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Incentivi ai giovani senza diploma? Così si penalizza il merito

Il Decreto Lavoro del Governo Letta, imbevuto da un buonismo demagogico e da un egualitarismo formale, cerca di aiutare i più svantaggiati, ma trasmette un messaggio fortemente diseducativo alle nuove generazioni: la scuola, l’impegno, il sacrificio non pagano.

In Italia ci sono tanti problemi che meriterebbero di essere affrontati per primi, ma sicuramente c’è un’emergenza più urgente di altre che è la mancanza di lavoro.

Il Governo Letta se ne è fatto carico e ha emanato da qualche giorno un Decreto specifico con una serie di misure tra le quali degli incentivi economici per facilitare chi non possiede un diploma di scuola superiore, pardon di secondo grado, a trovare un lavoro.

Per quanto possa sembrare strano, non è destinato ad una piccola parte della popolazione, ma ad un’ampia fascia, in quanto in alcune regioni del Sud oltre la metà dei disoccupati ha la sola licenza media.

Purtroppo, questo Decreto Lavoro, imbevuto da un buonismo demagogico e da un egualitarismo formale, cerca di aiutare i più svantaggiati ma trasmette un messaggio fortemente diseducativo alle nuove generazioni: la scuola, l’impegno, il sacrificio non pagano e i giovani brillanti con partita iva o con contratti a progetto siano condannati a continuare sulla strada della precarietà.

Questo è un messaggio pari alla tristemente famosa boutade televisiva dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “contro la precarietà bisogna trovarsi un marito ricco”.

Ma, sul tema delle politiche attive per il lavoro, a forza di rincorrere le emergenze, non ci troviamo come Sistema Paese sempre più lontani dall’obiettivo auspicato di avere il massimo possibile degli occupati?

Forse non dovremmo smetterla di trovare un facile consenso populista che rischia di incoraggiare dei comportamenti opportunistici?

Non dovremmo cominciare a spezzare i circoli viziosi?

Se nella fascia pedemontana lombarda, la disoccupazione è sempre stata inferiore alla media italiana, il merito è per una forza lavoro preparata, non di certo per incentivi, i cui costi gravano sui migliori.

Finché non si capirà che questa crisi economica non è congiunturale, ma strutturale e che è necessario trattare l’Italia come un Paese emergente, dove le regole si scrivono da zero con il coraggio di abbattere completamente le sovrastrutture create per un mondo che non c’è più, rimarremo intrappolati in questo triste limbo.

Roger Abravanel ha scritto un libro dal titolo “Meritocrazia” che inizia con questa frase “Il merito? Ah, ma in Italia non esiste! Lo sappiamo tutti, il nostro è il Paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie”.

Possiamo dargli torto?

Possiamo però invertire la rotta incentivando i più giovani ad andare verso l’eccellenza, ad impegnarsi nello studio e nel lavoro; permettendo al mercato del lavoro di funzionare secondo un sistema di merito, che preveda anche il demerito, ovvero lasciando libertà alle aziende e alla pubblica amministrazione di assumere i migliori e di poter licenziare i nullafacenti.

Chi vuole rimanere in Italia, non è interessato a un Repubblica fondata sul lavoro (se a questo ci si raggiunge per raccomandazioni o per ipocriti egualitarismi che appiattiscono verso il basso), ma è interessato a una Repubblica fondata sul Merito.

