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Ministri Kyenge e Idem: “Cittadinanza agli sportivi” Anche un bergamasco spera

Yassine Rachik è di origine marocchina e parla il nostro dialetto. E’ uno dei giovani più promettenti dell’atletica italiana ma senza cittadinanza non può gareggiare in nazionale: "E' un'ingiustizia". Qualcosa, però, sembra che si stia muovendo. Tu cosa ne pensi?

Yassine Rachik è un ragazzo di origine marocchina vive in Italia dal 2004, con suo padre che è qua da 20 anni e fa l’operaio. Yassine parla il dialetto bergamasco come un bergamasco. E’ uno dei giovani più promettenti dell’atletica italiana, pronto per gareggiare con la Nazionale. O meglio, potrebbe esserlo.

Nonostante sia stato capace di scalare le liste under 20 correndo i cinquemila metri in ottimi tempi, non può far parte della squadra nazionale per l’annosa questione della cittadinanza. Yassine rappresenta uno dei paradossi della nostra atletica, che si trova in casa dei talenti capaci di scalare i vertici mondiali eppure non li fa gareggiare.

“Io al prossimo mondiale voglio gareggiare –racconta Yassine-. Se riesco a rappresentare l’ Italia mi fa molto piacere, visto che vivo qua e mi sento italiano. Però non vedo collaborazione. In altri Paesi basta un anno e se vai forte ti danno la cittadinanza subito. Qui invece…”.

Yassine si sente come un leone in gabbia: “E’ come se stessi aspettando un Paese che non mi vuole. Devono fare qualcosa, noi siamo il futuro dell’ Italia. Voglio solo la cittadinanza. Io mi alleno ma non serve a niente, nemmeno se faccio il record italiano. Queste sono cose che ti spezzano. Valgono solo i fatti, e i fatti sono che non posso correre per le medaglie che contano. Vorrei far vedere chi sono nel mondo e rappresentare l’ Italia, e non posso”.

Ora però, grazie al ministro allo Sport e alle Pari opportunità Josefa Idem ed al ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge, la concessione della cittadinanza per meriti sportivi sembra un traguardo un po’ meno lontano. Ma andiamo per ordine. L’idea, lanciata verso la fine del 2012 dall’onorevole Mario Pescante (che di sport se ne intende), è stata ripresa pochi giorni fa dalla ministra delle pari opportunità e dello sport Josefa Idem.

Nel suo programma di governo sullo sport nazionale il ministro Idem propone l’acquisizione della cittadinanza per i minori, figli di immigrati regolari, che praticano sport con le varie federazioni italiane. Queste le parole del suo discorso alla Commissione Cultura della Camera: “L’Italia deve favorire l’acquisto della cittadinanza per gli atleti stranieri che si sono distinti per alti meriti sportivi”. Un messaggio, questo, chiaro e preciso.

Proprio qualche giorno fa, a margine del suo intervento al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria, il ministro Kyenge ha sostenuto la causa affermando che “Dobbiamo sostenere tutte le iniziative che portano a una visione diversa della cittadinanza, una visione che include e che riconosce il valore di una persona, in qualunque settore. Anche chi ha dei meriti sportivi, dà un contributo al Paese”.

Certo non sarà facile arrivare l’acquisizione della cittadinanza per meriti sportivi, ma quello che è certo è che anche su questo fronte il dibattito è aperto. Tu cosa ne pensi?

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