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La corsa di Zeynep a Gezi Park per una Turchia laica e democratica fotogallery

Sara Pagliaroli, a Bergamo, raccoglie la testimonianza di Zeynep Çambel, una giovane donna turca: le racconta i giorni di protesta che si stanno vivendo ad Istanbul per spingere il Paese al cambiamento. La battaglia in difesa degli alberi di Gezi Park diventa così il simbolo di una lotta per una Turchia laica e democratica.

Sara Pagliaroli, a Bergamo, raccoglie la testimonianza di Zeynep Çambel, una giovane donna turca: le racconta i giorni di protesta che si stanno vivendo ad Istanbul per spingere il Paese al cambiamento. La battaglia in difesa degli alberi di Gezi Park diventa così il simbolo di una lotta per una Turchia laica e democratica.

di Zeynep Çambel e Sara Pagliaroli

Da giorni si rincorrono le notizie relative all’onda di protesta che ha investito la Turchia: migliaia di persone in molte città sono scese in piazza per manifestare contro il governo presieduto da Tayyip Erdogan.

La storia di Zeynep Çambel, giovane donna turca residente a Istanbul, asian side, ci conduce in modo vivido e verace dentro i tumulti che hanno attraversato il paese della mezzaluna negli ultimi giorni. Il racconto di Zeynep inizia alle 2 del mattino del 31 maggio 2013. Zeynep viene svegliata da urla che si levano dalla strada. Distingue un grido netto “Wake up Turkey”. Si alza, accende la tv: scarni sottotitoli parlano di scontri tra contestatori e polizia al Gezi Park e l’uso di gas lacrimogeni.

Il trillo del telefono la distoglie dalla lettura del monitor: un amico l’avverte che su twitter e facebook si rincorrono messaggi che incitano a scendere in piazza, a marciare verso Gezi Park. Così avviene: Zeynep scende in strada, la folla si dirige verso il Bosforo Bridge. Tre ore di marcia al grido “Tayyip resign” [Tayyip dimettiti]. Per tre ore si cammina, spinti dal desiderio di esserci, di raggiungere gli ecologisti attaccati dalla polizia. Si capisce immediatamente che il sit-in, iniziato da un manipolo di ambientalisti contrari alla distruzione del Gezi Park di Istanbul, è occasione per iniziare una protesta senza precedenti contro il governo in carica.

Alle prime luci dell’alba Zeynep decide di rientrare, stremata, molti invece riescono ad attraversare il Bosforo Bridge, trovandosi però di fronte la polizia che con l’uso di gas lacrimogeni li disperde.

Il sabato pomeriggio 1 giugno, si diffonde la notizia che la polizia ha sgombrato il Gezi Park. Si riparte. La marcia per raggiungere il sito e manifestare solidarietà agli ambientalisti è partecipatissima. Questa volta il mare che divide Istanbul sarà attraversato con il traghetto. Questa almeno l’intenzione, ma qui il racconto di Zeynep prosegue e si impregna di violenza: al porto i manifestanti, in marcia da ore sventolando bandiere e gridando slogan, vengono avvolti da una vasta nuvola di gas lacrimogeno. Zeynep riferisce della sensazione di essere strozzata, gli occhi subito gonfi, la pelle bruciante come se scottata. E poi la tosse che la scuote.

Chi non ce la fa si ferma, chi invece prosegue è travolto dall’acqua sparata dalla polizia.

Di nuovo per la seconda volta i manifestanti restano nella parte asiatica di Istanbul. Solo la domenica riescono finalmente ad arrivare al Gezi Park. Zeynep conclude il racconto dei fatti non scontando nulla: ho visto la polizia agire senza la benché minima preoccupazione per la salute umana. Quindi prosegue: "Non eravamo armati, non stavamo facendo nulla di male. Stavamo solo scandendo slogan contro il governo a supporto degli attivisti".

Non solo Istanbul, ma molte altre città si sono messe in movimento per contestare il governo in carica e la lista dei feriti ha continuato ad allungarsi, raggiungendo nell’arco di 5 giorni il numero di circa 4.000. Purtroppo non mancherà neppure la lista dei morti: 2. Zeynep spiega come i media turchi soprattutto all’inizio delle contestazioni tacessero gli avvenimenti.

Sotto il diktat governativo di restare “politically correct” – ! – le radio televisioni hanno glissato sui fatti che infuocavano il Paese. Solo dopo qualche giorno e in modo limitato si sono permessi di far trapelare informazioni sulla situazione.

