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Il cardinale Tettamanzi in visita al monastero benedettino di Santa Grata

Il cardinale Dionigi Tettamanzi in occasione della festa di Santa Grata, lunedì 13 maggio, visiterà il monastero benedettino di via Arena e celebrerà l'Eucaristia con le madri del monastero.

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C’è grande attesa per la visita del cardinale Dionigi Tettamanzi, già arcivescovo di Genova e Milano e attualmente amministratore apostolico di Vigevano, al monastero benedettino di Santa Grata in Città Alta, visita in programma nel pomeriggio di lunedì 13 maggio in occasione della festa di Santa Grata una figura particolarmente cara alla devozione cristiana bergamasca perché la giovane Grata è legata al martirio del patrono della città Sant’Alessandro.

LA GIOIA DEL CARDINALE TETTAMANZI

"È una grazia per me entrare per la prima volta in questo monastero di santa Grata, una grazia che s’accompagna ad una inevitabile curiosità: quella di poter conoscere, almeno un poco, la storia di questa santa e insieme la storia del monastero che da lei prende nome" afferma il cardinale Dionigi Tettamanzi.

LA STORIA DELLA SANTA E DEL CONVENTO

Grata raccolse il capo decapitato del martire Alessandro, avvenuto dove oggi sorge la basilica di Sant’Alessandro in Colonna in città bassa, e provvide alla sepoltura del corpo del santo nei propri poderi in Borgo Canale dove poi sorse la basilica alessandrina rasa al suolo nel 1561 dai veneziani per la costruzione delle Mura. Il monastero di Santa Grata fu fondato in epoca longobarda, mentre l’introduzione nel monastero della regola di San Benedetto avvenne, conformemente alla tradizione nel 1026 per merito dell’Abbadessa Donna Officia.

Oggi una tra le più antiche e costanti presenze benedettine in Lombardia. Il Primo maggio 1027, dalla vicinia di Borgo Canale fu traslato nel monastero di via Arena, per volontà del vescovo Ambrogio II, il corpo di Santa Grata da cui poi prese il nome l’intero complesso monastico che fu nel tempo oggetti di particolari privilegi dei Papi: Leone IX; Urbano III, Gregorio IX, Innocenzo VIII, Clemente VII e Paolo III (il pontefice che convocò il Concilio di Trento nel 1545).

Nel 1575, al momento della visita apostolica di Carlo Borromeo la comunità di Santa Grata era composta da cinquantasette monache: il numero comprendeva le suore di Santo Stefano di Trescore, soppresso nel 1566 da Pio V e quelle di San Pietro di Borgo di Terzo, tornate al loro convento nel 1581. Alla fine del Cinquecento le monache, grazie alla disponibilità economica derivata dall’ampio e ben amministrato patrimonio monastico, iniziarono la costruzione di una nuova chiesa, definitivamente conclusa solo alla metà del secolo successivo; nel 1617 le sorelle chiesero il permesso di aumentare il numero delle professe, fissato fino a quel momento a sessanta unità.

La situazione di floridezza e positività dell’ente continuò nel corso del Seicento e del Settecento. La soppressione dell’ente venne decretata nel 1798 dalla Repubblica Cisalpina. Il monastero fu restituito alle monache durante la parentesi austro-russa, quindi nuovamente soppresso nel 1810 e riaperto definitivamente nel 1817.

Nel 1930 fu ripristinata la clausura papale.

IL LEGAME CON IL BEATO GIOVANNI XXIII

Tra i devoti a Santa Grata e particolarmente legati al monastero spicca anche la figura del Beato Giovanni XXIII che da patriarca di Venezia prima e da Pontefice aiutò concretamente le monache impegnate nella ristrutturazione del complesso archittettonico.  

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