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Decreto del fare L’esperto: “Piccoli passi ma si poteva osare di più”

Jean Marie Del Bo, caporedattore di Norme e Tributi del Sole 24 Ore, commenta il Decreto del fare varato dal governo Letta.

Il Decreto del fare, il primo grande provvedimento del Governo di Enrico Letta ha stabilito in 80 punti alcune urgenze e priorità di intervento per far ripartire l’economia italiana. Secondo Jean Marie del Bo, caporedattore di Norme e Tributi del Sole 24 Ore si poteva fare di più: “il decreto è solamente un piccolo assaggio di altri interventi che seguiranno a breve. Per ora non c’è e non possiamo parlare di un metodo Letta, ma abbiamo un metodo di navigazione e non è poco”.

Il Decreto del fare arriva a quasi 50 giorni dal varo del governo Letta. Abbiamo aspettato troppo oppure è arrivato in tempo?

“Direi che i tempi sono abbastanza giusti. Negli anni passati questi provvedimenti arrivavano in estate avanzata e poi venivano convertiti in fretta e furia all’ultimo momento, stravolgendo spesso l’idea iniziale con cui erano stati creati”.

È stato fatto abbastanza o si poteva fare di più con questo decreto?

“Si poteva fare di più per le imprese, ma dobbiamo partire da due presupposti: che le difficoltà sono molte ed era impossibile dare risposte immediate a tutte, e che Letta usa la politica dei piccoli passi, ma frequenti. Per esempio al termine di questa settimana si attende il provvedimento in materia di lavoro che segue il decreto del fare. Possiamo dire che questo decreto prevede una serie di interventi che saranno varati a breve, in sé non rappresentano una rivoluzione ma cercano di rispondere a delle necessità”.

Quali sono le difficoltà che incontra questo governo?

“C’è una logica nell’agire di questo governo: far fronte alle necessità con i mezzi e le risorse che sono disponibili rispettando una serie di vincoli. I primi vincoli sono quelli imposti dell’Unione Europea, che potrebbero seguire un allentamento dopo la chiusura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per deficit eccessivo, comminata da Bruxelles ben quattro anni fa. E qui si deve specificare che non sarà un allentamento straordinario o rilevantissimo, ma che darà all’Italia un maggior agio per intervenire in materia di risanamento e del rispetto degli equilibri di bilancio. Poi c’è il vincolo politico che chiede di non aumentare l’Iva e di rimandare l’acconto Imu, mentre per l’Imu si potrebbe trovare una copertura finanziaria, per l’Iva diventa molto difficile se non impossibile, considerare la rinuncia a miliardi di euro di entrata per i prossimi anni”.

Che cosa pesa in questo quadro politico ed economico?

"Ciò che pesa sicuramente molto è un ipoteca politica finanziaria. Ma anche un’ipoteca politica in senso stretto perché c’è il problema di una maggioranza allargata che è sempre sotto scacco. Più passa il tempo e più è difficile smontare un’alleanza che produce qualche risultato come questo Decreto del fare".

Quali sono le scelte più coraggiose contenute nel Decreto del fare?

“Le più coraggiose credo siano quelle misure sul processo civile. Avere una giustizia civile che funziona fa bene al sistema economico e alle imprese. Poi si è avuto il coraggio di toccare degli interesse forti, penso ad Equitalia. E non era facile. Il problema è che di fronte all’allarme evasione non si torni come un pendolo ad investire società come Equitalia per recuperare risorse. Atteggiamenti simili screditano l’azione di governo e riducono la fiducia dei cittadini”.

Abbiamo parlato delle scelte coraggiose. Dove si poteva osare di più?

“Servivano maggiori aiuti alle imprese, ma forse le vedremo come prova d’appello nel decreto legge sul lavoro. E poi se si vuole quadrare il cerchio si dovrebbe migliorare la legge Fornero senza abbattere le tutele del lavoro. Anche se il vero banco di prova di queste misure sarà la legge di stabilità, quando si rifaranno i conti per l’anno prossimo e forse ci potrebbe essere un margine di speranza a sconti più robusti per le imprese e per il lavoro”.

Per far fronte alla crisi si sono provate più ricette, da Obama per gli Usa al Giappone con le misure del premier Shinzo Abe. Con il Decreto del fare ci potrebbe essere anche il “metodo Letta”?

“No. Non si può parlare di un metodo Letta sarebbe ancora troppo presto. C’è però un metodo di navigazione e questo può già essere molto per il nostro Paese. Non si possono paragonare alle scelte di Obama o del Giappone, perché noi siamo in Europa e dobbiamo rispettare dei vincoli, ma possiamo certamente affermare che c’è una capacità di gestire e di affrontare la situazione di crisi”.