Le principali informazioni venivano fornite dalla stampa internazionale o appunto tramite Internet. Del resto le censure governative sono da anni severe, molti giornalisti oppositori del governo – ci dice Zeynep – son finiti in carcere.

La protesta continua: le notti sono agitate e tumultuose, ma c’è un orario preciso che è appuntamento per tutti gli oppositori del governo: alle 21 in punto chi è contrario a Erdogan e affiliati accende le luci di casa, si affaccia alla finestra, pentolame in mano, per percuotere le casseruole come protesta e gridare così il proprio no. Mentre, per strada, gli automobilisti suonano i clacson per ore e continuamente vengono sventolate bandiere turche.

Tayyip Erdogan è stato eletto la prima volta nel 2003, nelle successive tornate elettorali, è sempre stato vincente con un numero sempre maggiore di voti. In parlamento ha la maggioranza.

Chiediamo allora a Zeynep di capire perché questo no è scandito così perentoriamente da una buona parte del popolo turco. La Turchia in questi 10 anni è diventata un paese islamico, il governo cerca di imporre il suo punto di vista in tutti i segmenti della società, ogni mese assume provvedimenti che restringono le libertà individuali.

Chi si ribella è emarginato. E il mondo tace. L’elenco dei provvedimenti che Zeynep cita è lungo, persino stupefacente: non si puo’ acquistare alcol dopo le 22, c’è il progetto di sciogliere il teatro, l’opera, l’orchestra nazionale turca, il sistema scolastico si va via via islamizzando, la galera per giornalisti e generali non filo governativi è all’ordine del giorno, è stato proibito alle hostess della Turkish Airlines di mettersi il rossetto rosso, è stato reintrodotto il velo, si stanno progettando siti nucleari, non c’è rispetto per l’eredità storica né per il verde.

Vedasi il caso del Gezi Park, ma pure il progetto di un terzo ponte di collegamento tra la Istanbul europea e quella asiatica, ovvero ci spiega Zeynep: altri alberi da abbattere e la presunta scelta di nominare il ponte con il nome di un sultano ottomano che massacrò migliaia di alawiti in Turchia.

A dispetto dell’immagine che la Turchia ha cercato di costruirsi in questi anni, con il boom economico che l’ha attraversata Zeynep ci riporta ad una realtà piuttosto severa: La crescita economica non ha corrisposto ad un miglioramento degli standard di vita.

Di fronte alla chiara presa di posizione di buona parte della popolazione il primo ministro Erdogan si è mostrato duro e verbalmente violento definendo i manifestanti “saccheggiatori”, “estremisti”, addirittura “vicini a frange terroriste”.

Scatenando un sentimento di offesa molto forte nei manifestanti, come ci sottolinea Zeynep. Solo la sua dipartita per un viaggio internazionale ha permesso al suo vice Mr. Bulent Arinc di usare toni pacatamente conciliatori e iniziare a scusarsi con le persone in protesta. La gente che in questi giorni ha riempito le strade delle città turche ha urlato, ha marciato, è stata travolta dall’acqua sparata e pure ha afferrato sanpietrini: l’attesa, ma è forse più una speranza, è che il governo si apra al dialogo.

Zeynep ci spiega che il governo regolarmente eletto, soprattutto il primo ministro, non ha rispetto del 50% della popolazione che non ha votato per lui. Già negli anni ’90 la gente aveva protestato per l’islamizzazione che si stava attuando, seppure non in modo così efferato. Allora aveva funzionato.

Vorremmo che il primo ministro aprisse un dialogo con coloro che non lo hanno votato e ascoltasse i nostri obiettivi: una Turchia laica, più verde, rafforzare i diritti delle donne. Ciò che contraddistingue i fatti di questo inizio giugno è che per la prima volta la protesta contro Erdogan è stata massiccia e allargata, basata sulla solidarietà della gente comune, di ogni età, di ogni livello. L’atteggiamento del governo, l’uso brutale della forza da parte della polizia limitano le speranze. Come se le possibilità di reale cambiamento fossero minime. Resta ferma la possibilità di continuare a lottare per i propri diritti. 

Commenti

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  1. Scritto da Michi

    Grande Zeynep!!! X quello che conta sono orgogliosa di poter dire di conoscerti… sei una persona eccezionale! Complimenti anche a Sara x quest’articolo!