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Il vescovo a Bgnews: zoom sulla Curia che cambia, sul fondo, sull’informazione fotogallery

Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, in redazione a Bergamonews. L'incontro diventa l'occasione per affrontare diversi temi: riforma della Curia, ricchezza e povertà della Chiesa, il fondo immobiliare, la politica e i giovani, l'individualismo, gli immigrati e il dialogo con altre religioni.

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Riforma e/o rivoluzione. A Roma come a Bergamo, naturalmente con le dovute differenze. Da poco più di tre mesi sul soglio di San Pietro c’è un pontefice che sta rivoluzionando la figura del pastore di anime, ridisegnando il ruolo della Chiesa proiettandola con coraggio verso le sfide del terzo millennio.

Il nuovo vento per la Chiesa non soffia solo dal colle del Vaticano, anche la Chiesa di Bergamo sta varando una serie di riforme sotto l’egida di Francesco Beschi, il vescovo che, a quattro anni dall’insediamento, ne parla con Bergamonews dopo aver accolto con molta disponibilità l’invito a un incontro con la redazione.

 

IO, IL PAPA E IL NUOVO CAMMINO DELLA CHIESA

Recentemente ci sono stati molti cambi nelle parrocchie, altri sono annunciati negli uffici della diocesi. Mentre stava prendendo corpo il progetto per il rinnovo diocesi di Bergamo è salito sul soglio di Pietro papa Francesco che ha fatto delle riforme la propria bandiera. Con le dovute proporzioni c’è sintonia tra le sue scelte e quelle di papa Francesco? In qualche modo l’hanno aiutata o l’aiutano?

“Il cambiamento e la trasformazione credo appartengano proprio alle istanze di questo nostro tempo e si sposano in maniera molto congruente. Il cambiamento e la trasformazione passano attraverso l’accoglienza di questa provocazione che è il Vangelo, nel linguaggio della Chiesa questo atteggiamento si chiama conversione. Non dobbiamo mai avere timori davanti al cambiamento, anzi, come credenti siamo chiamati ad esserne protagonisti. Papa Francesco interpreta questo cambiamento che è tipico della freschezza della chiesa dell’America latina, una chiesa giovane che ha 500 anni rispetto alla nostra tradizione europea che ha duemila anni. Il confronto tra la chiesa latinoamericana e quella europea è un po’ come tra lo spirito di un 80enne e di un ventenne”.

Sono due tipi di chiesa? Diverse e distanti?

“L’esperienza, la storia della chiesa europea ha anche momenti di difficoltà, di oscurità rispetto alla chiesa latino-americana che proprio perché raccoglie istanze diverse che possono essere messe sotto il segno della freschezza, della giovinezza, della immediatezza. Anche per aver affrontato in tempi recenti fasi difficili e complesse come il colonialismo, o ancora l’indipendenza avvenuta magari in contrasto con la Chiesa. Seppure diverse per storia queste due chiese vivono e condividono tutt’oggi esperienze comuni, penso alla presenza significativa di sacerdoti bergamaschi in Bolivia, in Cuba e in Brasile. Papa Francesco è un’autentica sorpresa, mi meraviglia per la sua persona, ma è bene ricondurre questa novità anche alla Chiesa in cui lui è nato, che è una Chiesa non così intensamente strutturata come quella europea”.

 

IL RAPPORTO E IL CONFRONTO TRA BRESCIA E BERGAMO

Papa Francesco viene da una chiesa relativamente giovane e si trova a governare una struttura molto complessa ed incontra resistenze. Lei che viene da un’altra diocesi che difficoltà ha incontrato?

“Devo dire che venendo da Brescia, una diocesi molto simile a quella bergamasca, non ho avuto questo passaggio. Certo, diversità ce ne sono, non lo nego”.

Non le sembra che la diocesi di Bergamo sia ancora più strutturata rispetto a quella di Brescia?

“No, non direi più strutturata. Ci sono delle diversità che inizialmente che non ho percepito. Mi sono trovato immediatamente a casa, perché penso a un mondo come quello delle parrocchie e degli oratori che sono una grande ossatura della Chiesa che è del tutto identico a quello di Brescia, il radicamento territoriale della chiesa è identico a quello della diocesi da cui provengo. Non è detto che altre diocesi siano nelle stesse condizioni, in particolare se guardiamo fuori dalla Lombardia”.

Quale diversità ha riscontrato rispetto a Brescia?

