I mezzi oggi disponibili per lo studio dei noduli tiroidei sono principalmente l’ecografia e l’ago aspirato. L’ aspirato con “ago sottile” è la procedura raccomandata per lo studio citologico dei noduli tiroidei e generalmente viene condotto sotto guida ecografica.
A cura di Clinica Castelli
I noduli tiroidei, frequenti soprattutto nelle zone dove è presente una carenza endemica di iodio, possono essere silenti oppure associarsi ad alterazioni della funzione ghiandolare. Il riscontro di uno o più noduli non deve allarmare, ma deve prevedere uno studio della funzione tiroidea per verificare se coesista un ipo-ipertiroidismo ed eventualmente uno studio citologico per stabilire la natura benigna o maligna delle cellule. I noduli tiroidei infatti possono essere benigni come nel caso di adenomi, lipomi, emangiomi, oppure maligni e colpire tutte le età, più frequentemente le donne (rapporto F/M 2-3:1).
Le forme principali di carcinoma tiroideo sono: le forme differenziate (adenocarcinoma papillare e follicolare o misto papillare-follicolare), le forme indifferenziate e le forme midollari. Altre forme rare di neoplasia maligna sono il linfoma, il fibrosarcoma, il carcinoma epidermoide, il teratoma maligno ed i tumori metastatici.
Sebbene l’origine sia sconosciuta, esistono alcuni fattori di rischio; tra questi riveste particolare importanza l’esposizione pregressa a radiazioni ionizzanti alla regione del collo.
Il ruolo della carenza iodica nell’insorgenza del carcinoma tiroideo non è ben definita poiché i dati epidemiologici sulla sua incidenza nelle zone gozzigene sono contradditori. La familiarità è rilevante per il carcinoma midollare della tiroide; questa neoplasia è spesso presente in più membri della stessa famiglia e può associarsi ad altre forme tumorali. I mezzi oggi disponibili per lo studio dei noduli tiroidei sono principalmente l’ecografia e l’ago aspirato.
L’ecografia è un esame non invasivo che consente uno studio morfologico della ghiandola e fornisce alcuni criteri di probabilità sulla natura benigna o maligna dei noduli. Tra questi le dimensioni sopra il centimetro, la presenza di margini irregolari o sfumati e la presenza di micro calcificazioni sono elementi di sospetto per la natura maligna delle lesioni. Le linee guida delle principali società scientifiche suggeriscono uno studio citologico dei noduli sopra il centimetro o sotto il centimetro qualora vi siano caratteri ecografici particolarmente sospetti.
L’aspirato con “ago sottile” è la procedura raccomandata per lo studio citologico dei noduli tiroidei e generalmente viene condotto sotto guida ecografica. Con un ago si punge il nodulo e si aspira una quantità di materiale cellulare che viene “strisciato” su vetrino per essere poi studiato. Con questa tecnica la natura del nodulo viene diagnosticata nella maggior parte dei casi. Esiste una sola categoria di lesioni, quelle follicolari, per le quali l’esame citologico non è dirimente ed è necessario procedere all’asportazione chirurgica per avere un esame istologico.
Talvolta il materiale aspirato non è sufficiente per la diagnosi e l’ esame deve essere ripetuto. Tuttavia si tratta di una procedura che, in mani esperte, non crea particolari disagi. Qualora l’esame citologico dei noduli fornisca una diagnosi certa o dubbia di malignità è necessario programmare l’intervento chirurgico di tiroidectomia ed, a seconda dei casi, un successivo trattamento con radioiodio. L’incidenza dei tumori della tiroide – afferma la dottoressa Danila Camozzi, Endocrinologo dell’U.O di Medicina Generale di Clinica Castelli – è andata aumentando in molti paesi negli ultimi trent’anni, mentre la mortalità è andata leggermente diminuendo. L’aumento dell’ incidenza è dovuto probabilmente ad una maggiore accuratezza diagnostica dovuta all’ecografia del collo e all’ago aspirato eco guidato. E’ esperienza comune nei centri di riferimento per i tumori della tiroide, che quasi il 60-80% dei carcinomi tiroidei oggi documentati siano micro carcinomi papillari (di dimensioni < 1 cm) caratterizzati da un’eccellente prognosi a lungo termine. In quest’ottica la Clinica ha creato un gruppo multidisciplinare per la gestione della patologia tiroidea ed in particolare della patologia nodulare.





