della guerra. Un percorso, quello proposto in questa puntata, che non sarà solo testimonianza di sangue, dolore e morte ma anche uno splendido esempio di quanto possano essere splendidi i paesaggi delle vette nostrane.

 

di Marco Cimmino

Tra un anno cadrà un anniversario importante per la storia europea: lo scoppio della Grande Guerra. In tutti i paesi ci si prepara, chi più e chi meno, a celebrare questa scadenza con convegni, iniziative, mostre, visite guidate. Presumibilmente, considerando i costumi italici, da noi la fatidica data darà il via ad una vera e propria corsa ai luoghi in cui sopravvivano le tracce del conflitto, che sono molti e quasi tutti molto suggestivi. Bruciamole sul tempo, le orde dei gitanti storici: anticipiamo un pellegrinaggio che, tra non molto, potrebbe trasformarsi in un’antipatica moda, con tutti gli sgradevoli addentellati del caso.

A Bergamo, prima guerra mondiale significa soprattutto Quinto alpini, e Quinto alpini significa Adamello: un massiccio affascinante, in larga parte coperto di ghiacci perenni, inframmezzati da creste aspre di quel granito puntinato con cui ancora oggi, da quelle parti, si costruiscono case e muretti. Naturalmente, una gita fuori porta non può condurti alle quote proibitive del Cavento o del Caré, senza allenamento e senza attrezzatura da alta montagna. Però, voglio proporti due escursioni alla portata di chiunque, bambini compresi, e in grado di darti qualche bellissima soddisfazione in termini paesaggistici e storici. La prima non è neppure una passeggiata: è un giretto in ascensore. Salirai in automobile fino al valico del Tonale, percorrendo la ridente Valcamonica e seguendo i tornanti della statale: è d’obbligo una breve sosta al sacrario, che campeggia alla tua sinistra, in mezzo al vasto piazzale del parcheggio, e che ospita tanti caduti con i cognomi delle nostre valli. Prenderai, poi, la panoramicissima funivia che, dal giogo, sale fino ai Monticelli, che, oggi, si chiamano Passo Paradiso. Lì, fu combattuta una delle ultime battaglie adamelline: quella che costò la vita a Carlo Locatelli, il fratello alpino di Antonio, nel maggio del ’18.

Ma proseguirai, alla ricerca delle tracce più evidenti della battaglia e, in seggiovia, salirai fino al ghiacciaio del Presena: ecco, ora ti trovi davvero al centro della guerra bianca. Davanti a te, vedi Punta Presena e il Maroccaro, a sinistra, verso la val Vermiglio, il Gabbiolo, il Cercen, la Sgualdrina, che deve il suo nome ad Antonio Leidi, che la chiamò così, per la sua difesa grantitica da parte degli austroungarici. A destra, il Castellaccio e Lagoscuro: cime italiane, dove Sora si fece ritrarre sulla celebre passerella della foto aerea.

L’aria è sottile e profuma di neve: tutto è quiete e bellezza. Eppure, ogni sasso ha visto l’orrore e il sangue: guardati intorno, e pensa a quei ragazzi che qui vissero e morirono, prima di tornare a valle.

Scendendo verso Ponte di Legno, anziché proseguire per la strada ordinaria, seguirai il bivio che indica il passo Gavia: dopo qualche chilometro, svolterai a destra in una laterale, seguendo l’indicazione Pezzo-Case di Viso. Lascerai la vettura nel parcheggio dove la strada termina e camminerai, per una comoda carrareccia, fino alla conca Montozzo. Intorno a te, per il sapiente lavoro di restauro, apparirà un intero villaggio militare italiano, prorpio ai piedi dell’Albiolo, del passo dei Contrabbandieri e del Montozzo: postazioni per mortai da 149, ospedaletto, caserme, camminamenti, mascalcie. Un centro di vita di cento anni fa, visitabile e in un paesaggio stupendo ti si offrirà, al lieve pedaggio di un’ora e mezza di facile passeggiata.

Se, poi, vorrai camminare un’altra ventina di minuti, potrai salire al passo, per facilissimo sentiero in traverso: sotto di te il Tonale e la verdissima valle Albiolo, intorno a te i resti delle posizioni italiane, ricavate nella pietra, a colpi di picco e di perforatrice: vedrai la guerra vera, come nessun libro mai potrà restituirti.

Tornerai a casa, a sera, forse un po’ stanco, ma con gli occhi pieni di maestosa bellezza e con una specie di orgoglioso magone nel petto: è il pensiero di quegli uomini normali che seppero, da entrambe le parti, compiere atti eccezionali, in un ambiente severo ed ostile. I tuoi nonni, i tuoi bisnonni, non uomini venuti da Marte. E un poco di loro continua a vivere in te: per questo, in fondo, hai deciso di fare questa gita. Anche se ti sembrava di non saperlo.

Commenti

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  1. Scritto da Daniele

    Scrivere “vette della Bergamasca” e poi parlare di Adamello denota qualche piccolissima lacuna a livello geografico…

    1. Scritto da marcocimmino

      Si rivolga al titolista, mio caro: io parlo di Adamello, mentre lui scrive di “vette della Bergamasca”…per le lacune, piccole e grandi, veda di non confondere gli autori, come, a volte, si confondono i castelli…Per la cronaca, io in Trentino ci abito: a buon intenditor…

      1. Scritto da Redazione Bergamonews

        Marco Cimmino ha ragione, l’errore è stato di chi ha titolato l’articolo. Abbiamo corretto e ci scusiamo coi lettori e con l’autore

  2. Scritto da giorgio runchi

    Complimenti, molto interessante, spero di riuscire ad andarci. Grazie