“C’è effettivamente una diversità ed è la presenza molto numerosa di sacerdoti. Questo elemento ha rappresentato per molto tempo un punto di forza. Oggi anche noi preti stiamo calando come numero e questo si avverte come una sofferenza. Allora c’era il rischio di un certo clericalismo della nostra chiesa. Non voglio fare confronti, ma la crescita di un laicato impegnato e protagonista è un tema da porre al centro di un cammino di rinnovamento che si deve percorrere”.

C’è una cosa che l’ha sorpresa di Bergamo?

“La metterei tra virgolette: la presenza della tradizione ispirata al cristianesimo. L’ho detto anche nelle assemblee lasciando un po’ stupiti, ma per uno che arriva questo aspetto è molto forte. Poi ci sono altri aspetti che apprezzo tantissimo come il senso dell’imprenditorialità, del creare, del generare anche con fatica e nonostante tutte le difficoltà. Un senso dell’imprenditorialità che si immerge in molte situazioni, il problema è come fare della singola imprenditorialità un beneficio per tutta la comunità”.

 

LA RIFORMA DELLA DIOCESI

In questo suo ridisegnare il governo della Chiesa di Bergamo non sono emerse tensioni in curia?

“Resistenze particolari io non le avverto. Nel senso che in questo momento ho introdotto dei cambiamenti, la sostituzione di alcuni direttori, la nomina di alcuni che sono i miei diretti collaboratori ma tutto ciò mi sembra sia il frutto di un normale avvicendamento. Avverto l’esigenza di un rilancio per raccogliere le istanze che vengono sottoposte dalle comunità alla diocesi”.

Non ha trovato resistenze da parte dei sacerdoti per le sue scelte?

“Quello che sta avvenendo in alcuni uffici della curia è un normale ricambio. Abbiamo la fortuna di disporre di sostituzioni valide e quindi ci si muove in questa direzione. La nostra curia, come tante altre, è molto articolata appunto per la ricchezza di disponibilità di persone e di mezzi e così possiamo avere delle competenze molto diversificate. Il problema che abbiamo avvertito in questi anni come chiesa italiana è che la bontà delle competenze ha accentuato per certi versi la frammentarietà degli interventi. In questo momento il lavoro che stiamo cercando di fare, con il ricambio di persone, è di creare delle sinergie molto più forti che possono essere apprezzate dalle comunità cristiane e che rispondono di più ad alcune istanze nuove”.

Il contesto in cui è calata la Chiesa è cambiato. Quali sono le difficoltà che maggiormente la spaventano?

“Vent’anni fa anche la presenza dei cristiani a Bergamo o in Lombardia era una presenza che veniva percepita in maniera diversa, direi un po’ scontata. La Chiesa aveva un ruolo e un peso diverso. Oggi il mondo è molto cambiato e occorre puntare – e in papa Francesco in questo ci è maestro – all’essenziale. Ci sono stati dei cambiamenti impensabili con cui ci si deve per forza di cose confrontare. Qualche motivo di timore che credo possa attraversarci, e che dobbiamo superare con serenità, è la perdita di potere. Se uno ha un mondo che fa riferimento a lui, tutto va bene, ma se vede che questo contesto cambia e con esso il proprio ruolo c’è il timore di non ritrovarsi, di perdere i propri punti di riferimento. Le nostre comunità hanno ancor un solido riferimento alla Chiesa, alla vita, alle tradizioni religiose. Questa convinzione va confrontata con la storia delle persone e delle comunità, ed è allora che i timori lasciano il posto alle molte possibilità ed opportunità che si aprono, alla chance di poter interloquire con il mondo riscoprendo la freschezza del Vangelo”.

 

GLI IMMIGRATI E IL DIALOGO CON ALTRE RELIGIONI

Papa Francesco lunedì prossimo sarà a Lampedusa per incontrare gli immigrati. In uno dei suoi primi pontificali per la solennità di Sant’Alessandro rimarcò la necessità di superare le barriere del razzismo. Crede che ci sia il rischio di conflitti sociali a Bergamo su questo fronte?

“Dentro le caratteristiche di una città come la nostra la presenza di questo tipo di novità che sono gli immigrati può apparire una provocazione. Il 17% delle persone residenti in città a Bergamo proviene da altri Paesi: è una presenza molto elevata, eppure anche qui la storia recente, quella che io conosco, dice che ci sono più possibilità di incontro rispetto al rischio di contrasti. Mi sembra che tutto sommato, in questi decenni non abbiamo assistito ad un’esasperazione del conflitto. Anzi, gli immigrati ci portano istanze nuove sia dal punto di vista sociale che religioso”.

