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Paleari: Comiso chiama Orio Ma il nostro aeroporto guarda a Houston

Stefano Paleari, rettore dell’Università di Bergamo e direttore scientifico di Iccsai (Centro di ricerca aeroportuale), è intervenuto in Sicilia dando consigli per il futuro dello scalo di Comiso. E per Orio immagina un futuro aeroportuale simile a quello di Houston, in Texas.

Icaro e Leonardo da Vinci sognavano di vedere l’uomo volare, non fosse altro per scrutare dall’alto orizzonti più ampi e prospettive diverse. È un po’ così anche per il rettore dell’Università di Bergamo, Stefano Paleari, che da direttore scientifico di Iccsai – l’acronimo di International Center for Competitiveness Studies in the Aviation Industry ovvero il centro di ricerca aeroportuale che ha sede allo scalo di Orio al Serio – osserva il mondo da prospettive diverse ed invita ad essere lungimiranti per Bergamo.

Nei giorni scorsi il professor Paleari è stato invitato in Sicilia come esperto del settore aeroportuale per valutare le possibilità di sviluppo dello scalo di Comiso, creato in epoca fascista e balzato alle cronache negli anni Ottanta quando vi furono schierati i missili Cruise americani. Oggi lo scalo, che dista qualche chilometro da Ragusa, punta a rilanciare il turismo del Sud della Sicilia e per questo la società che lo gestisce – la Soaco – ha firmato un contratto di 5 anni con la compagnia low cost Ryanair.

Dal prossimo 7 agosto saranno attivi tre collegamenti con Roma Ciampino, Bruxelles Charleroi e Londra Stansted. La compagnia di volo irlandese che gestisce circa l’80% dei voli dello scalo bergamasco ha previsto di trasportare oltre 150mila passeggeri all’anno con dieci voli settimanali.

Professor Paleari perché è intervenuto in Sicilia sull’aeroporto di Comiso?

“Sono stato invitato come direttore scientifico di Iccsai, ad un convegno sulle possibilità di sviluppo dell’aeroporto di Comiso. Nel mio intervento ho affrontato il concetto di scali minori, così come sono considerati nel piano aeroportuale nazionale per trovare possibilità di sviluppo. Comiso ha una lunga storia militare e oggi guarda all’aspetto commerciale e hanno voluto sentire da me quali fossero le mie impressioni sulle potenzialità della Sicilia”.

Ha portato l’esempio di Bergamo? Comiso potrebbe diventare come lo scalo di Orio per la Lombardia?

“Penso che non si possa ricalcare l’esperienza di Orio. Il confronto non regge per condizioni, storie, vocazioni e territori diversi. Ho fatto un discorso specifico: ho preso spunto dalla popolazione siciliana e dal numero di passeggeri che transita. E poi ho fatto delle altre riflessioni sul sistema siciliano. Gran parte del traffico siciliano è domestico, circa l’80%, mentre solo il 20% è riservato al traffico internazionale. Stiamo parlando di 10 milioni di passeggeri per 5 milioni di abitanti”.

Dieci milioni di passeggeri all’anno per l’intera Sicilia sono tanti quanti ne fa l’aeroporto di Orio.

“La Sicilia non deve guardare a Orio. Deve guardare ad altre isole e al turismo e pensare il proprio ruolo per l’economia del territorio. Per questo nel mio intervento ho preso ad esempio tre modelli diversi. Il primo è il modello di Palma di Majorca che conta 500 mila abitanti ma ha 20 milioni di passeggeri, è un modello costruito in chiave puramente turistica. Il secondo modello è l’Irlanda che ha gli stessi abitanti della Sicilia, 5 milioni, ma trasporta 20 milioni di passeggeri, eppure non è un luogo dove non c’è un’alta attrattività turistica. Infine, ho affrontato il modello di Pisa che nonostante sia vicina allo scalo di Firenze ha sviluppato un aeroporto low cost che permette di attrarre turisti del Nord Europa che poi si imbarcano a Livorno per le crociere nel mediterraneo, superando su questo fronte Genova”.

Modelli differenti. Ma quali sarebbero i più adatti alla Sicilia e a Comiso?

