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Crosby Stills & Nash: non è solo nostalgia, ma amore per la musica

Il concerto dei settantenni CS&N in piazza della Loggia a Brescia regala "good vibrations" a Brother Giober. E un paragone tra la città della leonessa e Bergamo, tutto a sfavore della nostra realtà.

IN CONCERT ! cronaca a volte seria, a volte meno, di concerti di artisti noti e non

Giudizio: * alla terza canzone volevo andarmene

** era meglio andare al cinema

*** niente male!

**** bene , bravi ,bis!

***** epocale!

Giorno: mercoledì 17 giugno 2013

Luogo : Piazza della Loggia – Brescia

ARTISTA : Crosby, Stills & Nash

Giudizio: ****1/2

Scenario numero 1: domenica 14 luglio 2013, ore 20,30 Tennis club Bergamo.

Ho organizzato nella mia veste istituzionale una festa d’estate che prevede un concerto del Dr. Funkenstein. La serata è calda, il cielo è sereno e tutto procede per il meglio.

Alle ore 22,30 una macchina dei carabinieri si ferma davanti al club, scende uno dei due occupanti e con tono gentile mi chiede di abbassare il volume della musica perché sono già giunte almeno 20 telefonate di protesta.

Piuttosto incavolato chiedo al mio amico Massimo di concludere alla svelta il concerto e alle 23 in punto la musica finisce.

Alle 23,10 il direttore del circolo chiude il pesante cancello metallico di accesso laterale del club; un dirimpettaio si sporge dalla finestra protestando per il rumore “insopportabile”.

Tutto sommato mi è andata meglio dell’anno precedente, quando prima del concerto avevo mandato a tutto il vicinato una bottiglia di spumante in omaggio con una lettera di scuse per il disturbo che avrei arrecato con la musica. I carabinieri, nonostante i miei buoni proposito, erano arrivati ugualmente ….

Scenario numero 2: mercoledì 17 luglio 2013, Piazza della Loggia, Brescia.

Il grande giorno è arrivato! La formazione questa volta è ridotta. Non ci sono i figli e i parenti che ci seguono nei concerti del Boss. Siamo solo io, Enrico e Andrea. È stato quest’ultimo a insistere perché andassimo.

Crosby, Stills e Nash sono tra i miei favoriti, in assoluto, ma l’assenza di Young pesa, almeno per me e se non fosse stato per l’entusiasmo di Andrea forse ora non sarei qui.

Arriviamo in Piazza della Loggia alle 21 e 15: il posto è numerato, in posizione ottimale, non troppo vicina al palco né troppo lontana.

La piazza è gremita e dentro di me penso che non è cambiato nulla rispetto ai primi concerti a cui sono andato in verde età. Allora, circa 35 anni fa, ero tra i più giovani tra il pubblico e stasera lo sono ancora. Peccato siano passati 35 anni… comunque sento un certo sollievo.

Introdotti da una base che ripropone un brano dei Beatles in versione strumentale alle 9 e 30 arrivano sul palco i tre eroi. Li trovo meglio delle più rosee aspettative: Nash in perfetta forma si mette al centro del palco, alla sua destra in un elegante completo nero Stills e alla sinistra Crosby, con la solita camicia fuori dai pantaloni, i capelli grigi (quei pochi rimasti) scompigliati da una leggera brezza di vento che renderà, durante tutto il concerto, più lieta la presenza.

Si sparge la voce che in prima fila ci sia Zucchero che suonerà il giorno successivo ma, francamente, a quelli che, come me, sono qui per il MITO interessa gran poco.

Oltre ai tre eroi la line up è formata da basso, batteria, due tastiere (tra cui il figlio di David Crosby) e una chitarra. Tutti musicisti esperti e capaci che consentono ai tre leaders di concentrarsi su quanto di meglio sanno fare: e così per tutto il concerto Nash ci delizierà con la perfezione delle sue armonie, Crosby ci stupirà con la forza della sua voce e ci farà sorridere con la sua presenza sul palco, e Stills continuerà a ricordarci quanto sia bravo come chitarrista.

Si parte con Carry On, non a caso. Il pubblico è caldo, si alza in piedi, applaude convinto. La versione è più rilassata di quella presente su Four Way Street , anche se il finale strumentale è puro miele per la maggior parte dei presenti.

Al termine della canzone Nash si rivolge al pubblico e dice “Hallo Bresia (proprio così!)! Che posto magnifico per suonare!” Ed ha pienamente ragione. Attorno alla Piazza case private ed uffici, nessuno si lamenta, le persone alle finestre paiono tutte felici. Si godono l’evento.

Segue Military Madness, una canzone non fra le più note del repertorio, ma ancora, nonostante trattasi di un inno pacifista, l’atmosfera è gioiosa, il clima rilassato. Good Vibrations per tutti!

Long Time Gone è tirata a lucido, forse le voci all’inizio non sono perfettamente allineate, ma forse mi aspetto troppo. Al contrario la chitarra di Stills è perfetta, tagliente, come una volta, come sempre. L’assolo finale è da brividi. Durante i minuti che trascorrono la voce di Crosby assume sempre maggiore sicurezza ed alla fine la folla gli tributa un boato di riconoscenza.

Arriva poi il turno di Our House e un brivido percorre la mia schiena. Le armonie sono famigliari ma le voci sono talmente belle che è impossibile evitare lo stupore. La cantiamo tutti insieme almeno quando Nash ci invita a farlo.