Anche religioso?

“In occasione dei cinquant’anni di presenza della diocesi di Bergamo in Bolivia, ho chiesto ai vescovi di quel Paese di mandarci dei sacerdoti boliviani. Non perché noi come diocesi ne abbiamo bisogno o per accompagnare il percorso religioso dei boliviani che vivono in Bergamasca, ma per fare esperienza all’interno della nostre comunità cristiane: qualcosa lo dobbiamo imparare anche noi”.

Oltre al dialogo con altre Chiese c’è anche l’incontro con altre religioni?

“Abbiamo avuto occasione più volte di incontrarci con le persone e i rappresentanti della comunità musulmana e i discorsi che affrontiamo ci vedono molto in sintonia. Parliamo di lavoro, di occupazione, di serenità sociale, di problemi che interessano la famiglia e l’istruzione. C’è una sensibilità condivisa sulle cose concrete”.

 

LA RICCHEZZA E IL FONDO IMMOBILIARE

Molti parroci di fronte alla gestione dei beni della parrocchie lamentano di sentirsi più impresari che pastori. Anche lei sente questa difficoltà?

“Sicuramente la difficoltà esiste. Debbo dire che per fortuna posso avvalermi di molti collaboratori e di persone che conoscono meglio di me la storia e il patrimonio della nostra diocesi".

Una chiesa ricca…

"Effettivamente la nostra diocesi dispone di un’ampiezza di mezzi impressionante e di risorse patrimoniali non indifferenti. E questo mi chiama ad una responsabilità nella gestione. Il poter amministrare tutto questo con fedeltà al Vangelo è il problema che non ho solo io, ma tutti i miei collaboratori e penso anche ai parroci ci poniamo. Il problema non è come far rendere di più il patrimonio, ma è come amministrarlo giustamente facendo riferimento alle istanze delle persone, delle comunità, di quanti ci chiedono un aiuto. È questa è la grande provocazione. Quella scelta di povertà e di sobrietà che papa Francesco ci sta chiedendo alla Chiesa, io credo che noi dobbiamo prenderla molto sul serio e ci interpella su come ci poniamo di fronte a questi mezzi e a queste risorse”.

A questo proposito, la Chiesa di Bergamo ha creato all’inizio dell’anno un fondo immobiliare di oltre cento milioni di euro. C’era questa necessità? Quali obiettivi si pone questo fondo?

“Il fondo immobiliare è stato creato con alcune ragioni che io ho apprezzato e anche sostenuto. Prima fra tutte la possibilità di distinguere l’amministrazione della diocesi rispetto alla realtà che ha la sua figura, che è quella di un fondo. Seconda ragione: la possibilità di amministrare dei beni con quella oculatezza, quella professionalità che più che essere dei preti deve essere affidata e caratteristica dei laici. E quindi, terza ragione, questa operazione ci permette di aiutare le parrocchie. Sono tre elementi che mi hanno portato a dire sì ad una scelta di questo genere che mi permette di andare incontro ad una maggiore trasparenza nei confronti della comunità, ad un utilizzo migliore delle risorse e al rispetto di chi ha donato beni per condividere con la comunità”.

Ci sono stati dei parroci che hanno storto il naso di fronte a questa operazione contestando che i beni per la pastorale finissero per entrare nel fondo immobiliare.

“Io credo sia bene fare delle distinzioni: una cosa è gestire un oratorio, un’altra è la gestione di un patrimonio. Nel fondo non entrano dei beni di natura pastorale, ma veri e propri beni immobiliari. L’aiuto che dà alle parrocchie il fondo è proprio di questo tipo: ci sono delle comunità che hanno realizzato una nuova scuola materna o un oratorio e hanno bisogno di liquidità. Nel loro piano erano previste delle entrate, non sono comunità sprovvedute, ma con la situazione generale della crisi si sono trovate nella necessità di non poter disporre di liquidità. Il fondo immobiliare nasce con questo obiettivo: aiutare le parrocchie di fronte a situazioni economiche impegnative. Credo che il fondo sia una possibilità”.

C’è chi contesta e dice con rabbia: la chiesa non faccia finanza, si occupi delle anime.

