Per chi soffre di “sindrome dell’intestino irritabile” la primavera è la stagione più delicata: cambio di alimentazione, stress, emozioni e preoccupazioni possono essere le cause del riacutizzarsi o del peggioramento del problema.
A cura dell‘Ufficio Stampa degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi
Riguarda circa il 20% degli italiani, soprattutto donne giovani, alle prese con dolore e gonfiore addominale, crampi, stitichezza o diarrea. È la “sindrome dell’intestino irritabile”, un disturbo che colpisce il colon (cioè la parte bassa dell’intestino) e che, sebbene benigno, può avere un impatto negativo sulla qualità di vita. Per chi ne soffre la primavera è la stagione più delicata. Proprio in questo periodo infatti tende a riacutizzarsi e peggiorare.
I motivi? Le ipotesi sono diverse, dal cambio di alimentazione rispetto alla stagione più fredda alla stress psicofisico che, in questa fase di passaggio e di adattamento per l’organismo (che si deve riabituare a giornate più lunghe e con più ore di sole e a temperature più alte), tende a farsi sentire con più intensità.
“Lo stress è una delle cause scatenanti di questo fastidioso problema, dovuto non a una malattia ma all’alterazione della motilità intestinale, cioè la capacità dell’intestino di contrarsi con regolarità per digerire, assorbire nutrienti e eliminare le feci” spiega il dottor Francesco Negrini, direttore del reparto di gastroenterologia del Policlinico San Marco di Zingonia. “Nell’intestino ci sono miliardi di cellule nervose che ne regolano il buon funzionamento, tanto da essere soprannominato il nostro ″secondo cervello″, un ″cervello″ che lavora in stretta connessione con le strutture che regolano la risposta allo stress”.
“Alla luce di ciò è evidente che emozioni e preoccupazioni possono avere ripercussioni anche sull’intestino. Per questo negli ultimi anni il ricorso a tecniche di rilassamento, come la meditazione o anche lo yoga, ha preso sempre più piede”. E non a torto. Una ricerca americana condotta dall’University of North Carolina, ad esempio, ha dimostrato che meditare sarebbe più efficace dei farmaci. Il primo rimedio contro l’intestino irritabile sarebbe, quindi, eliminare lo stress. Certo è più facile a dirsi che a farsi. Una cosa però si può fare: mangiare in modo corretto, evitando cibi ″irritanti″, pesanti o grassi che tendono a fermentare e sono digeriti con più fatica.
“Sebbene non sia un fattore scatenante, l’alimentazione gioca un ruolo importantissimo nell’aggravare o diminuire i sintomi. In particolare, nel caso la sindrome si manifesti prevalentemente con stitichezza, bisogna incrementare il consumo di fibre vegetali, contenute in frutta e verdura, e aumentare la quantità di acqua. Se invece più frequente è la diarrea meglio evitare verdure verdi a foglia larga, come spinaci o lattuga, privilegiando fibre solubili come quelle della polpa della frutta, purché senza bucce e semi. In entrambi i casi sono da ridurre drasticamente fritti, cibi piccanti e speziati, cioccolato, formaggi molto stagionati, frutta secca e bevande alcoliche. Utile infine è l’uso di probiotici: aiutano a ristabilire la flora batterica e quindi a far funzionare meglio l’intestino”.
Ma come si fa a capire se si soffre davvero di intestino irritabile? “Si deve andare per esclusione, scartando attraverso appropriati esami la presenza di patologie vere e proprie che possono dare sintomi simili ma hanno cause diverse, come il morbo di Chron oppure la celiachia” conclude il dottor Negrini.

