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Civus spegne i fornelli Lo chef Brasi: “Ma l’idea a Milano ha funzionato” fotogallery

Il ristorante pasticceria “Civus” di via Verdi a Bergamo spegne i fornelli. Nessun rimpianto per lo chef Luca Brasi, ora impegnato con “La Braseria” ad Osio Sotto: “Un’idea troppo innovativa, anche se a Milano funziona”.

“Civus” spegne i fornelli, annoda il tradizionale fagottino che ne era diventato il simbolo di riconoscimento e lascia via Verdi a Bergamo. Il ristorante dello chef Luca Brasi ha chiuso.

Bergamo perde un locale caratteristico che offriva una cucina di alto livello per chi era stretto nella morsa della fretta ma non voleva rinunciare alla buona tavola. “La proposta di Civus era innovativa, rompeva degli schemi nel panorama della ristorazione bergamasca. Non è stata recepita e in corsa ho dovuto apportare delle modifiche trasformando la formula iniziale, stravolgendo di fatto la mia idea. È allora che ho preferito chiudere”.

Luca Brasi, chef, 42 anni, oggi titolare de “La Braseria” ad Osio Sotto. Brasi, trascorsi da chef stellato, abituato alle sfide sa che anche un piatto preparato con molta cura non sempre soddisfa il palato.

Che cosa non ha funzionato?

“Il progetto non ha dato la risposta che si pensava. Bergamo non ha recepito la novità della mia idea e quindi la formula iniziale era stata modificata stravolgendo. A quel punto non aveva senso continuare”.

Bergamo non l’ha capita? Non era pronta ad accogliere una formula come quella di Civus?

“No. Diciamo che la piazza è troppo piccola, ha un bacino d’utenza molto piccolo e che la mia idea era troppo innovativa. A Milano, vicino a piazza Duomo, hanno aperto un modello analogo e funziona benissimo”.

Ha qualche rimpianto?

“No, nessun rimpianto”.

Nel frattempo ha aperto “La Brasseria” ad Osio Sotto. È più facile far apprezzare un certo tipo di cucina in provincia rispetto alla città?

“In provincia c’è un’attenzione diversa alla cucina. Ho aperto La Brasseria a Osio Sotto in una zona ricca della Bergamasca, dove ci sono molte aziende e lavoro molto bene. Il livello è più alto e chi viene sa apprezzare un certo tipo di ricerca di prodotti e di cucina. A Bergamo ho scoperto un mercato difficile che non immaginavo. Mi sono trovato di fronte ad una clientela che voleva mangiare a dieci euro, un menù a prezzo fisso. E di fronte a questa richiesta la mia presenza era praticamente inutile. Così abbiamo deciso di concentrarci su La Brasseria che sta dando ottimi risultati”.

Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    Luca è certamente molto bravo e la proposta di Civus era davvero interessante. Non credo fosse un problema di parcheggio, in quanto ci sono moltissimi potenziali clienti (uffici) che di certo non prendono l’auto per andare a mangiare. Credo piuttosto che l’ambiente un po’freddo e prezzi alti non facilitino questa formula nella nostra città. Mettiamoci poi la concorrenza che ha avuto da Zushi e soprattutto da Tresoldi…

  2. Scritto da ricky

    I prezzi di Civus non erano sostenibili, né giustificati. Mi spiace per la proprietà, ma non facciamone una colpa dei bergamaschi che non sanno osare o mangiare bene. Adattare la cucina a tempi e modi di una città, o di un quartiere, è segno di intelligenza. Non una sconfitta.

  3. Scritto da Pier

    La gente preferisce spendere i soldi nel macchinone o nei viaggi piuttosto che mangiar bene

  4. Scritto da Cesare

    Brasi pecca di presunzione. Altro fallimento dopo Cavenago. A quando il mea culpa? Civus in quella posizione della città era una follia. Peccato non conoscere l’esperienza de “La Brasserie” a Osio Sotto. Un locale prima gestito come “La Lucanda”, poi affittato ad altri per cercare il grande salto (fallito), che l’ha visto poi tornare a capo chino. Il locale, tra l’altro, ha preso fuoco di recente. In un altro contesto (centro paese) tremendamente infelice. Un abitué dei cattivi investimenti?

  5. Scritto da julius

    curiosissimo: a destra l’articolo di luca brasi che si lecca le ferite, a sinistra quello della comelit che brinda… la comelit è un’azienda del papà di luca

  6. Scritto da cristiano

    l’innovazione è benvenuta ma il portafogli piange.

  7. Scritto da manuela

    Beh …la generazione “milleeuroalmese” si augura di spendere per pranzo al MASSIMO dieci euro …ed un pranzo a dieci euro non ce lo si può permettere tutti i giorni…

  8. Scritto da mmr

    Esempio di business case partorito male. Sei in centro, in zona di uffici, non hai parcheggio a disposizione: ti aspettavi di vedere orde di persone vogliose di spendere tanto per mangiare poco (a prescindere dalla qualità, su quella non si discute), oppure più semplicemente comuni lavoratori in pausa pranzo? Spiace, ma certe idee per innovative che siano bisogna anche saperle lanciare nel giusto contesto. Troppo facile dire che “la clientela non ha recepito”.. è sempre colpa degli altri?

    1. Scritto da Michele

      Concordo pienamente. Ogniqualvolta ci sono entrato ho sempre realizzato questo pensiero: “è un vero peccato che sia in una zona di passaggio, non pedonabile/+ vivibile”

  9. Scritto da pino

    Che bergamo sia provinciale, prevenuta e chiusa a qualsiasi novità è cosa ormai nota! E’ talmente provinciale che la sua stessa prtovincia è più avanti come giustamente fà notare Brasi. In più la ns “bergamo bene” , spesso ignorante culturalmente e culinariamente è abituata ad andare nei posti in dove è d’obbligo non mancare anche se si mangia male … Bergamo, e il suo territorio, è la città delle occasioni perse!

    1. Scritto da makio

      siete cari, in altre città si mangia meglio e si paga meno, vai a provare

  10. Scritto da julius

    luca è un genio, sebbene tutti siamo importanti ma nessuno di noi è indispensabile…
    farà cose importanti e straordinarie anche a osio, il resto è nei rimpianti, quindi inutile…

  11. Scritto da makio

    purtroppo c’è la crisi, le tasche sempre più vuote