“La Chiesa di Bergamo non fa finanza. Ci sono delle diocesi che sono in condizioni economiche diverse e non hanno questo patrimonio. Io devo cercare di far sì che queste caratteristiche della diocesi di Bergamo si sviluppino alla luce del Vangelo: sono lieto anch’io quando possiamo offrire gli appartamenti di cui disponiamo in condizioni diverse da quelle commerciali. Per quanto riguarda la rabbia noi la avvertiamo tutti i giorni. Io ho queste santissime persone che operano al Patronato San Vincenzo che mi raccontano di questa rabbia. Credo che se in una città come la nostra si riesce a smorzare la rabbia in una situazione economica come quella attuale, è anche merito della Chiesa per la miriade di interventi che compie. Se i mezzi di cui disponiamo vanno in questa direzione, io credo che tutto sommato possiamo dire che c’è anche una soddisfazione. Se invece dovessero avere altre destinazioni, sarei il primo a pormi tante domande”.

E’ vero che il Vaticano chiese alla diocesi di Bergamo di intervenire economicamente per salvare un ospedale in Terra Santa?

“Non sono a conoscenza di questa operazione. So che interveniamo su tantissime realtà anche fuori diocesi”.

 

SCONTRI AI VERTICI DELLA CURIA

Entriamo nel merito dei cambiamenti in Curia. Si dice che monsignor Alberto Carrara le abbia consegnato le dimissioni. E’ vero?

“Per ora no. Non mi risulta”.

Il motivo sarebbe uno scontro tra monsignor Carrara e l’economo della diocesi, monsignor Lucio Carminati, sulla modalità di gestione e dei fondi per l’abbazia di San Paolo d’Argon?

“L’intervento su San Paolo d’Argon è veramente imponente. L’abbazia è una meraviglia e io invito tutti a visitarla. Attorno a quest’abbazia c’è stato un impegno economico non indifferente da parte della diocesi all’interno di un accordo di programma con la Regione Lombardia, la Camera di commercio, l’università, la parrocchia che prevede una serie di impieghi. E’ prevista la presenza di una scuola con caratteristiche particolari, il polo nautico, interventi su scuola e lavoro, il museo della migrazione. Ho avvertito che in tutto questo non ci fosse una grande consapevolezza dell’importanza di un intervento di questo genere. In questo clima certamente ci possono essere posizioni diverse, ma non tali da definirle uno scontro”.

 

VESCOVO ED EDITORE

La diocesi di Bergamo è anche proprietaria di una società editrice. In questi anni a Bergamo sono nati nuovi quotidiani on-line e cartacei. In un incontro sul giornalismo disse: “La concorrenza può far bene, l’importante è che non si giochi al ribasso”. A distanza di anni qual è il suo giudizio?

“A me sembra di poter dire che ci siamo arricchiti: c’è una possibilità di riflettere che è maggiore. La carta stampata diminuisce ed incontra delle difficoltà, anche se i quotidiani locali resistono, ma la comunicazione rispetto a cinque anni fa è aumentata. Non credo si sia giocato al ribasso, in Bergamasca ci sono alcune risorse di fondo, di valori e di comprensione della realtà che hanno evitato cadute. Cedo che oggi ci sia una maggiore capacità di sguardo sul futuro”.

Lo dice da editore?

“Anche se io sono un editore, non interferisco nelle scelte del quotidiano: è un mondo che si è creato Sesaab. Certamente è particolare questa realtà di Bergamo: l’editore è la diocesi, un fenomeno unico. Ne ho parlato anche con papa Benedetto XVI durante l’ultimo incontro a febbraio con i vescovi lombardi che aveva per tema “La Lombardia cuore credente dell’Europa”. Ho evocato questa vicenda della nostra diocesi che è editore e lui ha sottolineato la responsabilità per una situazione di questo genere”.

Nel presentare il prossimo piano pastorale ha inserito anche un indirizzo email a cui le parrocchie possono scrivere. E’ un modo per rendersi più vicino ai fedeli?

“L’indirizzo è collegato agli uffici della diocesi che dialogheranno con le comunità e le parrocchie raccogliendo le loro istanze. Certo la possibilità di interloquire c’è. Per onestà intellettuale devo ammettere che io sono fruitore di tutti questi mezzi e li ritengo utili e significativi. Di fatto però c’è il rischio che io abbia un sacco di canali ai quali debba rispondere. Lo ammetto, io non uso Facebook né Twitter, perché dovrei dedicarci del tempo che preferisco impegnare diversamente incontrando le persone dal vivo. Con questo non voglio dire che i media sono inutili, sono una grande possibilità, ma vanno gestisti seriamente”.

