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Idv, il dopo Di Pietro si chiama Messina: debolezza di un trionfo

Gabriele Sola, già consigliere regionale per l'Italia dei valori, eletto a Bergamo, la patria di Antonio di Pietro, commenta l'esito del congresso dell'Idv e il post "Tonino".

Gabriele Sola, già consigliere regionale per l’Italia dei valori, eletto a Bergamo, la patria di Antonio di Pietro, commenta l’esito del congresso dell’Idv e il post "Tonino".

Non ha vinto: ha stravinto, il primo segretario politico nella storia dell’Italia dei Valori, il primo leader del dopo-Di Pietro (ammesso che possa mai esistere, nell’IdV, un “dopo-Di Pietro”).

Il 70% di Ignazio Messina, contro il 30% del quartetto Rinaldi-Castellarin-Borghesi-Scalera, porta in secondo piano persino il fenomeno veterodemocristiano della moltiplicazione delle tessere nelle regioni del sud e, a macchia di leopardo, in parecchie province del centro-nord.

“Tessera selvaggia” ha disgustato molti di noi e con ogni probabilità ha favorito – come previsto, e come confermato dai numeri – proprio Messina.

Ma, per quanto evidente, non può avere determinato le sorti del congresso straordinario: non con queste percentuali.

Forse la coalizione avversaria è stata penalizzata da un assortimento apparso frettoloso ed eccessivo (poco compatibile, ad esempio, la visione economica di Borghesi con quella di Castellarin, il solo candidato davvero innovativo).

Di certo ha giocato un ruolo determinante l’esercito assemblato da Messina attraverso la mobilitazione di quella stessa dirigenza locale che spesso, in passato, si è distinta per l’abilità maligna nell’osteggiare le risorse più fresche e preparate, stroncandone l’azione e frustrandone le energie.

IdV era cosa loro. IdV deve restare cosa loro.

Eccola, la monumentale debolezza dell’apparente trionfo di Messina: avere costruito il successo su quella porzione di partito da sempre refrattaria al processo di apertura e rinnovamento senza il quale l’Italia dei Valori non potrà in alcun modo ripartire.

Averlo fatto – come parrebbe – con l’ausilio di certi antichi “trucchi del mestiere” è uno sgradevole dettaglio della strategia vincente.

Che rischia di avere prodotto la più classica tra le vittorie di Pirro.

Commenti

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  1. Scritto da Fab.New

    Ci sono due tipi di sciocchi; gli uni dicono: “Questo è vecchio, quindi è buono”, gli altri dicono: “Questo è nuovo, quindi è meglio”.(William Ralph Inge)
    Quando una “verità” è vecchia, vuol dire che sta ormai trasformandosi in una menzogna…