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Il parco come un museo: il prestigioso IFMS va al Comune di Monfalcone

L'ambitissimo riconoscimento ideato dal gruppo alpini di Azzano San Paolo è stato assegnato ai friulani che, in collaborazione con un numero enorme di enti ed associazioni, ha ristrutturato e trasformato in bellissimo parco tematico una vasta porzione di territorio.

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di Marco Cimmino

Uno gli alpini se li immagina sul sagrato della chiesa: a fare bisboccia in trattoria o a sfilare per il paese con in testa la fanfara. Anzi, ad onor del vero, spesso siamo proprio noi alpini a diffondere questa immagine un po’ strapaesana di noi stessi. Intendiamoci: non c’è nulla di male, però, in certi casi, è un’immagine un tantino ingannevole. Tanto per cominciare, le due brigate alpine sopravvissute alla falcidie sono, a tutti gli effetti, reparti di pronto intervento europeo, e, quindi, almeno dal punto di vista operativo, sono tutt’altro che strapaesane. E, poi, perché l’Ana è il membro di gran lunga più autorevole dell’associazione che riunisce tutte le truppe da montagna del mondo, e che si chiama IFMS. Anche se una buona parte degli alpini nemmeno lo immagina, tutti i soci della nostra associazione fanno parte anche della Federazione Internazionale dei Soldati di Montagna, insieme a tedeschi ed austriaci, polacchi e spagnoli, sloveni e statunitensi, francesi e svizzeri: e, cosa ancor meno nota, il premio internazionale IFMS, viene assegnato ogni anno a Bergamo, perché ne è il promotore il gruppo alpini di Azzano san Paolo.

Si tratta di un premio in denaro (poca roba, perché gli alpini non navigano nell’oro, ma, insomma…) accompagnato da un trofeo artistico, che raffigura il "Pulpito", ossia uno dei punti più suggestivi della strada degli alpini, in Dolomiti.

Nato dalla buona volontà degli alpini azzanesi, oggi questo premio è diventato una realtà importante, nel mondo delle truppe da montagna, ed aggiudicarselo è un traguardo ambito. Con il premio IFMS si vogliono premiare soprattutto due azioni, che incarnano anche due fondamentali idee circa i valori da preservare: la salvaguardia, conservazione e ristrutturazione di opere e manufatti militari di valore storico e la diffusione e la difesa della memoria e delle tradizioni militari.

Insomma, mantenere in piedi la baracca e farla conoscere agli altri, per dirla all’alpina: il tutto, nello spirito che, da sempre, caratterizza il rapporto dell’Ana col passato, vale a dire l’imperativo categorico scolpito sulla colonna dell’Ortigara: "Per non dimenticare".

So già che, come accade ad ogni puntata di questa rubrica, qualcuno obietterà: guerrafondai, retori da strapazzo, memoria a senso unico… Lo scrivo una volta per tutte, perché a forza di parlare coi muri si perde la voce e basta: la memoria di noi alpini è questa e non altre. Può piacere o non piacere, ma gli alpini non sono un’associazione politica né un gruppo di preghiera: sono un’associazione d’arma.

Ciò precisato, quest’anno il premio IFMS è andato al Comune di Monfalcone, che, in collaborazione con un numero enorme di enti ed associazioni, sia italiane che slovene, ha ristrutturato e trasformato in bellissimo parco tematico una vasta porzione (3 kmq) di territorio, nelle immediate vicinanze della città, rendendo visitabili e didatticamente fruibili trincee, ricoveri, camminamenti e strutture militari di vario genere.

La cerimonia si è svolta sabato 22 giugno, nella sede Ana di via Gasparini, alla presenza di molte figure istituzionali dell’associazione, tra cui il responsabile nazionale IFMS ed il nostro presidente sezionale. Nella medesima cerimonia, è stato segnalato il prezioso lavoro dell’alpino Zanchi, di Bracca, che, insieme al suo gruppo, ha raccolto in un bel volume le memorie belliche del paese, con un vasto repertorio documentale ed iconografico. Due gocce nel mare, forse, ma certamente due esempi di come, a vari livelli e con mezzi molto diversi a disposizione, si possa contribuire a mantenere viva la memoria collettiva, conservandola e preservandola per le nuove generazioni. Perché una casa senza fondamenta, viene giù alla prima burrasca.

Una bella giornata di festa, all’insegna della cultura e della storia, dunque: tanto per smentire, una volta di più, quell’immagine solo strapaesana di cui dicevamo all’inizio…alla sera, naturalmente, ad Azzano, rancio alpino con polenta e strinù: ma quella è un’altra storia.

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