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Cura per il mal di testa? “Personalizzata” e multidisciplinare

La cefalea, cioè il mal di testa, non rappresenta certo una malattia drammatica o pericolosa per la vita, ma sicuramente è un disturbo che avvelena l'esistenza: la cura è personalizzata e multidisciplinare.

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A cura dell’Ufficio Stampa IOB

"La cefalea, cioè il mal di testa, non rappresenta certo una malattia drammatica o pericolosa per la vita, ma sicuramente è un disturbo che avvelena l’esistenza. Eppure ai pazienti che ne soffrono vengono di solito dedicati poco tempo e poca attenzione. Del resto, i risultati dei loro esami, il più delle volte, sono del tutto normali. Chi soffre di emicrania rappresenta, spesso, un caso ‘banale’ e al tempo stesso ‘disperato’. ‘Quante storie per un semplice mal di testa!’ ci si sente dire. Chi ne è vittima non può accettare che a un disturbo tanto opprimente da costringere addirittura a rimanere al buio, immobili a letto, venga attribuito scarso significato. Per questo è necessario offrire un punto di riferimento qualificato dove questo problema sia affrontato con l’attenzione che merita e con le terapie più efficaci oggi disponibili".

Chi parla è il dottor Mauro Porta, neurologo del Policlinico San Marco e autore di molte pubblicazioni sulla cefalea. Ci siamo rivolti a lui per capire come affrontare una delle forme di dolore più diffuse, e a volta invalidanti, contro la quale spesso i pazienti si sentono impotenti e rassegnati.

Dottor Porta, qual è la dimensione del problema “mal di testa”?

In Italia recenti indagini epidemiologiche mostrano come l’8% della popolazione, e più, soffra di cefalea ricorrente o cronica, contro l’1% di tumori maligni, il 5% di depressione ed ansia. Si tratta di dati in aumento soprattutto negli ultimi anni, anche probabilmente a causa ritmi di vita sempre più “stressanti”. Eppure le cefalee, a dispetto di dati epidemiologici sempre più precisi, nonché di possibilità terapeutiche significative, restano tra le varie malattie “cenerentole”. Troppo spesso si sente parlare di “disturbo con il quale si deve convivere”. Troppo spesso i trattamenti sono improvvisati, per lo più “fai da te”, con possibilità di effetti collaterali anche maggiori. Senza considerare i costi sociali che il mal di testa si porta con sé. Si tratta infatti di un disturbo invalidante nei confronti della vita individuale, famigliare, lavorativa con costi diretti (visite, ricoveri, terapie) ed indiretti (assenze dal lavoro, ridotta produttività). A ciò va aggiunto un altro aspetto ancora e cioè come la cattiva compliance attiva (aderenza ai protocolli diagnostici-terapeutici proposti al paziente) e passiva (compliance “subita” dal soggetto per una non adeguata comunicazione, prescrizione di farmaci non idonei o esami incongrui, etc…) giochino un ruolo determinante nel generare confusione e sfiducia da parte dei pazienti e disattenzione da parte dei “decision makers” (politici ed amministrazioni sociali).

Qual è la forma di cefalea più diffusa?

Tra le cefalee primarie( in genere benigne e senza conseguenze, non legate a condizioni patologiche) l’emicrania è una forma assai frequente. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha inserita tra le prime 20 patologie disabilitanti (IHS 2004). Le donne sono maggiormente colpite (80%), con un picco di insorgenza degli attacchi largamente distribuito nella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni.

Come si può curare?

Non esiste un’unica terapia, ma terapie multisfaccettate che “partano” dal paziente e “arrivino” a questo con trattamenti “personalizzati”. Un altro aspetto importante è l’utilizzo di dati prodotti dalla “medicina basata sull’evidenza”. Infine al paziente non devono essere solo prescritti farmaci ma anche documenti che possano aiutarlo a comprendere meglio il suo disturbo.

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Commenti

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  1. Scritto da Livia Capelli

    Manca ancora ad oggi la risposta alle cause dell’emicrania,pertanto l’unico approccio alla patologia può essere solo quello personalizzato … Da paziente fortemente emicranica devo constatare che il problema è diverso per ognuno, pur avendo poi sintomatologie simili… Sicuramente non c’è abbastanza interesse farmaceutico ad approfondire le ricerche.

  2. Scritto da A. Brigaroli

    Per mia esperienza, occorre anche badare alle apnee nel sonno notturno. Un sonnellino pomeridiano è meglio che tanti caffè. Si va a letto alla sera per un sonno meno sprofondante.