“Non c’è un modello di aeroporto che può essere trasportato o adottato in pieno da un altro. Perché uno scalo trovi la propria vocazione e dimensione occorre che attorno all’aeroporto si muova tutto un sistema con diversi fattori. Per la Lombardia, per esempio, il sistema tutto sommato è stato regolato e assestato dal mercato. Ryanair ha potenziato la sua presenza a Orio in questi anni perché Bergamo ha accolto le opportunità di questa offerta creando un sistema virtuoso”.

Ogni tanto emerge il progetto del ponte sullo stretto di Messina. Come lo giudica e sarebbe favorevole alla sua realizzazione?

“Credo sia un progetto troppo costoso per essere realizzato e che non porterebbe molti vantaggi per lo sviluppo economico della Sicilia. Meglio investire in un altro tipo di infrastrutture”.

Bergamo ha un diversi collegamenti aerei con la Sicilia, sia su Trapani sia su Catania. Ci sono ancora altri margini di sviluppo?

“Credo che si debba guardare oltre. Occorre affrontare il tema con un approccio sistemico, non indipendentista. Così come c’è già un sistema Palermo-Trapani, c’è un’opportunità tra Catania-Comiso per sviluppare la porta d’accesso al turismo del Sud Est dell’isola. Qui però è bene spiegare che lo sviluppo dei piccoli aeroporti non deve essere letto come un approccio indipendentista, uno contro l’altro magari vicino, la competizione non serve per rubarsi i passeggeri ma per averne di più. Infine, è bene chiarire che non basta un aeroporto, occorrono i servizi all’altezza di un modello che possa generale molti flussi, occorre che lo scalo sia il più possibile accessibile”.

Per esempio?

“Se la vocazione di uno scalo è più turistica allora sarà bene pensare e studiare al modello Adriatico che è organizzato attorno ad una ricettività prettamente turistica. Per esempio, quando penso che sulle coste romagnole si premia la famiglia tedesca che è vent’anni che frequenta quel lido, osservo che lì è stato creato un sistema vincente in campo turistico che ha saputo creare una fedeltà con i suoi fruitori e lo stesso premio diventa evento e promozione del territorio”.

Che cosa può insegnare l’esperienza di Orio al Serio?

Orio è una grande struttura di accesso che offre molte possibilità e che ha anche delle implicazioni, penso al monitoraggio della sostenibilità e dello sviluppo. Ma occorre guardare oltre, perché questa struttura offre una miriade di possibilità di cui ne beneficia tutto il sistema bergamasco e lombardo. Basti pensare che ha novanta destinazioni internazionali. Se oggi posso avere 60 docenti stranieri all’Università di Bergamo lo devo anche a questa infrastruttura di accesso. Non ne beneficia solo l’ateneo, ma tutta la comunità. L’Università diventa così una vera struttura della conoscenza che non si limita a far laureare gli studenti ma diventa fulcro di rapporti e sinergie con BergamoScienza, con le imprese, con l’ospedale, con i convegni di Nobel. Ecco allora che l’aeroporto, l’ospedale, l’università sono delle strutture abilitanti per un territorio e non riesco ad intravedere, in questa fase storica, come si possano avere risultati migliori senza sfruttarle appieno”.

C’è anche chi però contesta il sistema dei piccoli aeroporti ritenendolo troppo costoso? Che cosa ne pensa?

“Occorre fare una riflessione generale. Prendiamo l’alta velocità italiana. Non si sviluppa su tutto il Paese, ma solamente lungo certe direttrici eppure i costi per realizzarla sono stati sostenuti da tutti. Io ho una visione dello sviluppo del Paese che è capillare, non duale, voglio che tutta l’Italia produca e non cresca a macchia di leopardo. Per questo credo che ogni parte del Paese debba ritagliarsi e adottare il sistema di trasporti che più faciliti il proprio sviluppo. Osserviamo Bergamo: esclusa dall’Alta velocità e con un trasporto ferroviario non certo eccellente, ha trovato nell’aeroporto la sua porta d’accesso al mondo”.

Si è appena concluso l’ATRS World Conference 2013 che ha richiamato a Bergamo, grazie all’Università e all’ICCSAI i massimi esperti dell’aeronautica e degli scali aeroportuali. Che cosa può fare Orio al Serio?

