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“Uomini di parola” Il cast stellare da solo non basta

Il volto di Al Pacino ma soprattutto quello di Christopher Walken, dimostrano tutti gli anni che inesorabilmente passano e danno l'unico vero significato a tutta l'opera. Appena sufficiente.

Titolo: Uomini di parola

Regia: Fisher Stevens

Titolo originale: Stand Up Guys

Genere: drammatico

Durata: 95′

Attori: Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Julianna Margulies, Mark Margolis, Lucy Punch, Addison Timlin, Vanessa Ferlito, Katheryn Winnick, Bill Burr

Voto: sei

Attualmente in visione: Capitol Bergamo, Uci Curno, Cinestar Cortenuova, Ariston Treviglio

Dopo ben 28 anni di prigione Val (Al Pacino) ritrova la libertà. Ad attenderlo l’amico di sempre, Doc (Christopher Walken), anch’egli dedito alla malavita in compagnia dell’ex galeotto. Ma il compito del compare è di quelli che non t’aspetti. Deve eliminare Val per conto del boss, un vecchio regolamento di conti contro chi trent’anni prima gli ha ammazzato nel corso di una sparatoria e senza volerlo, il figlio. A separarli dalla tragica fine della loro amicizia c’è una notte da trascorrere cercando di riassaporare il gusto della vita.

Non si fanno mancare nulla a cominciare dal terzo componente della banda, Hirtsch (Alan Arkin), prelevato di forza dall’ospizio. Sesso in un bordello, giustizia fai da te con una banda di polacchi stupratori, self service in una farmacia e in un negozio di vestiti per farsi belli prima del trapasso, inseguimento della polizia con lo strepitoso driver attempato che semina due macchine dei poliziotti, tutto in una lunga e spettacolare notte che termina con un colpo di scena.

Appena sufficiente il film dei tre mitici attori che riescono a strappare qualche sorriso e un po’ di tenerezza da una sceneggiatura misera misera, piena di gloriosi déjà vu, incapace di interessare e coinvolgere. Il volto di Al Pacino ma soprattutto quello di Christopher Walken, dimostrano tutti gli anni che inesorabilmente passano e danno l’unico vero significato a tutta l’opera.

In apparenza si vuole descrivere una crime-comedy ma in realtà si parla di vecchiaia, utilizzando molti stereotipi abbastanza banali. Inserire il Viagra in una sceneggiatura nel 2013 parlando di ultrasettantenni è patetico, le conseguenze pure. Cosa spinga, al di là dei soldi, un attore come Pacino a dire sì a certi copioni sfugge ai più.

La candidatura ai Golden Globe nulla aggiunge al risultato finale che resta in bilico tra l’ironia e la nostalgia, semmai ce ne fosse bisogno certifica il fatto che festival e concorsi non riescono a resuscitare un prodotto che fatica a trovare un senso, se non confermare la bravura dei protagonisti, vere leggende della recitazione che anche in questo film esaltano le loro doti.

Da salvare in questo condensato di scarsa originalità è qualche battuta simpatica insieme alla gloria dei protagonisti che inevitabilmente portano i ricordi a film indimenticabili che hanno fatto la storia del Cinema. Ma bisogna arrampicarsi sugli specchi e vedere un film per ricordarne altri non è uno sport consigliato.

Stand up guys è il titolo originale del film, da cogliere in pieno sperando che dalle parti di Al Pacino arrivino copioni degni di essere trasformati in film.

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