Logo

Temi del giorno:

Bergamo e la crisi: poveri raddoppiati, famiglie chiedono cibo

Gli effetti della crisi economica si fanno sentire duramente anche in città e provincia. Richieste ai centri d’ascolto raddoppiate rispetto al 2012. La perdita del lavoro è la causa principale del crescente impoverimento delle famiglie. Aumentano le nuove povertà: nuclei familiari che prima godevano di una certa stabilità economica, padri separati e lavoro nero

Mai come quest’anno sono aumentate le richieste di aiuto pervenute ai centri d’ascolto della Caritas di Bergamo. Gli effetti della situazione di crisi economica si fanno sentire anche nella bergamasca e sono emerse nuove povertà, nuove fasce di disagio rappresentate soprattutto da famiglie che negli anni passati godevano di una situazione economica stabile e che non si trovavano in una condizione di bisogno, da padri separati e da giovani dai 31 ai 42 anni.

Dal 1 gennaio al 21 maggio si sono rivolti alla Caritas Bergamo 194 italiani e 425 stranieri, per un totale di 619 persone, mentre in tutto il 2012 erano 204 italiani e 475 stranieri per un totale di 679 persone. Il rischio è che entro dicembre si possano raddoppiare le richieste di sostegno.

Il direttore della Caritas diocesana di Bergamo don Claudio Visconti ha spiegato: “Nei primi mesi di quest’anno abbiamo ricevuto un grosso incremento delle richieste d’aiuto giunte ai centri d’ascolto, che rappresentano il punto di accesso ai nostri servizi e sono una vera e propria porta aperta per chiunque viva un disagio. Abbiamo registrato un cambiamento delle persone che chiedono aiuto, in modo particolare sono emerse nuove povertà. Per esempio, stanno vivendo una situazione di difficoltà molti padri separati, che si rivolgono a noi perché hanno problemi economici oppure perché non possono permettersi assistenza legale e, quindi, vengono seguiti dai nostri avvocati della strada, che prestano gratuitamente la loro professione. I papà di molte famiglie straniere, che prima lavoravano e che ora si trovano senza un posto di lavoro, stanno chiedendo il rimpatrio per i loro cari. Le richieste riguardano soprattutto famiglie con bambini piccoli, mentre in presenza di figli più grandi, dell’età di 9-10 anni, è più difficile perchè vorrebbero rimanere in Italia, dove ci sono i loro amici. Quindi, prima di tornare nel proprio paese d’origine, cercano di fare di tutto per stare meglio. Inoltre, anche molte famiglie italiane stanno vivendo condizioni difficili. In molti casi, nell’ultimo anno, si vede proprio la disperazione”.

Ha sottolineato don Visconti: “Con la crisi economica è cambiato il concetto di povertà. Prima l’utenza del disagio era riferita al singolo individuo, era rappresentata da persone che si trovavano già in condizioni problematiche, come tossicodipendenti, ragazzi di strada o barboni, mentre oggi si riversa sulle famiglie e su persone che prima non chiedevano aiuti. Quando il genitore perde la propria occupazione, il nucleo familiare entra in difficoltà: si tratta di una crisi del lavoro, i problemi principali sono la disoccupazione e quando finiscono gli ammortizzatori sociali, cioè quando non c’è più la cassa integrazione e il lavoratore non sa come fare. Di conseguenza, si alimenta il lavoro nero. Basta pensare alle aziende che chiudono e ai settori produttivi in sofferenza, come il tessile, il manifatturiero o l’edilizia; chi ha il lavoro, invece, riesce a cavarsela. C’è una crescente condizione di impoverimento, aggravata dalla mancanza di fondi per il sociale degli enti locali. In media riceviamo 90 richieste alla settimana”.

La crisi economica ha modificato anche la tipologia dei bisogni. Il direttore di Caritas Bergamo ha dichiarato: “Spesso le richieste riguardano le esigenze primarie, come il cibo o le cure mediche. I più colpiti sono gli operai semplici, ma non solo: negli ultimi mesi ne risentono anche operai specializzati, manovali e qualche impiegato. Caritas riesce ad offrire diversi tipi di assistenza. Il fondo famiglia-lavoro viene utilizzato principalmente per aiutare le persone nel pagamento delle bollette, per cui sono stati spesi 310 mila euro nel 2012, e per l’inserimento lavorativo, con uno stanziamento di 387 mila euro, per sostenere le assunzioni da cooperative e artigiani. Poi ci sono il microcredito e il fondo speranza per la Cei”. Infine, sta emergendo il problema della casa. In questi giorni, si sta mettendo a punto un progetto con la Banca popolare per sostenere le persone nel pagamento di una parte dell’affitto della propria abitazione”.

Paolo Ghisleni