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Liuti, spinette, violini nelle nature morte di Evaristo Baschenis

Immaginare la musica. Le tele dell’accademia Carrara, del maestro del Seicento, sono esposte a Palazzo della Ragione.

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Evaristo Baschenis (1617-1677) l’inventore della natura morta musicale nelle opere dell’Accademia Carrara di Bergamo.

Liuti, spinette, violini, mandole, chitarre, spartiti: tutta l’attenzione si concentra sulla strepitosa resa dei legni, velati di polvere, e delle stoffe su cui riposano strumenti musicali, adagiati in un ordine misterioso, che con il loro silenzio invitano a immaginare la musica.

Per tutta l’estate, l’Accademia Carrara di Bergamo presenta nella sua sede temporanea di Palazzo della Ragione, nel cuore di Bergamo Alta, i suoi Baschenis, quattro dei più celebri “ritratti” di strumenti musicali del maestro.

Le tele esposte nella mostra “Evaristo Baschenis. Immaginare la musica”, curata da Maria Cristina Rodeschini, celebrano l’artista come l’inventore e il principale interprete nella storia dell’arte della natura morta musicale.

La fama dell’artista bergamasco, attivo anche come ritrattista, è legata infatti alle sue composizioni raffiguranti strumenti musicali, che furono talmente apprezzate da suscitare immediatamente l’operosità di una schiera di imitatori, tra cui il conterraneo Bartolomeo Bettera.

L’Accademia Carrara conserva nelle sue raccolte quattro magnifiche tele di Baschenis, che testimoniano l’abilità dell’artista nell’interpretare gli sviluppi della pittura di natura morta ritornando al rigore ottico della lezione di Caravaggio e della sua Canestra Ambrosiana, e nel coniugare la tradizione locale per una descrizione asciutta e naturalisticamente aderente della realtà, incarnata dalle opere di Giovan Battista Moroni e Giovan Paolo Cavagna, con l’aggiornata cultura prospettica e illusionistica che sta alla base della serrata costruzione spaziale delle sue opere.

Realismo e rigore compositivo caratterizzano i quattro dipinti in mostra, che appartengono tutti alla maturità dell’artista.

Il Manuale dei giardinieri di fra Agostino Mandirola raffigurato al centro della tela con Strumenti musicali e tendaggio rosso – complessa composizione in cui agli strumenti musicali si aggiungono un calamaio, due mele e due libri – fu pubblicato per la prima volta a Vicenza nel 1652 e l’opera, che proviene dal monastero di San Paolo d’Argon, è quindi certamente successiva a questa data.

Ai tardi anni Sessanta sono assegnati gli Strumenti musicali e tendaggio nero e gli Strumenti musicali e statuetta, nei quali la scena si amplia e acquista rilievo l’ambiente, mentre l’accostamento degli oggetti mostra un gioco combinatorio sempre più virtuosistico. Allo stesso periodo appartiene anche la tela con Strumenti musicali che proviene dalle raccolte della famiglia Lupi.

Per il suo punto di vista ribassato e ravvicinato, la sua atmosfera silente e quasi rarefatta, l’apparente casualità nella disposizione degli oggetti, che sono al contrario allestiti sul piano con studiata accortezza, il dipinto è tra i capolavori indimenticabili dell’artista bergamasco.

La mostra si può visitare fino al 15 ottobre da martedì a domenica dalle 10 alle 21; il sabato sino alle 23. www.accademiacarrara.bergamo.it

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