L'intervento

Cittadinanza a chi nasce? Toglie opportunità ai figli d’immigrati

L'opinione di un lettore, convinto che la legge italiana sia già chiara e offra garanzie ai figli degli stranieri che hanno gli stessi diritti del figlio di genitori italiani e a 18 anni la possibilità di scegliere se diventare o meno cittadino italiano.

Caro direttore,

attribuire la cittadinanza italiana in modo automatico ai bambini nati in Italia da cittadini stranieri toglie un’opportunità ai figli degli immigrati.

La legge italiana è chiarissima: chi è nato in Italia da cittadini extracomunitari acquisisce la cittadinanza del paese di provenienza dei genitori ma al compimento del diciottesimo anno d’età ha la possibilità di scegliere se mantenere la cittadinanza del paese d’origine o acquisire la cittadinanza italiana.

Il figlio di extracomunitari ha gli stessi diritti del figlio di genitori italiani (assistenza sanitaria, scuola, servizi sociali…) ma, in più, a 18 anni avrà anche la possibilità di scegliere se diventare o meno cittadino italiano.

L’acquisizione della cittadinanza per chi è nato in Italia è estremamente semplice, è sufficiente una dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile del comune di residenza.

Cosa ci sia di discriminatorio in questo non si capisce, a meno che non si parta dal presupposto che essere cittadino italiano è più bello che essere cittadino senegalese, marocchino, boliviano o statunitense.

A prescindere.

Questo sì un ragionamento che puzza, se non di razzismo, di pregiudizio.

La legge deve essere aggiustata, perché prevede che il figlio di extracomunitari per richiedere la cittadinanza italiana non si debba essere allontanato dall’Italia per più di 6 mesi continuativi.

E questa è una sciocchezza.

Così come sarebbe opportuno prevedere l’obbligo da parte dei comuni di dare comunicazione a chi ne ha i requisiti della possibilità di chiedere la cittadinanza italiana.

Insomma, evitiamo di buttare una legge che nei principi è buona, dandole una sistemata in quelle parti che si possono migliorare.

Il ministro Kyenge dovrebbe occuparsi di altri problemi, ad esempio di quelli di chi è arrivato in Italia al seguito dei genitori da giovanissimo.

Abbiamo ragazzi extracomunitari nati all’estero ma che al compimento della maggiore età hanno già vissuto per 15 anni o più in Italia e che devono subire le complicate procedure ordinarie previste dalla legge per diventare cittadini italiani, senza che ad essi sia riservato un percorso privilegiato.

Oppure si occupi dell’estrema discrezionalità concessa alle prefetture in merito ai tempi per le procedure di concessione della cittadinanza italiana per chi ha risieduto regolarmente in Italia per 10 anni: c’è gente che aspetta una risposta per 5 anni o più.

Il ministro si impegni a fare una legge che determini limiti temporali precisi e ragionevoli per l’accettazione o il rifiuto della richiesta di cittadinanza.

Le dichiarazioni ad effetto del ministro danno un’immagine distorta della funzione del ministero dell’integrazione, che non è quella di tutelare gli extracomunitari, ma di offrire regole chiare e civili a tutela di tutti, extracomunitari e cittadini italiani.

I titoloni sui giornali, anche in rapporto alla composizione della maggioranza che sostiene il governo, rischiano di sottrarre autonomia ed efficacia all’azione del ministero dell’integrazione, dando modo al centrodestra di chiedere che sia messo sotto tutela dopo pochi giorni dall’insediamento del governo.

Auverno

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