Bergamo
La morte del partigiano di Giacomo Manzù donata alla Gamec
In mostra allo Spazio Caleidoscopio fino al 2 giugno. L’opera troverà poi sistemazione definitiva nella collezione permanente del Museo.
La collezione Manzù della Gamec si è arricchita da ieri di una nuova opera dono di Gabriella Scimè, figlia del comandante partigiano Luigi Scimè (Rocalmuto, Agrigento 1907 – Torino 2006).
Si tratta di un bassorilievo in gesso che raffigura la “Morte del partigiano”, antecedente della lastra bronzea realizzata nel 1957 per il Comune di Valenza Po in onore di 31 caduti per la Resistenza. La lapide del piccolo paese lombardo, iscritta con un testo di Salvatore Quasimodo (due versi recitano “Non maledire, eterno straniero nella tua patria. E tu saluta, amico della libertà”) è un commosso tributo di due grandi del Novecento a una delle tante, dolenti pagine della Liberazione. Il bozzetto in gesso, donato nel ’97 dai partigiani di Valenza al Capitano Gigi Scimè per i suoi novant’anni, e ora offerto dalla famiglia del partigiano a Bergamo, è un pregevole lavoro strettamente imparentato con il Monumento alla Resistenza di Bergamo che campeggia a pochi passi dal Donizetti inaugurato da Manzù il 25 aprile del 1977.
L’iconografia è analoga a quella che ai tempi suscitò polemiche tra i bergamaschi per la narrazione troppo cruenta, per le proporzioni e le misure della realizzazione e per la collocazione dell’opera (scelta dallo stesso autore e dall’architetto Sandro Angelini).
L’artista, testimone negli anni della guerra del supplizio di un partigiano a Milano e dell’impiccagione di un uomo per motivi politici, portava in sè indelebile la figura di un corpo “bianchissimo contro il muro rosso” e l’impatto visivo delle braccia “impressionanti, tese ad implorare la terra di accoglierlo, nudo com’era”. Nella “Morte del Partigiano” acquisita da Gamec la nudità dell’uomo è meno esibita che nel monumento in centro città, la figura è scorciata con maggior pudore e le braccia non penzolano nel vuoto bensì si piegano al suolo, mentre la donna al suo fianco si raccoglie in dolente preghiera.
Si tratta dell’importante tassello di una ricerca iconografica che attraversò tutta l’attività artistica di Manzù, con continue rivisitazioni e variazioni del tema del martire della Libertà già a partire da fine anni Quaranta. In occasione di questa acquisizione la direttrice Gamec Maria Cristina Rodeschini ha curato una piccola mostra (aperta fino al 2 giugno) che affianca al “nuovo” rilievo in gesso, il disegno a china bianca su cartoncino nero del ’77 che fissa la soluzione del monumento bergamasco, la medaglia realizzata per Bergamo per il XXX della Liberazione e alcune fotografie di Jacopo Ferrari che documentano il Monumento alla Resistenza in città. L’opera troverà poi sistemazione definitiva nella collezione permanente del Museo.
Orari di visita della mostra: martedì-domenica 10-13, 15-19. Per info www.gamec.it

