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Il dolore in letteratura soppianta thriller e horror Segno dei tempi

Non è un genere di massa ed è tutto italiano, ma nelle librerie, spiega il nostro Stefano Calafiore, prendono spazio a storie che approfondiscono tematiche personali delicate e tristi. Come “Apnea” di Lorenzo Amurri, “Vita e morte di un ingegnere” di Edoardo Albinati, “Una notte ho sognato che parlavi” di Gianluca Nicoletti, “Zigulì” di Massimiliano Verga...

Da sempre siamo stati investiti piacevolmente da svariati modi di fare letteratura che hanno dato vita a “generi” letterari: fino a qualche anno fa non si faceva altro che scambiarsi consigli sui gialli di Larsson ed ecco che l’ondata giallo-svezia ha travolto le librerie.

Poi abbiamo assistito al fenomeno Meyer con un’altra trilogia (quella di Twilight) e l’horror, quel genere che avevamo accantonato (a parte ricordi di letture scolastiche di un diversamente raffinato Allan Poe), ha ripreso vita sullo scaffale dividendolo in un’altra categoria che il mercato americano definirà poi Young Adult.

Prima di questi successi di vendite, ricordiamo la trasversalità di Harry Potter insieme alla pur sempre verde riproposta del fantasy con Il Signore degli Anelli.

E il cinema ha pienamente colto e sorriso.

Ora, se vogliamo trovare e muovere critiche verso le librerie o ancor più verso gli editori ripercorrendo questi e altri fenomeni, notiamo che molti grandi successi editoriali non provengono dal nostro Paese.

Fermo restando l’intuito e la bravura degli editori italianinello scovare i bestsellers citati, non possiamo dire che abbiano creato dei generi “nostrani” o che l’originalità e l’attenzione mostrata siano sempre state così puntuali.

Certo, qualcuno potrà citare Paolo Giordano, Alessandro D’Avenia o Camilleri (forse l’unico che ha rivitalizzato il Giallo tradizionale italiano):come dire una nazionale con grandi individualità senza un bel gioco.

Persino alcuni premi letterari italianitra i più ambiti dalle case editrici sono stati attraversati da polemiche perché spesso accusati di dare spazio e visibilità ai soliti noti e di non garantire grande qualità.

Sarà poi la qualità a far vendere i libri?

Sappiamo bene, anche da qualche commento ricevuto all’interno della rubrica, che il prezzo ha una rilevante importanza sulla scelta del libro,anche se il fenomeno del “genere”, quando interessa davvero, al prezzo di copertina non bada.

L’affezione all’horror, al fantasy, al romanzo rosa o all’erotico piuttosto che al giallo di punta, sbaraglia ogni vincolo sul costo. Attende con ansia l’uscita, compra senza battere ciglio e magari consuma in una notte.

Ogni classificazione, ogni grande contenitore letterario che derivi da una saga o da un solo fortunato libro porta con sé successo di pubblico e di vendite se pensate ai 400 milioni di copie di Harry Potter in tutto il mondo, ai 30 milioni delle Cinquanta sfumature o ai 20 milioni di Dan Brown (a proposito: il 14 maggio in uscita con la sua nuova fatica “Inferno”).

Qualcosa però è accaduto in Italia con l’uscita per esempio di “Apnea” di Lorenzo Amurri, di “Vita e morte di un ingegnere” di Edoardo Albinati, di “Una notte ho sognato che parlavi” di Gianluca Nicoletti, di “Zigulì” di Massimiliano Verga, di “Se ti abbraccio non aver paura” di Ervas.

O ancora con “La conservazione metodica del dolore” dell’esordiente Ivano Porpora, di Massimo Recalcati con il suo “Complesso di Telemaco” o di Valerio Magrelli con “Geologia di un padre”.

Si è aperto uno scenario che ha come comun denominatore l’esigenza di raccontare esperienze dirette, conflitti irrisolti tra padri e figli rendendo pubblico il dolore di una perdita o la diversità per trasformarla, grazie al racconto, in normalità.

E il loro successo evidenzia quanto un libro possa travolgere anche attraverso una storia che sappiamo veramente accaduta con il desiderio di avvicinarsi al dolore comune per conoscerlo e condividerlo nella lettura: non-romanzi, ma letti come tali e ben scritti.

Non raggiungeranno milioni di copie, d’accordo, ma si scoprono scrittori autentici. E tutti italiani con grandi qualità.

Mai come in questi casi, leggere fa bene.

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