Gianmarco Gabrieli

@gabrieligm

Commenti

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  1. Scritto da Aliquis

    Interessante che Gianmarco Gabrieli si riferisca ad Abravanel. Lui, Abravanel, ha scritto un libro sulla meritocrazia rifacendosi ad un altro libro, “L’avvento della meritocrazia”, una distopia futurista scritta da Young nel 1958. Ma Young scrisse il suo libro per denunciare l’orrore di una società fondata sul Merito, foriera secondo lui di diseguaglianze più laceranti e violente di quelle sperimentate dall’umanità nei secoli precedenti. Cari Abravanel e Gabrieli, non avete capito, quindi secondo la vostra fredda ideologia non siete meritevoli.
    Se la scuola deve essere come la descrive Gabrieli, non credo che la si debbe più definire “scuola”. E’ meglio definirla come “Selezionatoio” dove soltanto chi riesce a superare gli esami ha il diritto di vivere e gli altri devono morire. Tutti quelli che non ce la fanno, come ad esempio chi è dislessico, devono essere eliminati in quanto non servono. E’ una selezione ben più spaventevole di quella nazista. Almeno loro selezionavano in base alla presunta razza e sono durati poco tempo. La selezione di Gabrieli è invece illimitata in ogni senso.
    Io a scuola sono fallito completamente, lasciata a 16 anni perchè, ho scoperto dopo, sono un caso di DSA non riconosciuto. Lavoro da 33 anni e ho sempre svolto bene, e con passione, quello che ho fatto.
    Io e gli altri come me devono morire?

  2. Scritto da Tony

    A suo tempo rinunciai agli studi a causa di vari problemi. Ero così stupida! Ero convinta che sarei riuscita a riprendere, ma così non è stato. Dovrei essere penalizzata? Per quanto devo pagare quell’insana scelta? Non ho diritto a lavorare anch’io? Seguirei volentieri un corso di studi, ma ormai il 90% si aggira sui 1500 euro in su… e i corsi regionali della mia regione non calcolano le persone come me, quando ci sono. Devo solo accettare di finire in mezzo alla strada?

  3. Scritto da stefano

    spesso chi non ha un pezzo di carta è molto più motivato di chi si nasconde dietro una pergamena e pretende di avere senza dimostrare. se dovessimo poi guardare in alto, quanti parlamentari che sono dottori, cavalieri, scienziati, ecc. dovremmo cacciare a calci nel di dietro? quest’articolo è sterile, è solo uno sfogo isterico di qualche represso.
    bene. adesso vado avanti con il mio lavoro, con il mio diplomino ottenuto con fatica ma che ho onorato con i roconoscimenti.

  4. Scritto da ct

    concordo con l’intervento.
    di lavori che non richiedono titoli di studio è piena l’italia (soprattutto ora, nella stagione estiva).
    Il problema è trovare un lavoro per chi ha passato anni sui libri investendo sul futuro.
    non possiamo puntare a diventare patria di camerieri, baristi e garzoni..

  5. Scritto da Gaetano Bresci

    un’altra bella contrapposizione creata ad hoc per “dividere ed imperare”: diplomati vs. non diplomati.; e via a commenti babbei su chi è più o meno lazzarone o meritevole, come se le molteplici vicissitudini e condizioni economiche non determinassero la volontà e/o la possibilità di scelta. Povero popolino, quando alzerai il capo e guarderai negli occhi il tuo vero nemico?

    1. Scritto da Sergio

      Infatti non si capisce il nesso tra studio e merito… Chi ha lavorato, anziché studiare, è meno meritevole? Ma sapete quanti hanno studiato e non valgono una cicca, e gli basta soltanto esibire il pezzo di carta per farsi strada?

  6. Scritto da Enrico

    Potrei essere d’accordo con l’articolo,però bisogna anche dire che le scuole dovrebbero essere più selettive! Ne conosco di diplomati o laureati che finiscono ben dopo il termine e che non sono per niente preparati! Se non si è portati bisogna essere umili e rimboccarsi le maniche andando a fare anche i manovali perché non è una vergogna fare il muratore o l’operaio! Dopo ci lamentiamo perché le case le fanno gli stranieri o in ditta siamo pieni di extracomunitari!

    1. Scritto da andrea

      hai ragione cavolo sembra che adesso fare i lavori umili tipo muratore ecc non si a più la dignità ..noi giovani piuttosto che studiare fino a 40 anni è giusto che cominciamo a lavorare sodo..lo studio va bene solo per chi a i genitori ricchi e che se lo possono permettere

      1. Scritto da Enrico

        Lo studio deve essere alla portata di tutte le tasche, ma un ragioniere che non sa fare i conti dopo 5 anni se non con la calcolatrice questo non si può accettare!

