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Finardi, addio Cremonese L’Atalanta si fa avanti: sarà lui l’erede di Favini

L'ex tecnico della Primavera nerazzurra ha chiuso il suo rapporto con la società di Cremona e sarebbe pronto per il grande ritorno: si fa sempre più probabile, quindi, l'addio di Mino Favini. Non subito, però, ma alla fine della prossima stagione.

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Ha lasciato la Cremonese e ora parlerà con l’Atalanta: il futuro di Giancarlo Finardi potrebbe presto tornare a colorarsi di nerazzurro. Dopo i dolorosi addii di personaggi storici come Butti, Biffi e Perico, il settore giovanile dei bergamaschi starebbe per tornare al passato con uno dei più grandi (e vincenti) tecnici che il club di Zingonia ha conosciuto negli ultimi 20 anni.

La prossima settimana, forse martedì, Finardi incontrerà Percassi e Marino: i due dirigenti (come anticipato da Bergamonews e La Gazzetta dello Sport lo scorso aprile, leggi qui) avevano già contattato il mister di Castel Rozzone che, legato alla Cremonese da un contratto pluriennale, non se l’era sentita di lasciare così, su due piedi, quella società a cui è tanto legato. Nei giorni scorsi, però, è arrivato il divorzio e, puntuale come un orologio svizzero, la chiamata da Bergamo.

Con Finardi che ritorna sotto le Mura, dunque, prende sempre più corpo l’ipotesi di un addio di Favini: non quest’estate, ma più probabilmente alla fine della prossima stagione, quando il nuovo responsabile del settore giovanile avrà già ingranato in un ruolo e in un ambiente che, comunque, conosce molto molto bene. A testimoniarlo sono i risultati ottenuti dall’ex Cremonese in otto stagioni alla guida della Primavera nerazzurra: tre finali di Coppa Itallia vinte, due Scudetti sfiorati (nel 2002 e nel 2005, ko in finale) e tanti, tantissimi talenti lanciati nel calcio che conta, vedi Agazzi, Perico, Consigli, Padoin, Lazzari, Pazzini, Montolivo, Canini.

Quello che si consumò nel 2007 non fu un divorzio serenissimo tra il tecnico e l’Atalanta, anche se Finardi, da bergamasco doc, preferì non buttare benzina sul fuoco e se ne andò da Zingonia senza sbattere nemmeno troppo forte la porta. Chissà, forse già sapeva che si trattava solo di un arrivederci.

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