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Dalla strage del 1943 all’asilo per i bimbi Rossosch profuma di alpino

Durante la Seconda Guerra Mondiale un'operazione sovietica portò alla scomparsa del Corpo d'Armata alpino di Rossosch, in Russia. Cinquant'anni dopo, sul terreno della palazzina un tempo occupata dai militari italiani, è nato un asilo per ricordare chi non è più tornato a casa.

di Marco Cimmino

Una volta a Rossosch c’era il comando del Corpo d’Armata alpino: una palazzina bassa, circondata da un muro, che, col passare del tempo, si è trasformata in un rudere. Gli alpini non c’erano più, dall’inverno 1942-’43, quando, travolti da un’operazione che si chiamava "Piccolo Saturno", che di piccolo aveva poco o niente, avevano abbandonato il Don, cercando, con dolorosa fatica, di sfuggire all’accerchiamento sovietico. Fu la ritirata di Russia: il capitolo più triste e sanguinoso della storia delle truppe alpine.

Passarono gli anni e poi i decenni: qualcuno tornò dai campi di prigionia, molti, i più, sparirono: a casa, madri vestite di scuro e giovani mogli aspettavano una lettera, una parola. Alla stazione, dopo un po’, smisero di andarci. Poi, dopo la guerra e la morte, ritorna sempre la vita di ogni giorno: sulle fosse cresce l’erba e si trova sempre un cavallo che se la mastichi, per campare.

Cinquant’anni dopo quella battaglia disperata, si pensò di ricordare i morti aiutando i vivi, secondo il costume alpino: si volle gettare un seme di amicizia e di pace tra la gente russa e la nostra, nel nome di una tragedia passata e di un mondo nuovo e migliore. Nacque il progetto "Sorriso": gli alpini si lanciarono in una nuova avventura, questa volta del tutto pacifica. Si sarebbe costruito un bellissimo asilo, per i bambini di Rossosch, nel nome dei caduti, nel luogo dove caddero: si decise di trasformare in edificio scolastico proprio quel vecchio rudere abbandonato, in cui, cinquant’anni prima, galoppavano furieri e risuonavano secchi ordini. Adesso, ci avrebbero giocato i bimbi e l’aria si sarebbe riempita delle loro grida e dei loro giochi.

Il lavoro fu lungo e difficile: molte le pastoie burocratiche e molti i problemi logistici.

Alla fine, però, l’asilo di Rossosch divenne realtà: una vittoria per gli alpini e, questa volta, senza spargimento di sangue. Semmai, si sparse sudore, in faticose corvée: chi alzava muri e chi progettava, chi pensava all’impianto elettrico e chi alla piscina. Gli alpini, si sa, conoscono mille mestieri: misero a frutto questa loro abilità.

Nacque un’amicizia, ci furono gemellaggi: Rossosch divenne un po’ italiana, un po’ alpina. La mutata situazione politica permise anche il rientro di centinaia di salme di caduti: centinaia di famiglie, adesso, avevano almeno una tomba su cui pregare.

Oggi, che sono settanta gli anni passati da quella guerra, nella sede della Sezione di Bergamo dell’Ana, è stata presentata la nuova edizione del libro su Rossosch, apparso la prima volta vent’anni orsono: c’erano il presidente nazionale Favero, l’ex presidente Parazzini e un sacco di pezzi grossi. Ma di quello altri, sui giornali, hanno già parlato meglio di quanto possa fare io.

Ciò che posso dirvi è che un libro è solo un libro: ne ho scritti tanti e, ormai, non mi ci emoziono più. Ma questo libro su Rossosch è una cosa diversa: non è elegante, è impaginato male e non contiene alati concetti, ma è un libro pieno di vita e di speranza. Perchè, oggi, dove correvano soldati in grigioverde e camionette coperte di fango, c’è un bel prato, con dei giochi per bambini. E i muri scialbati di chiaro dell’asilo di Rossosch sono il più bel monumento per gli alpini che non sono tornati, e per quelli che li hanno voluti ricordare.

Commenti

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  1. Scritto da darioflautista

    quanta retorica: magari per completezza, potreste anche spiegare come mai in piena Russia si trovava una palazzina con gli Alpini, che non erano in gita aziendale

    1. Scritto da carollo lucio

      non servono commenti, come non si può conoscere una delle pagine più tristi della storia italiana..leggiti Mario Rigoni Stern..forse ti serve…

  2. Scritto da makio

    quanto dolore quanta disperazione, onore a tutti gli Alpini, caduti

  3. Scritto da Carlo Pezzotta

    Questo,è quello che voglio leggere dalla tua penna! Quella tragedia organizzata dal Duce,induce gli Alpini con la A maiuscola oggi,a sacrificarsi questa volta con un’opera che porta il sorriso di quei bambini. Mi ricordo,che nei pressi di Tambov dove ero per lavoro tanti anni orsono, cercavo notizie dei dispersi, dove sapevo che mio zio in quella zona, non molto distante da Rossosch (circa 3-400km), era appunto disperso e le autorità mi fecero capire che non avevano nessuna voglia di parlarne