      2. Scritto da maccabeo

        Non voglio fare il rompiscatole, ma almeno ricordati che “ha”, voce del verbo avere, vuole la acca iniziale. un saluto

  7. Scritto da Alessandro

    Gli esodati come me, sono quelli che non hanno studiato. I lazzaroni esistono in tutti i settori. Personalmente se non sono portato a studiare ma avrei dovuto fare il discjockey e non l’ho fatto è xchè non ne ho avuto la possibilità. se molti lasciano la scuola è perchè passa un cattivo messaggio da parte di questa Italia di corrotti che senza studi arrivano comunque in alto.

    1. Scritto da Lucia

      In quest’Italia di corrotti, passa il messaggio che col pezzo di carta, vai dappertutto anche se non vali niente! Senza il pezzo di carta non ti fanno fare nemmeno il portalettere… Poi scopri che è pieno di portalettere quasi analfabeti…

      1. Scritto da Alessandro

        Esatto. Io ho lavorato in SDA senza pezzo di carta, alle poste lavoravano i miei genitori e mio fratello. mio padre non aveva il pezzo di carta xò sapeva tante cose certo non di computer. Io me ne sono guardato bene d’andare a lavorare alle poste. neanche a fare il portalettere. tanti miei amici diplomati fanno gli operai e aparte il loro lavoro, sanno parlare a malapena. tanti a scuola copiavano. io non copiavo e non rompevo e siccome rompevano gli altri mi sono ritirato.

  8. Scritto da Marco

    Leggete bene i requisiti da possedere.
    I giovani assunti devono avere almeno uno dei seguenti requisiti:

    essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi,
    non avere un diploma di scuola media superiore o professionale,
    essere lavoratori che vivono da soli con una o più persone a carico

    UNO DEI TRE REQUISITI NON TUTTI E TRE !!!

  9. Scritto da andrea

    non capisco una cosa?
    persone come mè che hanno solo la terza media sono da non considerare? nei reparti produttivi in molte fabbriche in molti cantieri e anche in agricoltura ci sono tante persone come me,e a quanto scritto nell articolo sembra che noi non abbiamo il diritto di essere aiutati,ci consideranoignoranti e non capaci ma almeno noi non ci nascondiamo dietro al fatto “sono laureato e non vado a fare i turni in fabbrica e non vado in cantiere” ma ci adattiamo e trainiamo l italia

    1. Scritto da Unno

      me è senza l’accento, gli apostrofi dove sono, e dopo la virgola va lo spazio, sei fortunato per votare basta una X!

  10. Scritto da Arianna

    Il lavoro giovanile è indispensabile sia per i diplomati che per i laureati, ben vengano tutte le iniziative che possono aiutare a risolvere il problema . Si deve anche tenere presente che non tutti si possono permette la laurea . la priorità è il lavoro e non sono d’accordo che questa iniziativa penalizzi il merito.

    1. Scritto da mara

      Scusa ma non si parla per forza di laureati… Serve solo un pochino di impegno per fare le ex superiori.. Non serve essere ricchi o scienziati… Questa legge premia solo i lazzaroni … si vedranno poi i risultati anche sul lavoro

  11. Scritto da Bertoldo

    Le aziende (ma anche i privati) hanno un fornitore di servizi che agisce in regime di monopolio. Fornisce servizi scadenti a prezzi che ormai non hanno paragoni. Il fornitore si chiama Stato italiano e si fa pagare con le tasse. Invece di migliorare i servizi e ridurne i costi, continua a ricaricare sui clienti la sua incapacità. Solo perchè non ci sono alternative. Invece di agevolare chi fino a 18 anni non ha mai né lavorato, né studiato, dovrebbe “solo” aumentare la propria efficienza.

  12. Scritto da aldo

    Bhe in Italia quando si premia il merito ?

  13. Scritto da Luciano Avogadri

    Vede sig. Gabrieli, chi vuole rimanere in Italia, ed è interessato a una Repubblica fondata sul Merito, non si ferma a piangere aspettando gli “aiuti del Governo”.

  14. Scritto da nemo

    Se fosse solo un problema di costo del lavoro, avremmo una miriade di lavoratori in nero…la verità è che non c’è più lavoro….abbassate le tasse, riducete gli sprechi, diminuite la burocrazia, fate una lotta all’evasione, bastonate gli speculatori “giornalieri” finanziari…….mi fermo qui…tanto sono parole al vento..