 

GIOVANI E POLITICA

La Diocesi di Bergamo in passato è stata una fucina di uomini politici. Che rapporto ha con la politica?

“È sempre stata una passione che ho cercato da vivere da sacerdote. Sul tema della laicità a volte debbo dire che mi irrito. Io credo che i cristiani, proprio per essere cristiani, possano dare il proprio contributo alla costruzione della comunità. La nostra storia nasce da un’incarnazione, da un Dio che diventa uomo, per questo sotto il profilo della laicità non dobbiamo avere sudditanze. La politica l’ho sempre sentita come una dimensione importante per l’uomo. Anche se la Chiesa non fa politica, ma i cristiani sì, è per questo che debbono impegnarsi”.

Che cosa manca oggi alla politica?

“Manca quella capacità di mediare che non è fare compromessi, ma è confronto anche di pensieri e prospettive diverse. Oggi devo dire che si fa molta fatica a coltivare prospettive politiche, sembrano tutte di corto respiro. Mi sembra manchino i presupporti, per una visione più alta che raccolga un’idea forte, con una fecondità politica nella vera radice della parola che è polemica e allo stesso polis, costruzione della città. Non voglio fare io teorico, ma secondo me manca questa visione della politica che coinvolga e appassioni i giovani. A volte si risponde a istanze immediate, ma manca l’orizzonte. Detto questo, io sono fiducioso”.

Quali sono le difficoltà maggiori oggi nella formazione delle nuove generazioni?

“Credo ci sia un’asimmetria dovuta ad alcuni processi che sono velocissimi. Lavoriamo con strumenti velocissimi, penso all’informatica, ma se parliamo di educazione questa immediatezza diventa inutile, non basta premere un pulsante. I tempi per formare sono diversi. Occorre: ascolto, confronto, dialogo”.

C’è un’esigenza della città che sente sua?

“Non vorrei rappresentare un sogno impossibile, però c’è un desiderio che ho maturato viaggiando per la provincia bergamasca incontrando le persone. Un desiderio che sento molto e che è l’impegno della Chiesa: superare questo individualismo che è molto diffuso”.

 

LE UNITA’ PASTORALI

Il piano pastorale del prossimo anno si concentra sulle unità pastorali. Dove sono state sperimentate, per esempio in Valle Imagna, non hanno prodotto molto se non il disagio di molti parrocchiani che si sentono defraudati della loro parrocchia.

“La contrazione del numero di sacerdoti ci spinge ad utilizzare formule ed esperienze che altre diocesi hanno già messo in campo. I risultati sono ancora tutti da verificare, anche se grandi alternative non ne vedo. L’ideale della unità parrocchiali non vede la soppressione o la penalizzazione delle parrocchie, ma un maggior impegno dei laici nel mettere insieme le forze. E’ impensabile togliere le parrocchie, alcuni elementi della parrocchia rimarranno, altri andranno condivisi”

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Commenti

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  1. Scritto da lotty

    BILANCIO 2012 SANTA SEDE: UTILE 2.185.622 EURO. Meditate gente, meditate, così si conquista il paradiso sulla terra….

    1. Scritto da cogito

      Dovrebbe essere in perdita e chiedere supporti allo Stato italiano? Possibile che ad ogni costo bisogna essere contro la chiesa? Che abbia ombre non ci piove. Ma, vivaddio, non solo quelle

      1. Scritto da lotty

        ma lei dove vive? Sa quanti soldi lo stato italiano dà direttamente e indirettamente alla chiesa? Probabilmente la sua è solo provocazione, se davvero non è al corrente dei finanziamenti si informi.

        1. Scritto da cogito

          Lo so, e so anche che la Chiesa fa tante opere che allo stato italiano costerebbero cifre ben superiori di quelle che paga. Discutere è un conto. Ma come non sopporto Cl e cdo (e affini) trovo irrazionale l’anticlericalismo per partito preso. Lei si è scagliata 2 volte in tempi recenti solo perchè questo Webnews ha fatto 2 servizi sulla curia di Bg. Senza inginocchiatoio, a me sembra. Se fossimo in Egitto ci starebbe. Qui sono io a chiederle, ma lei dove vive?

