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La magia del Medioevo sulla strada del Brennero Ecco Castel Beseno

Secondo appuntamento con la rubrica che guida i lettori di BgNews alla scoperta delle meraviglie che distano pochi chilometri da Bergamo per un'estate all'insegna dei viaggi e, al tempo stesso, del risparmio. Ecco Castel Beseno, a Trento.

Secondo appuntamento con la rubrica che guida i lettori di BgNews alla scoperta delle meraviglie che distano pochi chilometri da Bergamo per un’estate all’insegna dei viaggi e, al tempo stesso, del risparmio. Ecco Castel Beseno, a Trento.

 

di Marco Cimmino

Pochi luoghi sono capaci di suscitare in noi il sentimento del passato come i castelli: le antiche torri, le mura in pietre squadrate, i bastioni ed i fossati ci fanno rivivere epoche di coraggio e di crudeltà, di belle dame senza pietà e di contadini pii e superstiziosi. Certo, il Medioevo non fu come lo raccontano i romanzi di Walter Scott o i film di Hollywood: fu un’epoca di barbarie e di disperazione, oltre che di bellezza e di poesia. Tuttavia, ci piace perderci nelle nostre immaginazioni, mentre passeggiamo sugli spalti o percorriamo stretti ed umidi corridoi.

L’Italia è letteralmente disseminata di castelli: taluni piccoli come case di bambola e altri giganteschi e più volte rimaneggiati nei secoli. Era l’Italia, secondo Mme De Staël, il Paese del Medioevo pittoresco per antonomasia. Eppure, spesso andiamo a cercarci il nostro angolo di Medioevo in paesi lontani, quando lo possiamo trovare a pochi passi da casa. Prendiamo la bellissima rocca di Cashiel, in Irlanda: migliaia di turisti, partiti da Orio al Serio, si sono fermati stupiti ai piedi del suo recinto fortificato, pieni di ammirazione, dopo aver percorso migliaia di chilometri. E tutti hanno pensato che ne valeva la pena.

Percorrendo l’autostrada del Brennero, specialmente di notte, col buio, ad un certo punto, tra Rovereto e Trento, appare sulla sinistra Adige, un cocuzzolo illuminato: e sembra di vedere Cashiel che, per una magia di Merlino, si sia spostato in Trentino, con le sue torri, le sue mura ed il suo inconfondibile profilo. E’ Castel Beseno: la più grande opera fortificata medievale della provincia di Trento ed una delle più grandi d’Italia. Segnò per secoli un confine invalicabile, tra i domini principeschi e quelli della Serenissima: fu abitazione feudale e fortezza inespugnabile, bastione difensivo e centro di manovra.

Tra il XII ed il XV secolo, Castel Beseno fu il perno dell’accesso al Brennero e alla Val Sugana: ancora in età napoleonica fu teatro di aspri scontri tra francesi ed austriaci e perfino nelle due guerre mondiali svolse un ruolo di qualche importanza nel controllo strategico del Tirolo.

Negli anni Settanta, i conti Trapp, ultimi proprietari della fortezza, la donarono alla provincia autonoma e, da allora, Castel Beseno è una straordinaria meta turistica, sede di mostre permanenti e temporanee, meravigliosa bellezza artistica, ma, soprattutto, miracoloso frammento di passato, rimasto intatto per i nostri occhi.

Percorrerai, dunque, l’autostrada per Venezia ed uscirai a Peschiera, come se ti attirassero gli scivoli dei parchi acquatici o i giochi di Gardaland: proseguirai, invece, verso Affi, lungo la comoda superstrada a quattro corsie. Lì, ti immetterai sull’A22, in direzione Brennero, e ne uscirai a Rovereto Nord, percorrendo la statale, fino a Besenello e, quindi a Castel Beseno. Il modesto biglietto d’ingresso ti aprirà un mondo che mai avresti immaginato di trovare, tanto vicino a te: un castello come ci si immagina di poter trovare soltanto nell’estremo Nord dell’Europa, o, appunto, nelle pagine di un romanzo del primo Ottocento.

