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Patria, amore, dolore Clelia, la mamma dei Calvi e di tutti gli alpini

Lo storico Marco Cimmino ci racconta di una figura conosciuta da pochi ma considerata dalle penne nere una sorta di grande mamma. Fu lei a mettere al mondo e a crescere con i valori degli alpini i quattro fratelli Calvi.

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di Marco Cimmino

Potrebbe sembrare singolare iniziare una storia degli alpini bergamaschi parlando di una donna: invece, siccome dietro ai grandi uomini ci sono sempre grandi nonne, grandi madri e grandi mogli, è proprio di lì che mi piacerebbe cominciare. E da un giorno di lutto, che, paradossalmente, fu un giorno di festa. Era il 3 marzo 1953, quando, nella sua casa di Piazza Brembana, morì Clelia Pizzigoni, nota a tutti gli alpini come "Mamma Calvi": e per tutti gli alpini fu come se fosse morta la loro di mamma.

Era nata ad Antegnate, nella Bassa, ma aveva sposato Momolo Calvi e si era trasformata in "gogisa" per amore. Partorì i quattro fratelli Calvi, che sono l’immagine stessa dell’alpinità bergamasca. Li mise al mondo, ne fece degli uomini forti e buoni e, infine, le toccò quello che a nessuna madre dovrebbe mai toccare: li raccolse nella cappella di famiglia, alla fine di ottobre del 1921, chiusi in quattro bare uguali.

Non era una donna dura Clelia Pizzigoni: si costrinse, parole sue, a divenire una "madre spartana", ma era un’anima d’artista, che amava i fiori e la musica. Però, al di sopra dell’arte, aveva un altro amore, che era addirittura più forte dell’istinto: amava l’Italia, di un amore semplice ed immediato; ed insegnò ai suoi ragazzi che servire la Patria era un dovere da accettare tranquillamente, senza clamori e senza fanfare, come un lavoro e come un destino. E i quattro Calvi, Nino, Attilio, Santino e Giannino, fecero semplicemente il proprio dovere, con scrupolo e con entusiasmo: in fondo, l’eroismo non è nulla di eccezionale. Proprio questo fece, forse, di loro gli eponimi dell’alpinità bergamasca: la normalità del sacrificio. L’idea di fare le cose perchè vanno fatte: e vanno fatte presto e bene. Come un operaio che lavora al suo tornio o un manovale che alza un muro bello dritto. Una lezione che, oggi, sarebbe fondamentale per i nostri ragazzi, che hanno la fortuna di non dover rischiare la ghirba in guerra, ma subiscono la maledizione di vivere in una società senz’anima.

Morirono tutti e quattro, i fratelli alpini: Attilio sull’Adamello, a Fargorida, nel 1916. Santino sull’Ortigara, il Golgotha degli alpini, nel giugno del ’17. Giannino, il più giovane, classe ’99, a Padova, di spagnola, due mesi dopo la fine della guerra. Rimaneva Nino, il più anziano, del 1887: tornò in Adamello, inseguendo un richiamo terribile ed inevitabile, per morire precipitando dalla Nord, nell’estate del 1920.

Poco più di un anno dopo, Bergamo li accolse, tutti di nuovo insieme, nella chiesa delle Grazie, e poi, in un saluto di tutti i bergamaschi, i Calvi giunsero al cimitero di Piazza Brembana, dove ancora riposano.

La madre rimase sola, nella casa dove li aveva allevati, terribilmente silenziosa. Poi, finalmente, quel 3 marzo di sessant’anni fa, arrivò anche lei, nel Paradiso di Cantore. Ad accoglierla c’erano tutte le penne mozze delle guerre in cui gli alpini si erano sacrificati: e chi voleva stringerle la mano, chi toccarle il vestito, chi farle una carezza. Erano tutti figli suoi, quegli sconosciuti con le divise della Libia e gli stracci della Russia. Infine, se li trovò davanti: Nino, Attilio, Santino e Giannino. Erano tali e quali come se li ricordava: come li aveva rivisti mille volte nei sogni. E le sorridevano, felici.

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Commenti

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  1. Scritto da Carlo Pezzotta

    Non voglio essere il solito “bastiancontrario”, ma con questa eroica mamma mi vengono in mente altre eroiche mamme che durante il fascismo misero a repentaglio la propria vita per nascondere i propri figli ed anche quelli di altre mamme, affinchè non cadessero nelle mani assassine dei guerrafondai.

