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Octopus, I moving painting su vetro di Ilona Szalay alla Galleria Marelia

“Octopus”, la mostra inaugurata sabato 25 maggio alla Galleria Marelia di Paola Silvia Ubiali (via Guglielmo d’Alzano 2b) e aperta fino al prossimo 30 luglio.

Se “la piovra” richiama alla mente dell’italiano medio la criminalità organizzata dell’omonima fiction televisiva anni ’80 e ‘90, per una giovane artista nata a Beirut e di base a Londra, Ilona Szalay, “la piovra” non può che essere più naturalmente l’immagine fluida e il simbolo metamorfico di ogni divenire in senso organico. Nasce così “Octopus”, la mostra inaugurata sabato 25 maggio alla Galleria Marelia di Paola Silvia Ubiali (via Guglielmo d’Alzano 2b) e aperta fino al prossimo 30 luglio. “Octopus”, ovvero “la piovra”, è il titolo dapprima straniante, ma non privo di sensi e ipersensi, della serie di creazioni in mostra, una originale rassegna di ectoplasmi stesi ad olio e rappresi tra due vetri, silhouette antropomorfe e sognanti catturate nella loro mutante vitalità e fluidità materica.

Col vetro si può fare quasi tutto, come dimostra l’evento “Glasstress. White Light / White Heat” collaterale alla 55ª edizione della Biennale veneziana che inaugura il prossimo weekend e che schiera 65 artisti invitati a confrontarsi con il vetro e con la luce. Nel panorama contemporaneo, Ilona Szalay prova a dire la sua con una tecnica paziente e difficile, che deve fare i conti con i tempi lunghi di asciugatura delle superfici e con l’imprevedibilità del risultato, non del tutto governabile data la natura cangiante dei materiali in gioco.

Le sue sono micro narrazioni giocose o inquietanti, arcani moving paintings fissati in uno sfuggente “present continuous” fuori e dentro lo spazio e il tempo. La scelta diffusa di una sorta di monocromo, che scivola dal verde acqua al nero petrolio con sprazzi di bianco, accresce la suggestione, l’impressione di trovarsi di fronte a figure d’inconscio, forme d’ombra, o forse riflessi del reale, fotogrammi di vita vissuta. L’enigma e il fascino, anche espressionista, di questi lavori si accresce parlando con l’artista, che spiega: “Questi dipinti in movimento si estinguono per lasciare spazio ai successivi: le immagini si sciolgono una nell’altra e parlano di metamorfosi, desiderio, sogni e morte”.

Ilona Szalay, che ha studiato a Londra alla Oxford University e alla Byam Shaw University of Arts, si è specializzata in questa personalissima tecnica in cui “bellezza e fragilità si contrappongono e si scontrano con giochi di potere e di controllo dal sentore sensuale o bellico”, secondo la definizione che ne dà la curatrice dell’attuale mostra, Carolina Lio.

Con “Octopus” l’artista è alla sua prima mostra in Italia e quella della Galleria Marelia rappresenta un’occasione interessante e curiosa per esplorare le insospettate potenzialità del vetro e della pittura a olio. Stefania Burnelli