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“Un ballo in maschera”: contestazioni prevenute, ma… buona la seconda

Danilo Boaretto, critico musicale e direttore di Operaclick, commenta il contestato Ballo in maschera di Damiano Michieletto alla Scala di Milano.

"Buona la seconda!"

Con questa frase di stampo registico cinematografico, potremmo sintetizzare l’esito decretato dal pubblico alla seconda recita di Un ballo in maschera, segno evidente che le contestazioni della prima erano state, per buona parte, premeditate a tavolino.

I volantini lanciati dal loggione e riportanti ridicole frasi del tipo "Verdi non ne può più", ne sono la più banale quanto inconfutabile prova dato che ovviamente non possono essere stati preparati durante la recita.

A dir la verità anche al termine del primo atto della seconda recita, qualche spettatore, aveva pensato di manifestare dissenso ma gli sparuti contestatori si sono dileguati nel corso del secondo e del terzo atto, lasciando il posto solamente ai convinti applausi finali, seppure a fronte delle sole uscite collettive degli artisti e del direttore.

Senza entrare nel dettaglio che una seria recensione richiederebbe – dato che i miei giudizi di merito collimano sostanzialmente con quelli riportati da Ugo Malasoma nella sua recensione della prima recita – mi limito a riportare le impressioni avute per uno spettacolo che inevitabilmente, sono andato a vedere anche con la curiosità di chi, come tanti, ne aveva sentito dire peste e corna.

Quindi mi aspettavo di vedere scene di cattivo gusto, nessun rispetto per il libretto, noncuranza della musica, effetti registici totalmente gratuiti e fini a sé stessi; nulla di tutto ciò!

Personalmente sono convinto che lo spettacolo ideato da Damiano Michieletto sia da esportazione sicura e abbia tutti i titoli per raccogliere i suoi bei successi ovunque.

Certamente, come tutti i nuovi spettacoli è perfettibile e alcune scene funzionano più di altre.

Ad esempio calcherei un po’ meno la mano sulle capacità miracolose di Ulrica la quale, durante la sua scena dal primo atto, fa tornare la vista ai ciechi, ridona l’uso degli arti ai paralitici e tante altre eccessive guarigioni che mi hanno fatto un po’ sorridere.

Come eviterei di far esplodere, durante gli accordi finali, la grande scritta al neon dominante l’ultima scena.

Invece ho trovato bella e particolarmente fedele al libretto la scena di Amelia del secondo atto; del resto sentirla cantare "Oh! chi piange, qual forza m’arretra, M’attraversa la squallida via?" su un viale di prostitute, mi è parso perfetto!

Fra le idee registiche particolarmente meritevoli di attenzione vi è l’ultima scena con Riccardo giacente esanime e l’anima presente, in piedi accanto al corpo, a cantare ciò che Amelia legge sul biglietto trovato sul corpo del defunto.

Anche in questo caso l’idea è bella ma forse andrebbe maggiormente evidenziato il movimento labiale di Amelia (magari con delle luci?) perfettamente sincronizzato sulle parole cantate dall’anima di Riccardo.

Nel complesso mi è parso uno spettacolo, per nulla dissacrante e provocatorio, bensì assolutamente godibile. Contestarlo a priori, solo perchè vede una trasposizione d’epoca rispetto al previsto XVII secolo, è una cosa che personalmente trovo pretestuosa e ridicola.

Sotto l’aspetto vocale e musicale rimando totalmente a quanto già scritto da Ugo Malasoma nella sua recensione, con l’unica variazione di cast costituita dalla presenza di Gabriele Viviani nel ruolo di Renato. In riferimento alla prestazione dell’ancor giovane – nonostante abbia già almeno un decennio di carriera – baritono lucchese, avendo assistito a molte sue performances passate, possiamo dire che non ci è parso al meglio delle sue possibilità.

Linea di canto, interpretazione e presenza scenica sono risultate buone anche in questa occasione, ma l’emissione è risultata povera nei gravi e faticosa negli acuti. Ci auguriamo che sia solo un problema temporaneo.

Come ho già accennato, al termine della recita ci sono stati applausi per tutti i componenti del cast, seppure senza uscite singole e senza il palesarsi al proscenio degli artefici della messa in scena che in tanti attendevamo per applaudire.

Danilo Boaretto

dal quotidiano online Operaclick

Commenti

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  1. Scritto da gatt

    buon contributo!

  2. Scritto da fk

    Spero che Operaclick venga a seguire e commentare anche la stagione di Bergamo