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Lega, Bossi contro Maroni: perderà ma farà nascere un secondo partitino

Carroccio in fibrillazione, le tensioni non mancano: è il momento più propizio per il Senatùr per ottenere visibilità e magari passare per vittima attraverso un procedimento disciplinare. Il Carroccio senza strategia fa i conti con le fandonie che hanno portato alla vittoria i "Barbari sognanti".

Dopo essere stato defenestrato dai “Barbari sognanti”, Umberto Bossi si rifà sotto e porta la sua controffensiva in grande stile contro Roberto Maroni e soci.

Non poteva scegliere momento più propizio: una Lega in fibrillazione a causa dei tanti galletti che si credono politici di razza e di un declino elettorale che appare inarrestabile, inizia a fare i conti con la montagna di fandonie, frammischiate ad alcune verità, su cui si è basata l’ascesa al trono di Maroni, la cosiddetta Lega 2.0.

Tra le tante:

1) Le accuse contro i fedelissimi di Bossi sono cadute o stanno cadendo una a una. Dopo l’assoluzione di Monica Rizzi per la questione dei dossieraggi è stata la volta di Rosi Mauro, per la quale è venuta meno l’accusa di aver acquistato diamanti con i soldi della Lega. Resta in piedi l’imputazione di aver utilizzato i soldi del finanziamento pubblico per il sindacato, ma questa è una cosa che sapevano anche i sassi.

2) Le roboanti dichiarazioni di Maroni di dare rinnovato slancio all’articolo 1 dello statuto del partito (l’Indipendenza della Padania), iniziando a rifiutare gli accordi elettorali con Berlusconi sono state smentite dai fatti.

3) Lo sbandierato “repulisti interno” è stato inflessibile con alcuni (ad esempio Daniele Belotti, al quale dal 2008 al 2012 la Corte dei Conti ha contestato spese non giustificate per ben € 80, più o meno un pieno di benzina) ma inesistente per altri (Fabrizio Cecchetti, fedelissimo di Maroni, ha avuto spese contestate per circa € 60.000 ed è stato ricandidato, rieletto e nominato vicepresidente del Consiglio regionale).

Per non dire del tempismo,definirlo sospetto è un eufemismo, con cui è arrivata l’ennesima tegola sulla testa di Bossi, cioè il presunto yacht del figlio Riccardo che sarebbe stato acquistato usando 2,5 milioni di euro della Lega. Una notizia diffusa subito dopo la costituzione presso un notaio da parte di Bossi di un nuovo soggetto politico. Peccato che nel giro di pochi giorni sia saltato fuori il vero proprietario della barca e che lo scoop si sia rivelato una bufala.

Con tali premesse Bossi ha gioco facile a passare per vittima di un gioco di potere interno alla Lega facendo passare in secondo piano le sue enormi responsabilità politiche che, in 25 anni, danno un bilancio pari a zero in termini di risultati per le “genti padane”, a parte la marea di cadreghe che sono riusciti ad occupare i leghisti di tutti i livelli, futuri “Barbari sognanti” compresi.

Come se non bastasse la Lega si trova senza uno straccio di strategia politica. Il progetto di macroregione è velleitario, una trovata elettorale senza capo né coda costruita senza la più pallida idea del percorso istituzionale da seguire e senza appeal sulla militanza.

Non è un caso che la “gazebata” delle scorse settimane sia stata organizzata per l’ennesima volta sul tema dell’immigrazione, evitando iniziative “macroregionaliste”.

Allo stesso modo appare del tutto irrealistico l’obiettivo di trasformare la Lega nel soggetto politico predominante al Nord: una Lega con i numeri attuali, senza obiettivi e ostaggio di Berlusconi, può solo sperare nelle briciole dell’elettorato del Popolo della Libertà.

In questo contesto Bossi gioca la sua partita, mettendo in scena l’ultimo tentativo per riprendersi la Lega prima di rompere definitivamente e ufficializzare il nuovo soggetto politico.

Sa che la lotta dall’interno è senza speranza, perché i “Barbari sognanti” hanno i numeri, ma intanto sfrutta la visibilità che gli stanno fornendole ripetute contestazioni a Maroni e attende un provvedimento disciplinare che lo consacri nel ruolo di vittima.

Può contare su un certo numero di fedelissimi e nostalgici con i quali giocherà la carta dell’indipendentismo.

