BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

La sguardo di Paolo VI che riformò la Chiesa spalancandola al mondo

Dopo la scomparsa di Giovanni XXIII è chiamato a guidare la Chiesa incamminata nel Concilio Vaticano II il cardinale di Milano, Giovanni Battista Montini. Un pontefice che rifulgeva per una visione globale dei problemi e delle prospettive, per coraggio, per lungimiranza e perseveranza delle riforme della Chiesa.

di Pier Giuseppe Accornero

Ricordo che cinquant’anni fa un sudario appiccicoso di calore avvolgeva la Pianura Padana in quel venerdì 21 giugno 1963 – festa di San Luigi Gonzaga, "scalzata" quell’anno dalla più importante solennità del Sacro Cuore di Gesù – quando, al secondo giorno di Conclave e al quinto scrutinio, il bresciano Giovanni Battista Montini, classe 1897, cardinale arcivescovo di Milano, sale al Soglio di Pietro. È il naturale successore di Papa Giovanni.

Elezione scontatissima, attesissima, rapida.

C’era bisogno di lui dopo il lungo pontificato di Pacelli e la breve ma intensa esperienza di Roncalli. Ci voleva il diplomatico e il credente, il profondo conoscitore di uomini e cose, l’anima sempre in ricerca, il fedele senza appiattimenti, il fine intellettuale, il servitore della Santa Sede e il pastore collocato sulle frontiere della modernità, l’innamorato di Cristo e della Chiesa.

Su "La Stampa" il laico Luigi Salvatorelli commenta: "La politica di Giovanni XXIII continua con altro stile". Papa Giovanni non faceva mistero che se fosse stato cardinale, già nel 1958 sarebbe toccato all’arcivescovo ambrosiano succedere a Eugenio Pacelli, e non aveva risparmiato segni di predilezione per il più giovane amico: il 15 dicembre 1958 lo colloca primo nella lista dei 23 nuovi cardinali; durante la prima sessione del Concilio Vaticano II (11 ottobre-8 dicembre 1962) lo vuole ospite nei Palazzi Apostolici; il Papa morente sussurra a Montini, accorso da Milano assieme ai fratelli Roncalli: "Le affido la Chiesa, il Concilio, la pace".

La firma di G.B. Montini o G.B.M. compare su un’infinità di documenti, dossier, istruttorie della Segreteria di Stato, dove aveva lavorato per quasi trent’anni. In una sua minuta ci sono le parole poi pronunciate da Papa Pacelli nel disperato appello ai governanti e ai popoli nel radiomessaggio il 14 agosto 1939: "Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra".

Sbriga gli affari di Stato con saggezza ed eleganza. I romani lo vedono a fianco di Pio XII accorso a San Lorenzo dopo i devastanti bombardamenti su Roma il 19 luglio e 13 agosto 1943. Il "sostituto della Segreteria di Stato" crea e dirige un "Servizio ricerche e informazioni" che raccoglie e distribuisce notizie dai fronti di guerra sui prigionieri di ogni Paese – suo collaboratore fu il neobeato don Luigi Novarese, l’apostolo dei malati – e istituisce una "Commissione per i soccorsi" che diventerà la Pontificia Opera Assistenza (Poa). Nella stagione episcopale a Milano, dalla fine del 1954 a metà del 1963, Montini incontra la modernità e la civiltà operaia. Nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova centinaia di industriali intraprendenti e milioni di tute blu alle catene di montaggio, nelle fabbriche e nei cantieri aprono la strada al "miracolo economico".

Nel 1957 mette la Chiesa ambrosiana in stato di evangelizzazione, la famosa "Missione di Milano" su "Dio Padre" e il 4 maggio 1957 benedice in viale Monte Rosa i lavori della prima linea del metrò milanese. Dopo un Conclave di appena 36 ore, l’eletto proclama il suo programma assumendo il nome di Paolo, l’infaticabile apostolo delle genti.

Un pontificato, il suo, segnato dal Concilio Vaticano II: ne decide la continuazione, la conclusione e l’applicazione, mentre i conservatori speravano in una sospensione. In un’assemblea esclusivamente ecclesiastica e maschile introduce i laici e le donne come "uditori e uditrici". Ne affida la gestione ai quattro moderatori, i cardinali Giacomo Lercaro, Gregorio Pietro Agagiagnan, Leo-Joseph Suenens, Julius August Döphner. Lascia libertà di dibattito ma guida con polso fermo il Concilio.

Disponibile all’ascolto e al confronto, riserva a sé gli argomenti più delicati: celibato ecclesiastico, sessualità e regolazione delle nascite, riforma della Curia e collegialità episcopale. Alla costituzione dogmatica sulla Chiesa "Lumen gentium" fa aggiungere la "Nota esplicativa previa" che difende il primato papale, come vuole la minoranza romana e la collegialità episcopale, come vuole la maggioranza dei vescovi.

Il Concilio si svolge in quattro sessioni.

La prima con Papa Giovanni 11 ottobre-8 dicembre 1962; le altre tre con Papa Paolo: 29 settembre-4 dicembre 1963; 14 settembre-21 novembre 1964; 14 settembre-8 dicembre 1965. Se Giovanni aveva avuto l’ispirazione, Paolo fissa i programmi, il metodo di lavoro, l’agenda dei temi in quattro punti: più chiara autocoscienza della Chiesa; suo radicale rinnovamento; unità dei cristiani; dialogo con l’umanità.