          1. Scritto da lotty

            la mia risposta è stata censurata, mi dispiace, mi limito a scivere che non c’è niente di più razionale dell’anticlericalismo, fatti alla mano.

          2. Scritto da cogito

            Forse qualche ragione ce l’ha la redazione. Visto cosa ha scritto qui sopra. Poi prendiamocela con i talebani. Stia bene, adesso è tutto più chiaro, grazie.

          3. Scritto da lotty

            talebano sarà lei visto che non rispetta le idee degli altri. Lei è convinto che senza la chiesa lo stato non potrebbe garantire i servizi sociali e l’istruzione, io sostengo che è vero il contrario: la chiesa è un costo per lo stato e anche quando fa beneficenza usa i soldi di tutti noi, le tasse che paghiamo al governo. Altro che sussidiarietà!

  2. Scritto da gigi

    Grandi parole, ma quando si tratta di passare ai fatti, ci si nasconde sempre. Basta vedere la posizione del Vescovo (e del L’ECO) sul problema dell’aeroporto. Completamente schierati a favore degli interessi degli azionisti, rifiutando qualsiasi confronto richiesto più volte inutilmente dai cittadini sul problema della compatibilità ambientale e del rispetto delle leggi.

  3. Scritto da nino cortesi

    Intervento leggero, soft, che sembra cambiarequalcosa ma nei fatti nulla cambia. Abbiamo una Chiesa spaventosamente ricca rispetto alla situazionegenerale delle persone;divario che aumenta sempre più.I fondi sembrano proprio fatti apposta per tirare una tenda e nascondere parte delle enormi ricchezze. La realtà vera è che la Chiesa di Bg ammazza la comunicazione e la competizione. E tutto sembra assolutamente fatto per guadagnare sempre molto di più a zero costi es. i volontari e ZERO TASSE!

  4. Scritto da lotty

    bergamonews, l’ho già scritto, è il secondo giornale della curia. Non capisco tutta questa disponiblità, non siete un giornale laico?

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      Siamo un giornale laico, libero – spero – di intervistare chi vuole. O dobbiamo chiedere il suo via libera signora Lotty? RdC

    2. Scritto da allah

      ha ragione lotty, ma qui non samo un terra mussulmana? E che diamine!

  5. Scritto da arrabbiato

    Informazione sì, però caro Beschi chi lavorava a BergamoTv è stato mandato, se non a spasso, in altre realtà non sempre a fare quello che faceva prima. E l’editrice di bgtv è la Sesaab della curia. GRAZIE

  6. Scritto da Cristiano

    esauriente nelle domande ed onesta nelle risposte, penso che in molti attendessero un confronto di questo genere

  7. Scritto da gigi

    la Curia, L’ Eco di Bergamo escano finalmente dall’ equivoco, chiamino il quotidiano L’Eco della Curia, avrebbero finalmente un senso le pagine del quotidiano che traboccano di confessionalita’, gli articoli e foto sui preti novelli, le reprimende contro gli atei, la chiusura verso le altre confessioni religiose (vedi vicenda cimitero islamico).

  8. Scritto da Franco

    Ottima intervista, fatta a 360 gradi, l’unico rammarico da parte mia che Mons BESCHI non parli di riappacificazione anche a livello calcistico tra i tifosi delle RONDINELLE e della DEA soprattutto dopo il brutto incidente stradale del pulman in autostrada

    1. Scritto da gigi

      la riappacificazione la facciano da soli quei quattro gatti da entambe le sponde dell’ Oglio che hanno aperto le ostilita’, La stragrande maggioranza delle due tifoserie e’ fuori da queste beghe di cortile.

  9. Scritto da Gigi

    ma se veniva il vescovo perché non ci avete chiesto di mandarvi le domande? Lo fate sempre quando avete ospiti importanti. Codardi

  10. Scritto da Pap Bg news

    Bella ed esauriente. Bravo.

  11. Scritto da viva Francesco

    Caro Vescovo il Papa è più diretto, più spiccio, dai abbia più coraggio ancora, questa Chiesa di Bergamo deve cambiare davvero e tornare al Vangelo

  12. Scritto da preost

    Accidenti che intervistona, c’è voluto un quarto d’ora per leggerla. Bergamo news bella nè ma un po’ di cattiveria in più non guastava