Poco conta che questo sia in contrasto con la sua azione politica degli ultimi 13 anni (anno 2000: patto elettorale con Forza Italia): Bossi, al contrario di Maroni, è in grado di far digerire alla sua gente tutto e il suo contrario.

Ma tenterà di rivolgersi anche ai cadregari, sia ex che aspiranti, facendo presente che la Lega, già annientata a Roma, è in una fase di declino che appare inarrestabile anche sul territorio: oltre alle sconfitte in serie nei comuni è prevedibile che una Lega al 5% in Piemonte, al 10% in Veneto e senza alcuna influenza a Roma se li sognerà i prossimi governatori delle due regioni.

Non ci saranno sfracelli, se non all’interno della Lega.

Anni di strategie incomprensibili hanno allontanato sia l’elettore indipendentistasia quello che individuava nella Lega il partito anti sistema.

Lo stesso partito ha subito un vero e proprio mutamento genetico, coerente con le strategie seguite negli ultimi anni, con l’ingresso di frotte di militanti per i quali l’alleanza con Berlusconi è un dato acquisito e fuori discussione.

Bossi potrà contare su un buon numero di vecchi militanti, quelli abituati a tirare la carretta sul territorio, e sull’adesione di qualche partitino indipendentista, ma il sogno di una forza politica padanista in grado di recitare un ruolo di rilievo sullo scenario politico italiano è destinato ad infrangersi sugli scogli degli errori passati di Bossi e dell’inadeguatezza dei “Barbari sognanti”.

Risultato: due partitini inconsistenti e ininfluenti.

Auverno

Commenti

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  1. Scritto da giobatta

    se si separano, come di divideranno le 300 mila doppiette?

    1. Scritto da Obelix

      Che domanda ! segandole in verticale , no ?

      1. Scritto da giobatta

        ottima idea

  2. Scritto da doge

    lega : game over ! la lega è finita…….basta !

  3. Scritto da mario59

    Senza gioire o volermi attribuire dei meriti, posso constatare che quanto ho scritto più volte sui post di bergamonwes, la lega sta lentamente affogando nel fango nel quale si sono impantanati nel corso degli anni, vendendo favole e illusioni irrealizzabili ai loro elettori che finalmente si sono accorti di quanto e per quanto sono stati presi in giro.
    Ancora qualche anno e la lega farà la fine di altri partiti, che una volta erano ai primi posti e poi finiti tra i partiti con meno dell 1%

  4. Scritto da Lega

    Caro Austate, chiunquea sia Auverno, poco cambia. Le Lega è destinata all’irrilevanza. Governi le regioni finché ha le cadreghe, poi la festa sarà finita…

  5. Scritto da Arno Benincasa

    Chi scrive una opinione che vuole essere “pesante e pensante”, ha l’onere morale di firmarsi in chiaro (ratio: conoscere l’autore aiuta il lettore nel valutare i concetti). Invece, se in analisi come queste ci si riduce allo pseudonimo, la mente ricorda questo adagio: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee: o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”.

    1. Scritto da Narno Pinotti

      “Austate”, “un vecchio militante”, “Lega”, volendo pure i piuttosto generici “pasquale”, “giorgio”: direi che BgNews si adegua alle abitudini dei suoi coraggiosi commentatori, gentile Benincasa. Magari sarebbe stato meglio il contrario, ma tant’è. E del resto è gloriosa la tradizione del corsivista politico armato di pseudonimo; anche se in molti casi tutti sapevano chi vi si celasse.

  6. Scritto da giorgio

    Game hover. Amen, ce ne faremo una ragione.

  7. Scritto da un vecchio militante

    Bossi piantala. Hai si costruito la Lega, ma l’hai anche distrutta arricchendo il tuo amici e la tua famiglia. Hai tradito chi ti ha dato fiducia, per cortesia vattene non solo dall’Italia, ma anche dalla Lombardia, terra di lavoratori e imprenditori veri, non di chiaccheroni e volta gabbana come sei tu.

  8. Scritto da pasquale

    Articolo interessante, e ben scritto. Però non ho capito chi ne sia l’autore: risulta firmato “Auverno” ma poi poco sotto appare la scritta: “Autore: Redazione Bergamonews”.
    Redazione, ci spiegate meglio, per cortesia?

  9. Scritto da Austate

    L’alias non mente… il nostalgico Auverno si preoccupi del suo partito.