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Piccola guida a viaggi fuoriporta tra storia e bellezza

Con questa nuova rubrica curata da Marco Cimmino, BgNews porterà i suoi lettori alla scoperta delle meraviglie che distano pochi chilometri da Bergamo per un'estate all'insegna dei viaggi e, al tempo stesso, del risparmio. Si parte da San Martino della Battaglia.

Chi l’ha detto che in tempo di crisi bisogna per forza rinunciare a viaggiare? Tante, troppe persone non hanno minimamente idea di quali bellezze si possano raggiungere nelle vicinanze di Bergamo con una spesa praticamente irrisoria. Per questo, il nostro "prof" Marco Cimmino ci porterà ogni settimana verso una meta fuori porta (così come abbiamo deciso di chiamare questa nuova rubrica), tanto bella da vedere quanto facile da raggiungere. Buon viaggio.

 

di Marco Cimmino

C’è un luogo dov’è ancora possibile respirare l’aria romantica e un po’ fanée del nostro Risorgimento: profumo di cipressi e di vecchie essenze, buone cose di pessimo gusto. Non è difficile arrivarci: da Bergamo basta che tu prenda l’autostrada in direzione Venezia. Arrivato all’uscita di Sirmione, anzichè dirigerti verso la celeberrima penisola, magnificata da Catullo, volgerai all’interno, guidato dalla mole enorme della torre, che domina per chilometri il territorio: chissà quante volte ci sarai passato davanti, chiedendoti cosa fosse quell’altissimo faro, che, di notte, lancia occhiate tricolori sul Garda. La risposta è lì, da gustare: forse ad un chilometro dal casello autostradale. Salirai per una breve erta, circondato da ordinatissimi filari di vite e, lasciata l’automobile al parcheggio, ti troverai immerso in un’atmosfera d’altri tempi: tempi di divise eleganti di panno celeste, di crinoline, di piumetti al vento. Sei a San Martino della Battaglia: qui, il 24 giugno del 1859, si decisero i destini della Lombardia, in quella che si ricorda come la seconda guerra d’indipendenza.

Sul colle della Madonna della Scoperta, dove oggi sorge la torre-sacrario, stavano le batterie austriache: con la sua divisa candida, osservava lo scontro l’imperatore, allora giovane, Franz Josef. Fu tanto il sangue che venne sparso su quelle basse colline, da fargli rinunciare, per il futuro, a guidare ancora di persona i propri eserciti. Su per la breve salita venivano i piemontesi. In una tempesta estiva, che lavò vivi e morti, alla fine, la giornata arrise all’esercito sardo: Vittorio Emanuele ebbe la sua vittoria.

Oggi, oltre alla bellissima torre, la cui salita elicoidale permette la visione, in affresco di tutto il Risorgimento, potrai visitare il bel museo, dedicato alla campagna del ’59, e l’impressionante chiesa-ossario: intorno, la natura è mirabile ed essa da sola merita il viaggio. Dall’alto dei quasi ottanta metri della torre, infine, potrai ben comprendere perchè, in quello scampolo di terra, tra il lago e le colline moreniche, italiani ed austroungarici si siano battuti per decenni: una stretta via obbligata, lungo la strada per Verona e, laggiù, quasi irraggiungibile, Venezia.

Tra queste pietre e queste siepi di bosso, bene o male, sono le nostre radici nazionali: ne sentirai, forse, il fremito. In ogni caso, vale sempre la pena di conoscere luoghi come questi: emanano una sensazione particolare, quasi un sentimento della storia. Vedrai cannoni con nomi di santo incisi sulla culatta, e lettere alla morosa di giovani che morirono un secolo e mezzo orsono, e baionette, sciabole, schakò e kepì: ti sembrerà di essere tornato indietro nel tempo e, se la fantasia ti aiuta, potrai vedere battaglioni ordinati muovere, sul prato all’inglese della zona sacra.

Poi, riprenderai brevemente il viaggio, dirigendoti, lungo un’amena strada provinciale che sale e scende, rivelando paesaggi sereni, verso Solferino. Anche qui, una torre, ben più antica e tozza, domina la campagna. Lascerai la macchina in paese, giù in basso, e ti avvierai, prima, alla chiesetta-ossario che ospita i caduti di questo scontro, avvenuto in contemporanea con quello di San Martino, ma in cui furono i francesi, nostri alleati, a battersi contro gli imperiali: nella memoria, forse, ti resterà impresso il gigantesco granatiere austriaco, il cui scheletro supera in altezza di una buona testa quelli dei suoi compagni. Penserai a quando il colosso era vivo, rideva, mangiava, camminava e, magari, faceva divertire i bambini, portandoli sulle sue spalle di gigante: ora è lì, con migliaia di altri, a meritare la nostra pietà.

Dopo una visita al museo, salirai il colle, fino a giungere al paese vecchio: Solferino è rimasta identica al giorno della battaglia, con una bianca piazza, la chiesa, le vecchie case dai muri anneriti di fumo. Varcherai la stessa porta che era costata tanti morti ai francesi e che fu la chiave di volta dello scontro, sanguinosissimo.

Proseguirai, poi, per il brevissimo sentiero, fino alla torre "La spia d’Italia", e, poco avanti, al mausoleo della Croce Rossa, che Henry Dunant creò, pochi anni dopo aver assistito alla battaglia e al suo tragico epilogo, in cui migliaia di feriti, privi di cure adeguate, morirono per le ferite: da un enorme dolore, come a volte accade, derivò un gran bene, per gli uomini.

Riscenderai e, prima di ripartire, approfitterai della straordinaria cucina locale e degli ottimi vini delle colline moreniche: quanto ai ristoranti, te ne suggerisco due. Uno è "Da Renato", proprio davanti all’ossario, l’altro è "La piccola vedetta lombarda", in cima a un colle panoramico: in entrambi i casi, troverai un ambiente familiare e piatti della tradizione, senza rimetterci una fortuna.

Quando riprenderai la strada di casa, potrai portare con te buoni ricordi, impressioni di una terra gentile e di un’epoca meno frenetica e più ricca di ideali: magari semplici sogni, ma, in fondo, la vita non è altro che un sogno, come diceva Calderòn.

Commenti

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  1. Scritto da dd

    già visitato, però ottimo spunto. Da vedere.