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Il nipote: “Quanti ricordi E Papa Francesco quanto gli somiglia”

Beltramino Roncalli ricorda lo zio Papa Giovanni XXIII: "La notizia della canonizzazione è stata davvero emozionante. Non è diventato buono con il papato, quella era la sua natura".

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La notizia della firma di Papa Francesco sul decreto per la canonizzazione del Papa buono è arrivata da poche ore e a Sotto il Monte le campane hanno già suonato a festa: Angelo Roncalli sarà santo entro l’anno e con lui anche Wojtyla.

“Al mattino mi hanno messo la pulce nell’orecchio dicendomi che a mezzogiorno sarebbe potuta arrivare questa notizia: anche se poteva già essere nell’aria è stato emozionante anche solo sentirselo dire”: e di emozione ce n’era parecchia nelle parole e sul viso di Beltramino Roncalli, nipote di Papa Giovanni XXIII che nel giardino della casa natale dello zio Angelo racconta con gli occhi lucidi e con il sorriso sulle labbra di come ha ricevuto la notizia e i suoi ricordi d’infanzia.

“La proclamazione ufficiale è stata un po’ una sorpresa – continua Beltramino che vede in Papa Francesco, artefice di quello che lui definisce in senso ovviamente positivo un “fulmine a ciel sereno”, stile e movimenti che lo avvicinano parecchio a Giovanni XXIII – Quando però si è sentito parlare del secondo miracolo di Giovanni Paolo II qualcuno ha subito pensato alla canonizzazione del nostro Papa”.

Il viso di Beltramino Roncalli si illumina quando gli chiediamo di raccontarci un episodio della sua infanzia che lo lega particolarmente allo zio Angelo: “Quando era nunzio apostolico a Parigi tornava a Sotto il Monte per le vacanze estive ed era ospite di Ca’ Maitino. Ricordo molto bene il suo particolare modo di raccogliersi in preghiera, sia prima che dopo la messa. Poi, durante la colazione, noi bambini ci raccoglievamo tutti intorno a lui e ci divertivamo un mondo. A raccontarlo adesso sembra una stupidata ma allora per noi era una vera e propria festa intrattenerci in sua compagnia: ci donava anche solo un biscotto e noi restavamo a bocca aperta quando ci apriva il suo orologio da tasca e ci spiegava il funzionamento”.

“Angelo Roncalli non è diventato ‘buono’ con il papato – conclude Beltramino – quella era la sua natura: gesti semplici e una parola buona per tutti”.

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