Martina Caironi si svela "Ecco come batto tutti i miei record" - BergamoNews
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Martina Caironi si svela “Ecco come batto tutti i miei record”

La campionessa paralimpica bergamasca racconta a BgNews i segreti che l'hanno portata a conquistare gli ultimi trionfi: "Ho trovato un equilibrio che mi ha permesso di arrivare alle gare senza stress".

di Martina Caironi

Quando sei sul tetto del mondo, per usare un’espressione giornalistica, pensi a come rimanerci il più possibile per poter contemplare la bellezza delle cose. Da quel punto di vista dopo Londra, dopo l’oro nei 100m, ho capito che la mia scalata era appena iniziata verso una vetta ancor più alta: il muro dei 15 secondi.

Ho avuto il grande privilegio di esser seguita da tecnici di alto livello che hanno studiato la mia corsa stabilendo alcuni accorgimenti che mi hanno permesso di scoprire un mondo nuovo: con un nuovo ginocchio, un nuovo assetto, un piede nuovo e una differente altezza della protesi ho cambiato totalmente registro. Ho imparato in questi mesi la dinamica della mia azione di corsa, ho imparato a montare e smontare invasi, giunti, ginocchia, piedi… Cosa che non mi sarei mai aspettata appena 5 anni fa. E, dunque, sono diventata consapevole sempre più del l’importanza che riveste la fiducia nelle protesi e di chi te le monta.

Mi sono allenata sia a Milano, con il nuovo allenatore Renzo Fugazza, che a Bergamo, col mio solito mitico coach Mario Poletti. Ho potuto sperimentare anche i 200m, oltre che i 100m, e devo dire che mi piacciono un sacco perché è una gara che puoi gestire in modo diverso e dove si possono calibrare più le energie rispetto ai 100, dove invece devi dare tutto subito. Tutto questo mix di cose, unite alla mia nuova permanenza a Milano, gli studi, i viaggi, le scuole in cui sono andata a parlare, i premi ricevuti, le nuove persone conosciute etc.. mi hanno portata ad una sorta di equilibrio che mi ha permesso di svolgere le varie attività senza stress (beh, talvolta si eh) e quindi i recenti record mondiali di Grosseto non sono dovuti solo all’allenamento e alle nuove protesi, ma credo anche per la tranquillità mentale con cui ho affrontato la gara.

Come a Londra, anche in Toscana ero concentratissima e non ho pensato a nulla fuorché alla gara, prima i 100 e poi i 200.

C’ è ancora molto da fare, meno di ieri, più di domani. Son contenta di aver affinato la mia capacità di parlare in pubblico (senza arrossire) e di poter trasmettere sempre più ciò in cui credo a persone di ogni età e nazionalità. Infine credo che continuerò questo mio percorso ancora per un bel po’ perché ormai la passione è sbocciata e il piacere di correre è superiore alla fatica.

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