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Internazionalizzazione: “In Russia cresce la fame di impianti e macchinari” fotogallery

Grandi opportunità per le nostre imprese che esportano a Est ma anche problemi legati alla burocrazia: li ha illustrati il manager di Siad Macchine e Impianti Andrea Turetta al ciclo sull’internazionalizzazione proposto da Punto Finanziario di Confindustria Bergamo.

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L’export lombardo e bergamasco verso la Russia è in ripresa: a fine 2012 i valori delle vendite non erano distanti da quelli record del 2008, con una variazione positiva del 5,7%, rispetto al 2011 a livello lombardo, e dell’11% nella nostra provincia e anche per il primo trimestre 2013 il trend è positivo. La Lombardia copre nel complesso poco meno del 30% delle esportazioni italiane che riguardano principalmente macchinari, la voce di gran lunga prevalente, e, a seguire, abbigliamento, articoli in pelle, mobili e apparecchiature elettroniche.

“Con il 1° gennaio 2010 – ha ricordato Daniele Bordina, responsabile Desk Est Europa, Ufficio Sviluppo Internazionalizzazione di Intesa San Paolo intervenendo al ciclo sull’internazionalizzazione proposto da Punto Finanziario di Confindustria Bergamo – Russia, Kazakhstan e Bielorussia hanno dato vita a un’Unione Doganale che prevede a regime la libera circolazione delle merci fra i tre paesi attraverso la creazione di un singolo spazio doganale. Ogni controllo alle frontiere è stato abolito a partire dal 1 luglio 2011, mentre dal 1° gennaio 2012 i tre Stati operano come singolo spazio economico”.

Si tratta di uno spazio economico enorme, anche se restano difficoltà burocratiche. In questo contesto Intesa San Paolo assiste le imprese dalla fase della penetrazione commerciale, fino alla gestione finanziaria di consociate estere.

Conferme dell’interesse crescente per il paese vengono anche Andrea Turetta, manager di Siad Macchine e Impianti. “Dal 2007 – ha spiegato – contiamo su un Ufficio commerciale e di assistenza tecnica a Mosca, al servizio di tutte le attività del gruppo. La Russia sta assistendo al ritorno nel paese di grossi capitali depositati all’estero e all’iniezione di capitali esteri per lo sfruttamento a lungo termine delle enormi risorse naturali del paese, in particolare riserve di petrolio e gas naturale, inoltre l’industria ha avviato un forte processo di rinnovamento degli impianti destinato a durare per anni e ciò rappresenta un’opportunità particolarmente interessante per tutti i fornitori di impianti, macchinari, beni di servizio e consumo”.

Le complicazioni e gli intoppi sono però sempre dietro l’angolo. “Tutte le merci – ha spiegato – devono essere provviste di certificato all’importazione, Gosgortechnadzor, un “dazio” destinato a rimanere a lungo, dato che l’ente certificatore impiega qualche centinaia di migliaia di dipendenti. Inoltre il paese enorme: da Mosca a Vladivostok ci sono 9 ore di volo e 10 fusi orari. La nuova e giovane classe media inizia a conoscere una lingua straniera oltre al russo, tipicamente l’inglese, ma la maggior parte della classe dirigente, che ancora detiene il comando, parla esclusivamente il russo ed è pertanto necessario ricorrere all’interprete”.

In generale nel passaggio da “economia pianificata” ad “economia di mercato” il paese sta cercando di darsi regole nuove e più moderne. Questo si scontra però con resistenze interne e consuetudini radicate; il risultato è una “giungla” normativa di regole e norme spesso ambigue, quando non in contraddizione. Perciò, secondo il manager, è importante la presenza diretta.

Non è possibile – ha avvertito – fare affari in Russia rimanendo in Italia, ma bisogna essere fisicamente presenti con un ufficio o un rivenditore ufficiale”.

Nel corso dell’incontro Emanuele Cortesi, partner dello studio legale Caffi Maroncelli e Associati, ha proposto una dettagliata panoramica delle principali criticità dei contratti internazionali, evidenziando, nei casi di controversia, la possibilità di rivolgersi a Camere arbitrali internazionali di riconosciuto prestigio, come quella di Parigi o di Milano, o Stoccolma: quest’ultima vanta una corposa esperienza con i Paesi dell’Est.

Rossana Pecchi

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