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Cavalierato del Lavoro all'ingegner Mario Scaglia Una vita tra impresa e arte - BergamoNews
Al quirinale

Cavalierato del Lavoro all’ingegner Mario Scaglia Una vita tra impresa e arte fotogallery

L'ingegnere Mario Scaglia riceverà il Cavalierato del Lavoro dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La cerimonia si svolgerà al Quirinale in occasione delle celebrazioni del 2 giugno Festa della Repubblica.

L’ingegnere Mario Scaglia è stato insignito del Cavalierato del Lavoro dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Mario Scaglia è presidente di Scaglia Indeva Spa, azienda di famiglia attiva nella fornitura di macchine e sistemi elettronici e pneumatici per la movimentazione dei carichi in impianti industriali. Grazie al know-how e alla tecnologia d’avanguardia studiata e testata dal proprio centro ricerca e sviluppo è leader mondiale del settore. Occupa 725 dipendenti e realizza un export pari al 60% del fatturato.

Classe 1934, ingegnere, laureato al Politecnico di Milano, imprenditore è uno dei più noti collezionisti lombardi. In quarant’anni di attività ha formato una raccolta d’arte antica molto importante, soprattutto nel campo delle placchette e dei dipinti. Sindaco del paese di Brembilla, dove si trovano i suoi stabilimenti, Mario Scaglia è stato presidente dell’Accademia Carrara di Bergamo dal 1982 al 1999 e attualmente presiede la Galleria d’arte moderna e contemporanea (Gamec) della città. Nel dicembre del 2007 il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha dedicato all’ingegner Scaglia una mostra alla collezione dell’ingegner Mario Scaglia. Proponiamo un articolo di Marco Carminati, pubblicato dal Sole 24 Ore scritto per quell’occasione.

 

Bronzetti e dolcetti

di Marco Carminati

Sia che si trovi nella sede centrale di Sotheby’s a Londra o si aggiri alla fiera degli «Oh bei Oh bei!» a due passi dalla sua casa di Milano, ingegnere-collezionista Mario Scaglia compie spesso un identico gesto: apre di scatto il portafoglio ed estrae un foglietto con un fittissimo elenco di dipinti, con sopra segnati autore, soggetto e misure dell’opera. I collezionisti fanno spesso cose stravaganti, ma quella di Mario Scaglia non è una stravaganza. «Una volta comperato un quadro – dice l’ingegnere – è necessario trovargli la cornice giusta.

Così giro perennemente con l’elenco dei miei quadri in tasca in modo da poter colpire nel segno quando mi imbatto nella cornice adatta della giusta misura». Nonostante l’impegno quotidiano nel l’impresa di famiglia, ubicata a Brembilla nelle Prealpi bergamasche, Mario Scaglia è un collezionista a tempo pieno. Lo è da quarant’anni, animato da una passione prorompente e incontenibile che gli provoca un enorme diletto. Ha raccolto soprattutto medaglie, placchette, sculture e dipinti con ritratti, paesaggi e nature morte.

Il Museo Poldi Pezzoli di Milano ospita fino al 30 marzo 2008 un’importante selezione della Raccolta Scaglia, nel l’ambito della serie di mostre ideate da Annalisa Zanni e dedicate all’«Arte del collezionismo», che ha già visto presenti nella casa-museo di via Manzoni il fiore delle raccolte dei principi del Liechtenstein e della casata Borromeo Arese. Ma a differenza dei Liechtenstein e dei Borromeo, che si sono trovati a gestire e incrementare illustri collezioni storiche, Mario Scaglia ha assemblato la sua raccolta tutto da solo. «In effetti – dice l’ingegnere – in famiglia non ho avuto predecessori in tal senso, ad esclusione forse di uno zio paterno, Stefano Scaglia, che ha raccolto considerevoli placchette dorate e importanti incensieri poi donati all’Accademia Carrara di Bergamo».

Nonostante avesse un difetto fisico non proprio trascurabile per un collezionista: «Sì, lo zio Stefano, poveretto, era quasi cieco».

Il nipote Mario, invece, ci vede benissimo. Partecipando ad aste internazionali, frequentando antiquari di fama ma anche rovistando nei mercatini domenicali, l’ingegner Scaglia ha edificato la sua Wünderkammer. Placchette della scuola di Donatello, di Giacomo Mondella detto il Moderno, di Caradosso e del Riccio si sono allineate alle medaglie di Pisanello e Matteo de’ Pasti, alcune trovate quasi per caso altre rincorse con instancabile tenacia per anni sul mercato antiquario. Parallelamente sono arrivati i quadri, gli amatissimi lombardo-veneti Previtali, Moroni, Baschenis, Ceresa, Ceruti e Fra Galgario.

«La mia è una raccolta non una collezione, – precisa l’ingegnere – quindi non vi è nulla di sistematico: i fondi oro convivono con i paesaggi fiamminghi su rame, con i ritrattini da cabinet, con le sculture lignee come l’Adorazione dei Magi di Giovan Angelo e Tiburzio Del Maino. E come vede, le placchette e le medaglie si mischiano ai quadri rinascimentali e barocchi». Se gli si chiede come ha cominciato, Mario Scaglia sorride e afferma perentorio: «Tutta colpa di mia moglie!». In occasione delle nozze, la signora Vicenza Radice in Scaglia chiese al marito di arredare la nuova casa con qualche pezzo d’antiquariato.

«Tenga conto che negli Anni Sessanta gli antiquari non erano molto specializzati e spesso imbonivano gli acquirenti con fantasiosi giri di parole. Ho cominciato a volerci vedere chiaro. Mi sono informato, ho acquistato le opere d’arte e assieme ad esse i libri che mi permettessero di approfondire ogni singolo argomento. È una prassi che, a quarant’anni di distanza, seguo ancora adesso. E vado fiero della mia biblioteca d’arte».

Così, a furia di comperare e di studiare al tempo stesso, l’ingegner Scaglia è diventato uno dei maggiori esperti di placchette e medaglie antiche. Gli chiedo se nessuno storico d’arte è mai venuto in suo aiuto.

«Vede, ho conosciuto molto bene Federico Zeri, che ha sempre seguito la mia attività di raccolta. Ma le opere o le fotografie delle opere le ho sottoposte a lui dopo gli acquisti, che ho sempre fatto in autonomia. A me più che la storia esterna di un’opera interessano la qualità formale e soprattutto lo stato di conservazione che deve essere impeccabile. Per imparare la qualità delle opere e leggere bene il loro stato di conservazione sono andato "a scuola" soprattutto da abilissimi restauratori come Carletto Castelli e Franco Steffanoni. Sono loro che mi hanno insegnato a non far diventare il solo parere del critico d’arte determinante per l’acquisto di un oggetto». Chi andrà a visitare la mostra al Poldi Pezzoli (curata da Francesco Frangi e Andrea di Lorenzo) può trovare conferma di quanto detto.

Il consiglio è di sedersi con calma nella sala dove si trovano uno accanto all’alto la natura morta, la cucina e il Ragazzo con la canestra di pane dolciumi di Evaristo Baschenis: sembrano non aver conosciuto le ingiurie del tempo.

«La raccolta di Mario Scaglia. Dipinti, sculture, medaglie e placchette da Pisanello a Ceruti», Milano, Museo Poldi Pezzoli, fino al 30 marzo 2008.

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