Il Concilio disegna la "Chiesa dei poveri" e Paolo VI elimina gli ultimi segni del potere temporale, il triregno e la corte papale, che aveva conservato, a metà del XX secolo, dei rituali addirittura bizantini. Già Gio­vanni XXIII era consapevole del cerimoniale anacronistico, come confidò il 7 giugno 1960 a padre Roberto Tucci, direttore de "La Civiltà Cattolica", che nei suoi diari riporta le parole del Papa bergamasco: "La Chiesa deve in qualche modo adattarsi ai tempi, e così anche la Curia romana e la corte pontificia. Non ho nulla contro que­ste buone guardie nobili, ma tanti inchini, tante formalità, tanto fasto, tanta parata mi fanno soffrire, mi creda. Quando scendo [in basilica] e mi vedo preceduto da tante guardie, mi sento come un detenuto, un malfattore; e invece vorrei essere il “bonus pastor” per tutti, vicino al popolo. Il Papa non è un sovrano di questo mondo".

Tucci racconta ancora che al Papa "dispiace essere portato in sedia gestatoria, preceduto da cardinali spesso più vecchi e cadenti di lui: questo non è neppure molto rassicurante per lui perché, in fondo, si sta sempre un po’ in bilico". Merita ricordare che la sedia gestatoria non era uno strumento di vanità papale ma serviva a far vedere il Papa da tutti, anche da quelli non troppo alti di statura.

Montini la usò sempre meno, Luciani la usò pochissimo e Wojtyla l’ha abolita. Comunque è Paolo VI a dare il colpo di grazia agli orpelli e ai segni del cesaropapismo: rinuncia alla tiara o triregno; congeda il patriziato romano (la nobiltà "nera"); abolisce la corte papale; scioglie i corpi militari vaticani, a eccezione della Guardia Svizzera e della Gendarmeria; mette una pietra tombale sui residuati dello Stato pontificio; vara una riforma radicale della Curia, che in sostanza dura tuttora; pone fine delle carriere automatiche degli ecclesiastici; manda in pensione i vescovi a 75 anni; esclude i cardinali ultraottantenni dal Conclave e dall’elezione del Papa; trasforma il Sant’Uffizio nella Congregazione per la dottrina della fede; abolisce l’Indice dei libri proibiti; difende la fede e la vita umana; crea organismi di dialogo con le altre religioni, con i non credenti, con le confessioni cristiane, con l’arte e la cultura.

La collegialità episcopale si traduce nell’istituzione il 15 settembre 1965 del Sinodo dei vescovi: lo strumento più debole.

Cinquant’anni fa il mondo era a una svolta.

Come Giovanni, Paolo dialoga con i regimi comunisti per far riemergere la Chiesa dalle catacombe e far cessare le persecuzioni, ma dimissiona d’autorità il coraggiosissimo cardinale Jozsef Mindszenty, arcivescovo di Budapest e primate d’Ungheria, che non vuole saperne delle dimissioni e della ostpolitik. Il 30 giugno 1963 Paolo VI è incoronato, e sarà l’ultimo Papa a ricevere il triregno. Il 2 luglio incontra il presidente americano John Fitzgerald Kennedy, che conclude a Roma il trionfale tour europeo: Berlino ("Siamo tutti berlinesi" grida sul Muro che spacca in due la città e l’Europa), Dublino, Londra.

L’udienza doveva avvenire con Giovanni XXIII ma era morto il 3 giugno. Kennedy sarà assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas e il leader dell’Urss Nikita Kruscev il 15 ottobre 1964 sarà defenestrato dal soviet del Pcsus.

In un anno spariscono le "icone" degli anni Sessanta. Le mosse "politiche" di Paolo VI hanno un’enorme risonanza nel mondo.

Il 4-5 gennaio 1964 va pellegrino in Terra Santa e a Gerusalemme incontra il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora: era dai tempi di San Pietro che un Papa non tornava in Palestina ed erano mille anni che il Papa di Roma e il Patriarca di Costantinopoli non si incontravano. Il 3-5 dicembre 1964 vola tra gli ultimi della Terra a Bombay in India.

Il 4-5 ottobre 1965 a Washington incontra il presidente Lyndon Johnson e poi dalla tribuna del Palazzo di vetro di New York rivolge un accorato discorso all’assemblea delle Nazioni Unite: "Jamais la guerre! Jamais la guerre!".

È sbagliato contrapporre Giovanni XXIII e Paolo VI perché furono due Papi che si completavano come personalità e che agirono per il bene della Chiesa mettendola al servizio dell’umanità. Se il Papa bergamasco aveva dalla sua la bontà (ma, secondo me, è sbagliato definirlo "il Papa buono"… perché gli altri cosa sono?), la spontaneità e l’affabilità, il Papa bresciano rifulgeva per una visione globale dei problemi e delle prospettive, per coraggio, per lungimiranza e perseveranza delle riforme.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da bassaiolo

    E’ stato un grande Papa e andrebbe giustamente rivalutato, degno continuatore dell’opera di Giovanni XXIII. E’ anche la settima vittima di chi volle che Aldo Moro e la sua scorta venissero uccisi.

  2. Scritto da enrico

    OGNI UOMO E’ DI DIO,E IN OGNI UOMO C’E’ DIO con questa ottica spirituale e umana dobbiamo accostarci al mistero di Dio che ci ha donato Personaggi come i 2 papi Giovanni xxxiii e Paolo sesto solo così sapremo far maturare il seme che Essi hanno gettato in un campo chiamato VITA UMANA.

  3. Scritto da Marco Brembilla

    Grazie per questo ricordo puntuale e doveroso. Purtroppo Paolo VI è ricordato meno rispetto ad altri Papi, ma come giustamente si sottolinea nell’articolo, è grazie a Lui ed alla lungimiranza di Giovanni XXIII che in Lui vide il Successore, che il Concilio è continuato (tanti speravano che con la morte di Roncalli tutto si sarebbe fermato, per fortuna non è stato così). Un grande Papa che andrebbe studiato di più. Ricordiamolo anche per la sofferenza nei tristissimi giorni di Moro.