BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Papa Giovanni, la santità di una vita donata

Marco Brembilla, consigliere comunale a Bergamo offre a Bergamonews una sua riflessione dopo l'annuncio che Papa Giovanni XXIII sarà santo.

Marco Brembilla, consigliere comunale a Bergamo offre a Bergamonews una sua riflessione dopo l’annuncio che Papa Giovanni XXIII sarà santo.

 

Papa Giovanni è Santo!

Scrivo queste poche riflessioni con timore e tremore, da laico non teologo, da semplice credente che da sempre vede nella Chiesa la sua famiglia, con le gioie e le sofferenze che ogni famiglia porta con sé.

Ammetto che vivo un tumulto di emozioni per una notizia sperata e attesa che diventa realtà. Papa Francesco ha firmato il decreto di canonizzazione insieme con la proclamazione a santo di Giovanni Paolo II.

A gioia si sovrappone gioia mista a commozione per un evento straordinario che unisce non solo i cattolici ma tutti gli uomini di buona volontà, coloro che non dimenticano quanto compiuto da questi Papi in favore di tutta l’umanità.

Per motivi anagrafici non ho un ricordo diretto di Papa Giovanni, ma negli anni ho cercato di approfondire la sua figura, l’immensità di un amore popolare che non accenna a diminuire e che ho potuto constatare anche ultimamente nel pellegrinaggio della mia Parrocchia a Sotto il Monte e lo scorso 3 giugno nella Basilica di San Pietro dove, dopo l’incontro con Papa Francesco, ho sostato per qualche attimo di fronte alla tomba del “nostro” Papa Giovanni, sempre meta di tanti fedeli.

Torno col pensiero a certi suoi gesti profetici e, per l’epoca, decisamente singolari come la visita ai carcerati di Regina Coeli dove, abbandonando il discorso ufficiale, commosse tutti dicendo di mettere i suoi occhi nei loro occhi; la visita ai bambini in Ospedale e la grandissima ispirazione che lo portò, pur con il parere contrario di molti nella Curia romana, a convocare il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Per la prima volta esponenti anche di altre confessioni partecipano, in qualità di osservatori, ad un’assise cattolica; sarebbe lungo e non sono certo la persona più adatta a farlo, ripercorrere i momenti salienti, i documenti frutto di tante discussioni ma anche di tanta volontà di rimettere Cristo, al centro della Chiesa nel cammino con tutti gli uomini.

Cerchiamo ciò che ci unisce più che ciò che ci divide, diceva Papa Giovanni; oggi qualcuno storce il naso quando si parla di Papa buono e mi chiedo perché! Il suo non era buonismo né di maniera né di facciata, la sua era bontà naturale, quella che lo ha fatto amare anche alle giovani generazioni che non l’hanno conosciuto.

Nella famosa crisi di Cuba, nella rottura del protocollo quando decise di ricevere la figlia e il genero di Kruscev, nelle sue encicliche, soffia sempre il vento della ricerca dell’unità, senza mai cedere rispetto alla Verità che, in quanto successore di Pietro, era un mandato divenuto stile di vita.

Nel famoso discorso della luna, la sera dell’apertura del Concilio, Papa Giovanni, dopo aver ricordato che sente tutte le voci del mondo, che la sua è una sola voce che le riassume, dice che tutti insieme, cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo, continuiamo il cammino.

Non è solo un messaggio commovente, sono le parole di un uomo che, passando attraverso importanti esperienze come Nunzio e Patriarca, è stato eletto al soglio di Pietro e non ha nessuna intenzione di essere quel Papa di transizione che probabilmente qualche cardinale sperava.

La Chiesa trova in lui un rinnovato slancio; sarebbe ingiusto non ricordare anche i momenti di grande dolore per le incomprensioni e diciamo pure cattiverie da parte di chi vedeva nel Concilio la fine della Chiesa.

La sua grandezza è stata quella di andare oltre e di essere altro, d’iniziare un cammino irreversibile. Mi piace pensare anche che il Concilio, grande apertura al mondo, ha consentito forse l’altra straordinaria apertura che ha portato all’elezione di un Papa non italiano dopo più di quattro secoli; oggi Roncalli e Wojtyla sono insieme Santi; veramente stiamo vivendo un evento eccezionale che poteva essere deciso solo da un Pontefice straordinario qual’è Papa Francesco.

Come bergamaschi siamo felici e orgogliosi; la speranza è che accanto alle dovute celebrazioni, si riscopra il magistero di Papa Giovanni. Lo dico a me stesso prima che ad altri; encicliche come la Pacem in Terris sono di straordinaria attualità e denotano la santità di un uomo che si è speso sempre per la Chiesa e la “sua gente” che per lui era il mondo intero.

Queste sono le primissime emozioni e sensazioni che ho avvertito alla notizia della canonizzazione di Papa Giovanni; ma prima di chiudere un pensiero anche a Paolo VI il cui 50° dell’elezione, lo scorso 21 giugno, è passato un po’ sotto silenzio. Mi piace sempre ricordare che se Papa Giovanni ha avuto la grande ispirazione del Concilio, è grazie al suo successore che è continuato.

Senza Papa Paolo, forse, il Concilio sarebbe morto insieme a Papa Giovanni.

La canonizzazione è avvenuta anche senza il secondo miracolo riconosciuto; ma il miracolo sta non solo nella sua vita, ma nella linfa vitale che Papa Giovanni ha donato alla Chiesa e al mondo anche e soprattutto attraverso il Concilio.

Marco Brembilla

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.