  15. Scritto da tex

    in effetti questo governo punta molto al sud per raccogliere consensi e regalare soldi a fondo perduto e a soggetti che, una volta presi i soldi, chiudono e scappano. Bast vedere anche le truffe all’unione europea, tutte rigorosamente made in Italy…….del sud

  16. Scritto da oscar

    tutti colonnelli

  17. Scritto da paolo

    La generazione degli anni 50/60 non aveva una preparazione scolastica elevata tecnicamente ma ha fatto sul campo passi enormi dati da esperienza e impegno.Oggi purtroppo si tende a privilegiare la “grammatica”e poco la “pratica”.L’incontro tra scuola e lavoro dovrebbe essere un obbligo,una realtà concreta, fattibile e non occasionale o per brevi periodi.Incentivando le aziende ma pretendendo un aiuto nella formazione.Anche questa può essere eccellenza??!!!!

    1. Scritto da poeraITALIA

      basterebbe reintrodurre l’apprendistato oggi i pochi lavori che ci sono assumono dipendenti con esperienza ma grazie alla FORNERO dipendenti con esperienza sono a casa come esodati
      mentre i ragazzi non hanno esperienza e allora!!!!!
      forse in ITALIA troppe eccellenze

  18. Scritto da Giacomo M.

    Sono pienamente d’accordo con il pensiero del sig. Gianmarco Gabrieli!

  19. Scritto da lavoratore stanco

    Ma quale eccellenza che stiamo riducendo la scuola pubblica allo sfascio? Andate nei licei cittadini, negli istituti superiori, persino all’università… Insegnanti demotivati, studenti che faticano a trovare un’identità ed una formazione che vada incontro alle loro aspettative? E poi… A quando una riforma scolastica che sforni tecnici specializzati, personale lavorativo di ottimo livello, stages obbligatori in azienda con possibile deduzione dei costi dalle tasse? Eccellenza!

  20. Scritto da Ernesto

    Il fatto è che c’è ANCHE questo intervento, diversamente che si fa ? il mondo del lavoro è eterogeneo , ci sono ANCHE queste persone e le aziende hanno bisogno ANCHE di queste persone. ANCHE queste persone hanno bisogno di lavorare e mangiare . Non ci vedo niente di strano.

    1. Scritto da Elio

      Sono d’accordo con lei! Sebbene auguri a mio figlio un futuro da ingegnere, da medico, da astronauta o da quel che volete con una laurea, ci sono persone che non si possono cancellare dal mondo del lavoro perché, in anni dove si poteva scegliere, scelsero di lavorare anziché studiare. Non è poi così disonorevole aver lavorato piuttosto che studiato. La meritocrazia non dovrebbe essere applicata soltanto in base agli anni di studio, ma in base alle capacità effettive dell’individuo.

  21. Scritto da A.Z. Bg

    Favorire i diplomati significa favorire per l’ennesima volta il sud,dove diplomi e lauree vengono regalati con votazioni massime,che servono ad occupare i posti pubblici dove conta quel numero.Qui la cultura del lavoro,che ha costruito tutto ciò che abbiamo in giro è superiore a quella della raccomandazione(meridionale)ed è proprio fondata sulla meritocrazia,che prescinde dai”pezzi di carta”.non tutti vogliono diventare ing.avv.dott.,c’è chi fa l’idraulico o l’elettric.che serve anche a lei

  22. Scritto da fm

    Caro Gabrieli, precisiamo quello che lei non dice ma lascia intendere: le condizioni per la concessione degli incentivi sono ALTERNATIVE e non devono REALIZZARSI CONTEMPORANEAMENTE. Quindi vale per i 18-29enni O disoccupati da 6 mesi, O senza diploma di scuola superiore, O che vivono soli e con familiari a carico, Piuttosto segnali che è in tutto e per tutto l’ennesimo aiuto al Sud mentre il Nord e l’EXPO sono penalizzati. Continuo inoltre a pensare che di eccellenza non si campa in 50 milioni.