Dal suo osservatorio che è la redazione del Sole 24 Ore, crede che la crisi sia finita?

“No. Non credo proprio. E mi spiace dirlo”.

Ci attendono ancora anni di lacrime e sangue?

“Il periodo lacrime e sangue forse è terminato. Ma con un debito pubblico alto, la produttività e la crescita basse credo che ci aspettano molti anni di sofferenza collettiva. Il problema è individuare il modo per affrontare queste difficoltà senza infierire troppo sui contribuenti”.

Se si trovasse a cena con il Presidente del Consiglio Letta quali consigli o ricette darebbe?

“La ricetta più immediata sarebbe quella di inserire misure che diano la possibilità di aumentare il potere di acquisto per la spesa individuale, di creare un po’ di aspettativa e di creare nuovi posti di lavoro. Credo che questa sia la prima e più urgente esigenza degli Italiani. Poi se fossi a tu per tu con Letta gli suggerirei di introdurre delle misure per tenerci stretti i migliori talenti e i giovani che oggi purtroppo sono costretti a cercare all’estero una possibilità di lavoro e di realizzazione”.

Insomma il paziente Italia ha ancora la febbre.

“Sì, la febbre è abbastanza alta, anzi è alta. Occorrerebbe un’iniezione di coraggio per superare un po’ questa sensazione di apatia e di sfiducia. Il paziente può guarire anche se negli ultimi mesi i sintomi sono concentrati sull’abbattimento, non si trova un fondo a questa situazione, sembra che la curva della crisi non tocchi mai il suo punto più basso”.

Dagli editoriali-appello del direttore del Sole 24 Ore Napoletano al termometro della crisi, quale obiettivo si pone il vostro quotidiano?

“Stiamo cercando di fare il massimo possibile per stimolare le imprese. Stiamo spiegando nel dettaglio e con approfondimenti le misure adottate dal governo perché sia più facile per gli operatori recepire le norme che puntano alla ripresa economica”.

Da queste prime azioni, si sentirebbe di dare un voto al governo Letta?

“È ancora troppo presto per dare un voto e un giudizio al governo Letta, è presto capire dove ci porterà questa strategia. Per ora si può dire che è diverso dal governo Monti che ha avuto due sfortune: dover fare le cose che tutti avrebbero dovuto fare ma nessuno ha mai fatto ed è durato troppo a lungo finendo per dover poi scendere nell’arena politica perdendo i suoi consensi”.

Commenti

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  1. Scritto da Alberto

    Finchè saremo sottomessi agli stupidi vincoli eurocratici e senza sovranità monetaria non avremo né scelta né libertà di manovra.

    1. Scritto da gigi

      quà non c’entrano i vincoli, è la mancaza totale di idee accompagnate dalle esigenze del pdl e pidimenoelle di tirare a campare. a tutt’oggi non hanno fatto ancora nulla se non chiacchiere, anche la baggianata degli 80 punti in realta sono solo sulla carta, non sono approvate e mancano totalmente i fondi. E’ un governo di inetti e sfigati

      1. Scritto da Alberto

        Sempre i soliti triti e ritriti discorsi ammuffiti da antipolitica: ma non vi chiedete mai perchè nessuno può fare nulla? Perchè non si trovano 8 mld per evitare l’aumento IVA o l’IMU? Perchè bisogna chiedere all’Europa o alla Germania il permesso (ma non eravamo uno Stato sovrano, una volta?) di poter spendere soldi? Se non volete nemmeno ragionarci sopra, pazienza.

    2. Scritto da Luigi

      Eh già, perché i manovratori nostrani sono in gamba… Alà cor!

      1. Scritto da Alberto

        Finchè ti fermi agli sragionamenti grillini, inutile discutere con chi come te non vede al di là della solita “i ròba tòcc”. A risentirci quando vorrai aprire la mente.

  2. Scritto da gio

    si poteva fare di più? certo; non perdere vent’anni di tempo votando i dannosi e decrepiti bossi-berlusconi..

  3. Scritto da francesco

    lao spending review dove è finito?Come al solito ,penso,sia un modo di distrarre l’opinione pubblica pur di non toccare i loro interessi.

  4. Scritto da gigi

    un governo penoso frutto di un’inciucio tra pdl e pidimenoelle, un governo basato sul non facciamoci male, abbassiamo i toni e tiriamo a campare e non molliamo la poltrona