Arte
Le visioni inquiete di Silvio Tomasoni in mostra a Martinengo
Silvio Tomasoni, alla Galleria Arzuffi di Martinengo fino al 21 aprile. Entropia, una mostra interessante e da vedere, che può correre il rischio di inquietare ma che certo non è destinata a lasciare indifferenti.
L’inconscio e i suoi fantasmi, tra memorie fetali e angosciose metamorfosi. Ma anche la fascinazione del creato e la bellezza della forma, l’armonia dei volumi e la sfida della sintesi. Questi i poli della ricerca artistica, forte e appassionata, di Silvio Tomasoni, proposta al pubblico dalla Galleria Arzuffi di Martinengo fino al 21 aprile.
Tomasoni, artista bergamasco con alle spalle valide, memorabili mostre come quella di sculture all’Arteuropa di Alberto Fumagalli nel 2001 – con cui si era rivelato al nostro pubblico – e quella di grafiche alla Libreria Bocca di Milano nel 2004, ha maturato in questi ultimi anni una poetica inconfondibile, che indaga i territori di confine, spesso cedevoli e ambigui, tra il corpo e la psiche.
In mostra sculture in alabastro, marmo bianco di Carrara o marmo nero del Belgio a fianco di disegni su cartoncino dall’impronta personalissima e originale. Sono lavori di pazienza e di maestria, dal pregio intrinseco e non solo concettuale.
Occorre subito sgombrare il campo dall’idea del disegno come fase preparatoria, progettuale, di riflessione sulla forma in vista di una realizzazione plastica: i lavori su carta di Tomasoni sono altra cosa, vivono di vita propria, sono mappe geografiche del subcosciente, superfici quasi cesellate da un segno vigoroso e impietoso, che non concede nulla al compiacimento estetico e non si ferma davanti ai buchi neri dell’anima. Le sculture restituiscono invece la seduzione di forme duttili e flessuose, portatrici di un’intrinseca armonia, animate da un ritmo che sembra provenire dritto dal cuore pulsante della natura, dallo spirito nascosto nelle cose.
Non c’è dicotomia tra scultura e disegno, sono invece mezzi complementari di esplorazione della realtà dentro e fuori di noi: per Tomasoni l’arte è una via privilegiata di conoscenza del mondo, che non è mai diretta, esplicita, bensì va estrapolata e indagata, sia nelle sue forme esteriori sia nei suoi meandri più intimi ed eventualmente terrificanti.
Non a caso il critico Maurizio Scudiero ha parlato di “biomorfismi cosmici” a proposito della produzione recente dell’autore bergamasco, individuando nelle sue creazioni delle entità a metà tra l’umano e l’alieno, in cui la materia organica assume una consistenza incerta tra visione reale, allucinazione, sogno, incubo.
Una mostra, questa di Martinengo, interessante e da vedere, che può correre il rischio di inquietare ma che certo non è destinata a lasciare indifferenti.
L’esposizione è aperta al pubblico fino al 21 aprile alla Galleria Arzuffi di Martinengo (via Tadino, 23), nei seguenti orari: sabato 10-12, 14-18, domenica 9-12.30, in settimana su appuntamento al numero di telefono 349.4596904.
Stefania Burnelli