“La cosa migliore che può fare Orio, anche sfruttando questa reputazione che ha permesso di ospitare un evento mondiale che lo ha consacrato, è avere una percezione di quali sono le dinamiche evolutive con cui si può paragonare e, sulla base di queste, ritagliare il proprio sviluppo”.

Mi scusi professore, ci possono essere ancora dei margini di sviluppo per Orio? Ci sono diversi comitati agguerriti per i rumori e l’inquinamento dovuti all’aeroporto.

“Il sistema aeroportuale è molto dinamico. Non capisco perché nel nostro Paese non si riesca mai a fare un discorso prospettico quando anche nel convegno che si è appena svolto ci sono Paesi che stanno lavorando per i collegamenti supersonici e spaziali che prenderanno il via fra qualche anno. Se guardiamo al futuro occorre guardare finalmente un po’ più in là. La tecnologia si sviluppa continuamente e abbiamo già ora aerei meno rumorosi, meno inquinanti e ancora più sicuri, occorre che vengano imposti alle compagnie aeree mezzi con alti standard di qualità, ma detto questo non possiamo non guardare al futuro”.

Magari coinvolgendo i comitati dei cittadini?

“Partiamo da presupposto che il confronto aiuta il consenso. Il rapporto con i cittadini e i comitati va gestito, si deve trovare il giusto equilibrio, ma questo è il compito di chi governa. E’ chiaro però che le persone devono essere messe davanti ad una pienezza informativa per avere una consapevolezza. Non si può fare tutto, ma ci sono asset che danno dei benefici di medio e lungo termine enormi e vanno commisurati con i temi della sostenibilità”.

Orio insegna in materia di aeroporti alla Sicilia. Bergamo da chi deve prendere lezioni? C’è un modello a cui guardare?

“Ci sono molti esempi. Gli aeroporti in prossimità di zone urbanizzate sono molti nel mondo, ma credo che il modello che potrebbe essere utile per Bergamo sia quello di Houston, in Texas. Ci sono diversi aeroporti a Houston, il più grande è l’intercontinentale George Bush che ha aperto da poco, ma ce n’è uno con molti voli low cost, il William P. Hobby, che potrebbe essere preso a modello per Bergamo proprio per le sue strutture di accessibilità e per la vicinanza al centro della città. Con l’apertura del nuovo aeroporto intercontinentale, il William P. Hobby ha saputo trovare la propria dimensione”.

Anche il mondo dei voli e degli aeroporti quindi è in continuo fermento?

“Viviamo in un’epoca in cui le dinamiche sono talmente veloci che è necessario assecondare il desiderio umano di guardare più in là. Sono cambiate le condizioni, bisogna essere sempre più preparati e competitivi. E’ avvenuto così anche in Università: fino a cinque-sette anni fa si preparavano studenti, mi sia consentito il paragone, come tante barche. Quando il mare ha iniziato ad essere increspato è stato necessario attrezzare le barche per affrontare il mare aperto ed oggi dobbiamo essere consapevoli della rotta inseguita. Oggi è necessario fare squadra, unire le forze, creare un sistema quando ti presenti al mondo. Costa più fatica perché ci sono mediazioni da fare, condividere sogni e aspettative, si deve scommettere ed avere fiducia: tutto ciò rende la vita più difficile, ma ne vale la pena”.

Commenti

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  1. Scritto da Io

    Se è x quello all international airport of Houston ci sono 5 piste di partenza e atterraggio (come nell’intera Lombardia se vogliamo considerare Montichiari) e all’Hobby 3…e tutti gli aerei in atterraggio sorvolano la città senza troppi problemi per nessuno…

  2. Scritto da GT

    x la Redazione di BGn – (leggere ma non pubblicare)- Ma non vi accorgete quante foto tessera pubblicate? E al 90% sono di maschi. La schermata di oggi poi è da record. Esistono anche le donne, intelligenti, belle e in buon numero, in bergamasca! L’impaginatura fotografica è narrazione, contenuto,opera d’arte giornalistica. Si possono anche inserire sfondi tematici, musiche di concerti, spezzoni culturali… Every day new ideas, you are so yong! Please!

