Arte
La vita quotidiana tra sacchi a pelo e riflessioni: 2 mostre
“Santi e sacchi a pelo” di Jochen Fischer (fino al 4 maggio) è la proposta della Galleria Viamoronisedici. Cristina Pavesi, artista milanese, torna a Bergamo per la terza volta con la personale “Riflessioni” allo Studio Vanna Casati.
Santi, sacchi a pelo, riflessioni d’arte contemporanea. Due mostre in città sul tema della vanitas.
Due nuove mostre d’arte visiva a Bergamo indagano i valori di Spazio e di Tempo in chiave contemporanea. Due mostre per chi è disposto a lasciarsi stupire ancora una volta dall’objet trouvé, dalla poesia e dalla caducità del quotidiano, dal ciclo e dal riciclo degli oggetti d’uso e dai giochi stranianti dell’allestimento.
“Santi e sacchi a pelo” di Jochen Fischer (fino al 4 maggio) è la proposta della Galleria Viamoronisedici, a cura di Enrico De Pascale e Domenico Pievani.
La mostra offre un incredibile repertorio di “trouvailles”, oggetti trovati per strada, residui di una giornata di mercato, cose perdute, che nel contesto artistico della mostra assumono un nuovo, insospettato significato. Fischer, già noto al nostro pubblico per aver esposto nel ’96 alla ex Chiesa di S. Agostino con il progetto Transfer “scambio di artisti e di arte” a fianco di autori italiani e tedeschi, poi in altre occasioni presso il Mutuo Soccorso, l’ex Chiesa della Maddalena e, più recentemente, nella cisterna dell’Ateneo in città alta (autunno 2005), torna a Bergamo con lavori nuovi e un concept site specific per la Galleria di via Moroni.
In mostra, tra piccoli reperti d’ogni sorta ritoccati e personalizzati dall’artista, variamente distribuiti, quasi “spiaggiati” a parete, anche pantaloni cuciti e appesi con le tasche risvoltate a disegnare geometrie e paesaggi astratti, e una vasca gonfiabile con tanto di pesci rossi sguazzanti tra i residui di un simbolo glorioso, la falce e il martello, quasi un’omelia pop “per un’idea sommersa”, come suggerito dal titolo. Non mancano, secondo l’ammiccante dichiarazione d’intenti dell’evento, i santi – disegnati su carta, copiati da chiese lontane, e i sacchi a pelo stesi in strada – sotto il portico di fronte – a incoraggiare il dialogo ininterrotto tra la realtà della vita e degli spazi urbani e la metarealtà della galleria e dei suoi spazi concettuali. La mostra è infatti, spiegano i curatori, anche “una riflessione su come lo spazio della galleria è in grado di relazionarsi con la vita della strada e più in generale con lo spazio pubblico della città e del quartiere”.
Anche Cristina Pavesi, artista milanese, torna a Bergamo per la terza volta con la personale “Riflessioni” allo Studio Vanna Casati (via Borgo Palazzo 42, fino all’11 maggio), lavori inediti e tre video già presentati a video festival internazionali.
Ogni opera è frutto di una meditazione sul tempo, sul divenire, sulla metamorfosi “che produce senso di instabilità ed inquietudine a cui l’arte cerca inutilmente di porre un argine”. Si spiega così Pavesi, introducendoci alla visione di raffinati scatti fotografici, brevi cortometraggi, installazioni di legno e stoffa, che indagano le molte facce e le infinite materie della vanitas, la delicata bellezza di fiori, bouquet, vestitini per bimbi, chicchere e ninnoli, riviste d’arte e ferri da stiro.
E’ il piccolo mondo dell’artista, ma potenzialmente di ognuno di noi, che viene rinominato, reinventato,riannodato in suggestivi e fragili mandala di carta, in sequenze e riprese di vento e di polveri, in favolosi equilibri di enigmatiche creature colte nel breve attimo della loro artistica composizione ed effimera durata. Brevi esistenze che si disfano e si ricompongono senza soluzione di continuità, identità mutanti come nature morte che prendono vita, pile di ciotole sull’orlo di un crollo, vestine in cornice come pagine di diario e ritratti di famiglia. “Still alive”, “Kronos”, “Tempo indossato”, “Instabili equilibri” sono alcuni dei nomi che Cristina Pavesi dà a questo variegato universo, semplice e prezioso allo stesso tempo, fatto di soffi leggeri e profondi pensieri.




