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Contro le vessazioni Il mondo dell’edilizia protesta a Piazza Affari

L’Ance Lombardia, l'associazione che raggruppa le imprese di costruzioni, protesta a Piazza Affari a Milano sulla drammatica situazione in cui versa l’industria edile italiana, chiedendo con forza misure urgenti per il rilancio del settore. Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia: “Chiediamo misure di semplificazione e qualificazione del mercato e una nuova politica industriale”

Ance Lombardia, insieme ad Assimpredil Ance – tra i promotori della “Giornata della Collera” del 13 febbraio scorso – e alle altre nove Associazioni territoriali aderenti al sistema lombardo dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, si è data appuntamento lunedì 8 luglio in Piazza Affari, di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano, per la “Giornata delle Vessazioni”, per denunciare il protrarsi del drammatico stato di crisi dell’edilizia.

Dall’inizio della crisi, solo in Lombardia, quasi 50mila posti di lavoro persi, ore di cassa integrazione in deroga quintuplicate, compravendite immobiliari dimezzate, investimenti in costruzioni giù del 30%: questi i numeri drammatici di una situazione senza precedenti per l’industria lombarda delle costruzioni.

Questa nuova iniziativa, promossa da 31 Associazioni che rappresentano tutte le diverse anime della filiera delle costruzioni (dallo sviluppo alla produzione di materiali e tecnologie per l’edilizia, dalla progettazione fino all’intermediazione immobiliare), mira a mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sullo stato di profonda crisi che continua ad affliggere questo settore e il suo indotto, ponendosi l’obiettivo di passare “dalla collera all’impegno, dalle proteste alle proposte”, attraverso l’enunciazione di soluzioni concrete e percorribili e di interventi, potenzialmente “a costo zero”, che potrebbero favorire la ripresa degli investimenti in costruzione e lo sviluppo dell’occupazione.

“Un settore”, ricorda il Presidente di Ance Lombardia, Luigi Colombo, “che da solo, senza considerare i molti settori collegati, genera circa un decimo del prodotto interno lordo regionale, occupando circa un quinto della forza lavoro del comparto industriale”.

Tra le priorità, per i costruttori edili lombardi riuniti in Piazza Affari, il nodo del ritardo dei pagamenti da parte delle stazioni appaltanti e l’allentamento della stretta creditizia, sia nei confronti delle imprese che delle famiglie.

“La crisi che stiamo attraversando è, prima di tutto, una crisi di fiducia: in un momento in cui l’edilizia potrebbe trainare il Paese fuori dalle secche, come sta accadendo in altri Paesi, la chiusura dei rubinetti del credito sta fortemente penalizzando il mercato immobiliare, causando il crollo delle compravendite, l’accumulo dell’invenduto, l’aumento delle esposizioni da parte delle imprese. Senza dimenticare,” continua il Presidente, “che così facendo andiamo ad aggravare il problema abitativo, emergenza assoluta del nostro Paese, e rubiamo il futuro alle nuove generazioni, che ormai vedono la casa come un sogno praticamente irrealizzabile”.

Al centro delle preoccupazioni degli edili, il tema della riduzione della pressione fiscale, con particolare riferimento al nodo dell’Imu sull’invenduto.

“Un prelievo forzoso sui nostri stock di magazzino, che in questi tempi di difficoltà e stagnazione del mercato immobiliare”, riferisce il Presidente di Ance Lombardia, “ha il sapore amaro della beffa, ma che soprattutto va nella direzione opposta a quella auspicata: invece di liberare investimenti anticiclici, si usa la leva impositiva sul patrimonio per dare il colpo di grazia alla base imprenditoriale già fiaccata da anni di segni negativi”.

Accanto ai grossi nodi all’attenzione del legislatore, molte sono le testimonianze di piccole grandi “vessazioni quotidiane”, adempimenti che si traducono inevitabilmente in maggiori costi per le imprese, costrette loro malgrado a destreggiarsi tra carte bollate, dichiarazioni, autorizzazioni e rendicontazioni.

Secondo Luigi Colombo “occorre mettere definitivamente mano alle normative di settore, semplificando gli adempimenti burocratici che ad esse sottendono e garantendo certezza del diritto e stabilizzazione del quadro normativo. Semplificare non vuol dire allargare le maglie, anzi: troppe regole, spesso, rappresentano un invito a non rispettarne nessuna. Definiamone alcune e consolidiamole”.

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