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      L’ho pubblicato per poterle rispondere. Stamattina, mentre lei manda questo commento, tra le prime 5 news ci sono una bottiglia di champagne e la locandina di un film. Nelle altre 34, molti altri soggetti (animali, cortei, fabbriche…). Ha ragione sulla mancanza di immagini femminili e la ringrazio per il pungolo, sul resto mi sembra un po’ esagerato-a. Buona giornata. RdC

  3. Scritto da zinesi emanuele

    scusate ma non e’ il magnifico rettore dell ‘ universita’ di bergamo ,che nei suoi interventi proclama a pieno titolo il valore della persona e l’ importanza delle citta a misura d’uomo .be in questa intervista o e’ distratto o ……………………

  4. Scritto da lex

    A me non risulta che ha Houston la gestione faccia il lavoro dell’ Handling. Insomma a Bergamo si guadagna la metà che agli aeroporti di Roma a parità di responsabilità e tutti fanno tutto…..ovviamente per mancanza di personale. Se il futuro è questo meglio Comiso. Inoltre la comunità europea ha imposto la concorrenza tran handlers ma Sacbo in silenzio non compie la legge…….

  5. Scritto da gigi

    Le prime case (Campagnola) sono a 800 metri dalla testata pista e l’asilo nido e il parco di Campagnola subiscono 64 decibel (Lva) mentre per legge dovrebbero avere 45 decibel (sette volte meno!!!!)
    Paleari, è questa la “commisurazione della sostenibilità” che insegnano all’Università?

  6. Scritto da giobatta

    paleari puo’ dirci cortesemente se l’universita’ o singoli docenti ricevono cintributi/incarichi da sacbo?

    1. Scritto da giobatta

      vedo che non mi si e’ data risposta.

  7. Scritto da Mario

    L’esimio rettore Paleari avrà detto ai signori di Comiso che a Bergamo l’aeroporto ha comportato il declassamento di un intero quartiere quale Colognola a zona di rispetto aeroportuale?cioè ne ha decretato la morte civile?caro Paleari ad orio Carpatair usa aerei Md80 rumorosissimi e vecchi , altro che tecnologia moderna!Ad Huston le prime case sono a 1500 m. dalla testata di pista?

    1. Scritto da H Huges

      Scusi ma Carpatair vola da Orio con i Fokker, omologati Stage IV, piu’ che silenziosi, quegli aerei bianchi rumorossimi con i motori in coda ai quali si riferisce lei sono si degli MD80, ma sono quelli noleggiati da Trawelfly per la stagione estiva, visto che cn i propri 737 non riesce a far fronte a tutti i voli. Comunque non lamentiamoci troppo, negli Usa volano ancora 727 e DC8.

  8. Scritto da usiamo il cervello

    “Se oggi posso avere 60 docenti stranieri all’Università di Bergamo lo devo anche a questa infrastruttura di accesso”.
    Paleari, ma non potevi averli a Bergamo anche se arrivavano a Montichiari?
    Una volta a scuola insegnavano innanzitutto il rispetto delle leggi. L’aeroporto di Orio sta violando tutti i limiti e le prescrizioni del VIA. Se ci fosse un “giusto equilibrio” l’aeroporto dovrebbe dimezzare la propria attività.
    I costi ambientali sono spropositati rispetto ai benefici.

    1. Scritto da bob

      usa il cervello, sc..mo. Pensa con la tua testa

  9. Scritto da mario

    Comiso è l’ennesima vergogna: milioni pubblici che pesano sulla collettività per foraggiare Ryanair e attivare una struttura inutile non distante dall’aeroporto di Catania.Finiti i soldi Ryan sparirà e l’aeroporto chiuderà lasciando milioni di euro di buco in bilancio e decine di cassaintegrati. A proposito di Orio quanti milioni ogni anno foraggiano Ryanair? Perchè al di la di ogni bel discorso sul nostro aeroporto la continuità dello scalo è garantita principalmente da questi soldi.

  10. Scritto da Cua de paja

    Leggo “Credo che si debba guardare oltre…” per me tutto va contestualizzato. Se a Orio guardo oltre vedo distintamente che ora segna del campanone. Il William P. Hobby dista da Huston 15 km, è tra il 1° e il 2° ring (tangenziali) e collegato con la 45 e la linea ferrovia. A parità di 9 mil. di passeggeri nel 2012 svolge la sua attività sul doppio di superficie con 4 piste e su una attigua superfice di 2kmq ha un interporto ferroviario … senza parlare di metro, trasporti, servizi