Tutti guardano il palco, ammirati, difficile credere che persone di 70 e passa anni siano in grado ancora di fare tanto. Ma non è un sogno e neppure autoconvincimento.

Dal repertorio dei Buffalo Springfield viene riproposta Bluebird e sono passati più di 40 anni dalla prima volta che l’ho ascoltata: avvenne con uno stereo che aveva più anni di me e una puntina che oramai aveva dato tutto quello che poteva. Ma nonostante la qualità della riproduzione ne rimasi affascinato. La riproposizione è arricchita da un gande assolo di Stills mentre Nash, delicatamente, muove a tempo un “tambourine”. Il finale e strumentale, al termine del brano David ci chiede se siamo felici: tutti rispondono di si, un si sincero.

Finito di tributare la giusta ovazione, parte uno dei capolavori assoluti del repertorio dei nostri: Déjà Vu e così ci ritroviamo in piena west coast. I ricordi si rincorrono: le estati intorno a un fuoco, la psichedelia, Nixon, il Vietnam, Apocalypse Now, De Niro, i JeffersonAirplane, Janis Joplin, Italia Brasile: Tante immagini confuse, che si accavallano, si scompongono e si ricompongono come un puzzle. Questa volta l’impasto delle voci è perfetto e Stills si lancia in un assolo mostruoso, molto bluesy, Nash soffia nell’armonica, non sarà Young ma l’effetto è assicurato. Ogni componente del gruppo ha modo di mettere in mostra le proprie capacità tecniche e anche il proprio cuore.

È il momento della presentazione della band. Veniamo informati che alcuni componenti hanno suonato con il Boss, altri con Sting e David Gilmour. Niente di più facile, penso.

Chiude la prima parte del concerto Love The One you’re With, l’inno all’amore libero per eccellenza. La versione è elettrica, rallentata rispetto a quella presente su Four Way Street, ma dopo un primo momento di smarrimento, inizio ad apprezzarla appieno, tanto che alla fine mi appaga appieno, nonostante la sorpresa.

I nostri eroi si prendono una pausa e ci dicono che torneranno dopo 20 minuti circa. Che diamine, hanno più di 70 anni!

Puntuale la ripresa che ha inizio con Helplessly Hoping, dolce come sempre, cantata insieme al pubblico cui fa seguito Teach You’re Children e siamo in piena West Coast. Il pubblico la canta tutta, il testo è noto e il ritornello famigliare. Il solito boato alla fine dimostra tutto l’apprezzamento dei presenti.

Ma è con Guinnevere che il concerto tocca vette impensabili. Sul palco solo Crosby e Nash, il primo con la voce (e le mani in tasca) il secondo con la chitarra ad accompagnare offrono una versione di stratosferica bellezza, pura e cristallina. Il pubblico è ammutolito, si alza una leggera brezza che muove i capelli di Crosby che sembrano volare via. Potrebbe finire tutto qui e saremmo già felici.

E invece ecco un nuovo brano, Burnin’ for Buddha, indubbiamente bello basato su un tappeto di tastiere e un sapiente uso dei tamburi .

È ora la volta di Chicago, una delle canzoni più politicizzate mai scritte, riproposta in una versione molto vicina a quella contenuta in Four way Street. Forse nessuno ci crede più ma è tutto il pubblico a intonare la strofa We can Change the World, all’unisono ed è un bel clima quello che pervade tutta la piazza.

Il finale del concerto è affidato a Ohio, rubata al desaparecido Young: la versione è tirata allo spasimo, l’effetto è assicurato e tutto il pubblico è in piedi.

Finito? No, due bis, il primo viene concesso con una versione più roccata di For What It’s Worth, ancora tratta dal repertorio dei Buffalo Springfield, bellissima e inaspettata per l’arrangiamento, cui fa seguito Suite: Judy Blue Eyes, con il refrain posto alla fine del brano cantato da tutto il pubblico.

Siamo veramente alla fine, andiamo a casa tutti contenti, felici. Il mio amico Andrea mi fa notare che a differenza del Boss che anche nel passato più recente è stato in grado di fare grandi canzoni, CSN hanno condensato tutti i loro più grandi successi in un’epoca ben definita e oramai remota, senza più essere stati in grado di ripetersi in epoca più recente. Ed è forse tutta qua la differenza tra loro che sono grandi e Bruce che è un grandissimo.

Arguto, penso, ma stasera ho assistito ad uno dei più grandi concerti della mia vita e per fortuna perché ero in dubbio sul venire.

Vi chiederete ora perché vi ho parlato del concerto del tennis. Perché forse non basta avere delle belle location per suonare (e Bergamo ne ha veramente di splendide), serve anche cultura, rispetto e pazienza e amore per la musica.

Commenti

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  1. Scritto da Il Conte

    Messer Brother Giober buonasera!
    per rimanere in tema…a quando la recesione dell’album CAN’T GET ENOUGH dei THE RIDES – alias Stephen Stills, Kenny Wayne Sheperd e Barry Goldberg?? Appena finito di ascoltare il cd di un amico ho ordinato il vinile…. attendo però le sue fini impressioni!!
    i miei omaggi
    Il Conte

  2. Scritto da Aldo A.

    Bell’articolo!!! Io ero al concerto di Piazzola sul Brenta e ho potuto provare le medesime “good vibrations”. Scaletta simile (purtroppo senza Ohio, una delle mie preferite), medesima età media del pubblico (mi sentivo quasi un ragazzino…) e stesso entusiasmo. Apoteosi West Coast!