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Turchia, buone opportunità di crescita nonostante i problemi politici fotogallery

Le esperienze di Mesgo e Giovanni Bozzetto protagoniste in un incontro a Confindustrua Bergamo nell'ambito del ciclo sull'internazionalizzazione.

La Turchia, nonostante i problemi politici attuali, resta un paese particolarmente appetibile per gli imprenditori italiani, attratti dalla solidità economica, dagli alti tassi di crescita, dalla forza lavoro qualificata e dalle infrastrutture ben sviluppate.

E’ quanto è emerso al quarto incontro del ciclo “Internazionalizzarsi per competere al meglio”, organizzato da Confindustria Bergamo con il contributo di Banca IFIS, Banca Popolare di Vicenza, BNL-BNP Paribas, Carige, Intesa Sanpaolo e Unicredit Banca, dove è stata approfondita la conoscenza dell’importante mercato di sbocco, testa di ponte fra Europa e Asia.

In particolare Nicola Longo Dente, responsabile rapporti bancari internazionali di YapiKredi (Gruppo Unicredit) ha confermato le opportunità di investimento date dalla numerosa popolazione, 72 milioni di abitanti, e dal buono stato di salute dell’economia turca, la seconda per dimensione tra i paesi dell’Europa allargata.

Tuttavia i recenti disordini, che hanno messo in luce le tentazioni autoritarie del premier e la non semplice convivenza fra le varie anime del paese, hanno contribuito ad indurre la Mesgo di Gorlago, specializzata nella produzione di mescole in gomma, interessata ad aprire uno stabilimento produttivo in Turchia, ad una pausa di riflessione.

“La Turchia offre notevoli opportunità – ha spiegato Giorgio Cabrini, direttore commerciale dell’azienda, intervenuto al seminario di Confindustria Bergamo – ma le problematiche che sta vivendo ci hanno portato a riconsiderare l’investimento. La nostra intenzione è comunque realizzare uno stabilimento non per delocalizzare la produzione, ma per seguire il mercato locale e dei Paesi limitrofi”.

E’ stato già individuato il partner interessato e la decisione finale è stata spostata a fine 2013. La società già nel 2007 ha avviato il processo di internazionalizzazione aprendo in Polonia una fabbrica grazie alla quale segue anche il mercato russo ed ucraino. “Abbiamo chiuso il 2012 con 38 milioni di fatturato – ha sottolineato – e per quest’anno, anche grazie alla recente acquisizione della Iride Color di Garlasco (azienda pavese che produce additivi e paste coloranti), contiamo di arrivare a 48 milioni, con una quota export di circa il 30%”.

Già storicamente presente in Turchia è invece la Giovanni Bozzetto spa di Filago, con una unità produttiva vicino a Izmir . “La Bozzetto è stata pioniera – ha sottolineato Massimo Paladini, business unit manager area Building & Performance Chemicals – soprattutto per i prodotti del settore costruzioni e di supporto alle multinazionali europee attive sul suolo turco. L’esperienza è molto positiva, anche per l’affidabilità dei partner”.

La Giovanni Bozzetto realizza prodotti per la finitura e finissaggio in ambito tessile, prodotti in ambito chimico e dell’edilizia e ha stabilimenti in Germania, Polonia, Spagna, Cina e Russia. Ha chiuso il 2012 con un fatturato consolidato di circa 115 milioni di euro, di cui la metà realizzati all’estero, e per il 2013 punta ad un incremento del giro d’affari del 6%.

Durante l’incontro Emanuele Cortesi, partner dello studio legale Caffi Maroncelli e Associati, ha fatto il punto sui principali contratti utilizzati con i partner commerciali all’estero, analizzando pro e contro dei contratti di agenzia, contratti di distribuzione e joint venture, mentre Antonio Di Meo, consulente in pagamenti, garanzie internazionali e crediti documentari, ha approfondito i costi e i rischi degli incoterms, la serie di termini utilizzati nel campo delle importazioni ed esportazioni, valida in tutto il mondo, che definisce diritti e doveri dei soggetti giuridici coinvolti in una operazione di trasferimento di beni da una nazione ad un’altra.

Rossana Pecchi

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