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“Doppio gioco”: tensione da thriller tra Ira, spie e famiglia

Un più che discreto 7 dal nostro Pap a questo avvicente film di James Marsh ambientato nell'Irlanda del Nord. Buona prova di Andrea Riseborough, la protagonsita Colette, "intrisa fino ai capelli dell’angoscia e della paura di scavarsi la fossa, ma anche di provare sentimenti".

Titolo: Doppio Gioco

Titolo Originale: Shadow Dancer

Regia: James Marsh

Genere: drammatico-thriller

Durata: 101’

Attori: Andrea Riseborough, Clive Owen, Gillian Anderson, Aidan Gillen, Stuart Graham, Domhnall Gleeson, Martin McCann

Attualmente in visione: Uci Curno, Ariston Treviglio

Voto: 7

Colette ha due destini drammatici.

È nata nell’Irlanda del Nord nel periodo più buio della guerra civile tra cattolici e protestanti, ma soprattutto le ammazzano il fratellino innocente.

Entrerà suo malgrado a far parte dell’Ira e contribuirà attivamente al continuo spargimento di sangue perpetrato da tutte le fazioni coinvolte.

Il dramma si arricchisce di un aspetto ulteriormente tragico quando i servizi segreti inglesi la catturano e le propongono la scelta del tradimento. O spia o in galera per sempre.

Pregevole film dedicato ad una delle più sanguinose pagine del terrorismo civile della storia contemporanea.

Supportato da un cast convincente e da una sceneggiatura ricca di colpi di scena, il regista disegna una trama-thriller che spinge lo spettatore ad entrare nella storia senza parteggiare per nessuna figura.

Su tutti spicca la protagonista interpretata da Andrea Riseborough, avvolta dal suo impermeabile rosso, intrisa fino ai capelli dell’angoscia e della paura di scavarsi la fossa, ma anche di provare sentimenti.

Il lavoro di James Marsh, nonostante le molteplici ragioni che dall’una e dall’altra parte hanno cercato di giustificare la violenza del periodo storico, non entra mai nel merito di un giudizio. Semplicemente descrive la vicenda legata ad un dramma interiore che si consuma in più riprese.

Colette ha davanti a sé svariati bivi e cerca di destreggiarsi come può tra la vita e la morte. Ad un certo punto tra la morte certa e la galera, non certo una bella prospettiva.

A complicare ancor di più la situazione il fatto che protagonisti assoluti del dramma sono tutti i componenti della famiglia della giovane donna e madre.

Nell’Ira ci sono gerarchie assolute da rispettare, ma anche tradizioni centenarie. Il valore della famiglia è sacro ma lo è ancor di più quello per le origini e la patria.

Sullo sfondo un’Irlanda minimalista accecata dall’odio mai sopito e dall’ingombrante presenza di sua maestà la regina d’Inghilterra.

Il pregio del film è quello di far “respirare” l’aria opprimente della guerra britannica senza esasperare e allo stesso tempo descrivere con equilibrate sequenze e bella fotografia, una tragica realtà legata alle lotte religiose, sempre più distanti dalla loro verosimile natura. 

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