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Più che “bastiancontrario” caro Pezzotta, mi pare un po’ “off topic”: questa è una rubrica che parla di alpini e, per conseguenza, di mamme di alpini. Va da sè che esistano madri eroiche che nascosero partigiani, come ce ne sono che scavarono con le mani nel fango del Vajont o che difesero i figli dalla mafia. Se ne parla, in molti altri luoghi, a ciò acconci, insieme alle mani assassine di questo e di quell’altro. Questa è zona alpina, ahimè, ed ha scopi più modesti. Cordialità

      1. Scritto da Carlo Pezzotta

        non è off-topic e sono pure alpino (Monguelfo 69-70), ma non accetto che venga da te strumentalizzata una tragedia famigliare, sopratutto se la tragedia è avvenuta in una famiglia di alpini. Pensa piuttosto ai tuoi camerati che mandarano a morire nella tragedia russa, migliaia di alpini con gli scarponi di cartoni e dove pure ho un zio alpino, là disperso

        1. Scritto da lotty

          caro signor pezzotta, convivido la sua critica. L’autore dell’articolo un paio d’anni fa ha scritto sull’nutilità della festa del 25 Aprile, non aggiungo altro.

        2. Scritto da Marco Cimmino

          Strumentalizzata, caro Pezzotta? Se avere curato l’edizione critica del diario di Nino Calvi e goduto del privilegio dell’affetto dei discendenti Calvi, De Giuli e Calegari, vuol dire strumentalizzare una tragedia familiare, lo ammetto: l’ho strumentalizzata. E ne vado fierissimo. Portare la sua rabbia e il suo odio in questa sede non le fa onore, nè come uomo nè come alpino: e avere avuto uno zio disperso o avere fatto la naja a Monguelfo, evidentemente, non le ha insegnato nulla.

          1. Scritto da Carlo Pezzotta

            La lezione mi arriva da un pulpito molto traballante e qui chiudo.

  2. Scritto da lotty

    Quanta retorica nella conclusione dell’articolo, il paradiso esiste solo per chi ci crede…

    1. Scritto da ...appunto

      In effetti, c’e’ da domandarsi perche’ Dante l’abbia inserito, poco democraticamente, in quel suo libriccino pieno di retorica. Avrebbe dovuto tener conto di quelli che non ci credono e scrivere “Il divino boh”, cosi’ accontentava tutti.

      1. Scritto da Beppe

        Quindi Cimmino ha la licenza poetica di Dante ?

        Un cicinnino di retorica c’è, dai…

      2. Scritto da lotty

        la sua ironia è fuori posto, lei deve essere la stessa persona che ha criticato i miei commenti nell’articolo sulla madonna di fatima. Se lei è credente non ritenga di avere la verità in tasca, così come non l’aveva dante, grande vate ma pur sempre uomo.

        1. Scritto da Ateo pacifico

          Mi dica la verita’ signora: la pagano per scrivere queste fulminanti osservazioni? Cosa la spinge a pubblicare formidabili post in cui prende sistematicamente tone per bidone? Cerca la gloria? Vuole salvare il mondo? Ama coprirsi di ridicolo? Mi ricorda una di quelle bassaridi invasate del Medioevo, solo che e’ invasata al contrario: vede cattolici integralisti e pericolosi fascisti ovunque. Il mondo, per fortuna, e’ meno agitato di lei, se ne faccia una ragione.

          1. Scritto da lotty

            ancora una volta ha cambiato lo pseudonimo, non perde il vizio…Mi spieghi perchè i miei commenti le danno tanto fastidio visto che io sarei un’invasata al contrario(le baccanti difendevano la divinità di dionisio, io non rivendico nessuna divinità perciò non sono invasata). Se ritiene che io sia ridicola, mi ignori, i miei commenti non sono all’altezza dei suoi. colmi di termini forbiti, buona sera.

          2. Scritto da Beppe

            Anche lei mi sembra un po’ agitato con quella mitraglia di domande a dir poco retoriche……

  3. Scritto da makio

    Clelia, mamma degli Alpini che assieme a Te riposano, Sei in Tutti Noi Alpini Rimasti, Sempre PRESENTE,