Salirai la strada di guardia e, subito, noterai un bellissimo prato verde, delimitato da spalti erbosi: per quanto potrà sembrarti incredibile, quella è l’arena dei tornei, rimasta intatta nei secoli. Lì i cavalieri dalle gualdrappe colorate si scontravano alla lancia e alla spada e le dame osservavano, col cuore in gola, pronte a gettare un bacio al vincitore. Tutto è rimasto come allora, in un incantesimo che ti si offre per cinque euro.

Poi, proseguirai la salita, entrando nella fortezza: sale, torrioni, stufe e feritoie sazieranno la tua fame di passato, per ore. I bambini (e anche gli adulti) potranno indossare elmi e pezzi d’armatura e brandire spade ed azze: sopra i tavoli coperti di armi campeggia il divertente avviso “Si prega di toccare”.

Quando, infine, tornerai all’automobile, ti sembrerà di aver passeggiato in un mondo che credevi perduto, e che, invece, era ben vivo dentro di te, e che Castel Beseno risveglia in ogni visitatore. Per celebrare degnamente questo viaggio nel Medioevo, ti fermerai in una delle tantissime trattorie della val d’Adige: non te ne indico una per non fare un torto al tuo spirito di scoperta. Ma un consiglio medievale te lo voglio dare: a tavola bevi del Rebo, un incrocio di Merlot e Teroldego che riproduce un vitigno medievale. Oppure, se ti piace il bianco, domanda il Nosiola: spettacolare vitigno autoctono, troppo poco conosciuto ed apprezzato fuori dal Trentino. Ma bevi con parsimonia, se non c’è un castello vicino ad ospitarti…

Commenti

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  1. Scritto da fabio

    Bello ma restaurato da cani, tra ricostruzioni, integrazioni e falsi storici sembra un’opera di qualche sceneggiatore squilibrato o alcolizzato. Dopo di che sarà anche pittoresco, come però lo può essere un castello di cartone……. mi stupisco del giudizio del giornalista, che dimostra semplicemente di esser di gusti “semplici”!!

    1. Scritto da Romina

      Se è per quello, non è che il medioevo fosse esattamente un’epoca “magica”, come dice il titolo. Tutte le rappresentazioni storiche sono condite di falsissime e infedeli ricostruzioni: secondo le manifestazioni odierne, erano tutti dame, cavalieri, prìncipi vestiti in velluto ori e pizzi… Invece la maggioranza erano contadini, operai, poveracci, si moriva per una tonsillite o un’appendicite, etc… Non era esattamente un’epoca fantastica…

      1. Scritto da lotty

        brava romina, sono d’accordo con te. Purtroppo in questi ultimi anni vanno di moda le sfilate storiche (tante in provincia di bergamo) in costume che vogliono ricordare i tempi passati come fossero migliori di quelli odierni: signori e signorotti che spadroneggiavano mentre la povera gente moriva di fame senza poter far valere il minimo diritto.

        1. Scritto da Giulio

          Sai Lotty, che ci sono paesi della Bergamasca che addirittura, non avendo tradizione medievale nota, non avendo un muro o un fossato medievale da esibire, “affittano” comparse, sbandieratori, giullari, pur di avere anch’essi una festa medievale e attrarre pubblico (e guadagnare ovviamente con la ristorazione). Cosa c’entreranno con la storia?

          1. Scritto da lotty

            a pensar male qualche volta…non hai notato che queste feste sono iniziate quando un certo partito ha governato nella bergamasca? I tradisiù!

          2. Scritto da DIVIETO

            se vi riferite alla festa in rocca di Urgnano toppate purtroppo perchè sono 40 anni che viene fatta e 40 anni fà il partito che dite voi non c’era.. se poi mi chiamate in causa la storia, sempre alla festa in rocca vi sono delle ricostruzioni (delle scene all’interno del castello) che si basano su fatti realmente accaduti..poi se invece vogliamo soffermarci sui lauti gauadagni con la ristorazione allora è un altro paio di maniche..

  2. Scritto da pierangelo

    Veramente bello e spettacolare. Ci sono stato qualche anno fa con la Proloco Solza che ha avuto la brillante idea di inserirlo nella classica gita ai mercatini di Natale.