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E' morto Pietro Mennea, nel 1984 corse per l'Athletic Club Bergamo - BergamoNews
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E’ morto Pietro Mennea, nel 1984 corse per l’Athletic Club Bergamo video

L'ex velocista azzurro è spirato a Roma, ucciso da un male incurabile che stava combattendo da anni. Il campione pugliese era nato a Barletta il 28 giugno di 60 anni fa. Prima del ritiro definitivo del 1988 gareggiò anche per la neonata società bergamasca.

Lutto nel mondo dell’atletica: è morto Pietro Mennea. L’ex velocista azzurro, olimpionico e per anni primatista mondiale dei 200 metri, aveva 60 anni ed è spirato a Roma, nella clinica dove da anni stava combattendo un male incurabile che non gli ha lasciato scampo. Il campione pugliese era nato a Barletta il 28 giugno di 60 anni fa.

La camera ardente di Mennea sarà aperta nella sede del Coni già giovedì pomeriggio. L’ha confermato il neo presidente del Coni Giovanni Malagò che, appresa la notizia, è subito rientrato da Milano dove si trovava per impegni di lavoro.

Pietro Mennea è stato campione olimpico a Mosca nel 1980 sui 200 metri, un anno prima s’era preso a Città del Messico il primato del mondo con quel 19”72 che sarebbe rimasto sul trono fino al 1996 (lo battè Michael Johnson prima degli anni dell’uragano Bolt), 6018 giorni di regno, e che ancora oggi è il migliore tempo di un europeo sulla distanza. Ma nel suo curriculum interminabile c’è di tutto: i tre titoli europei fra Roma ’74 (100) e Praga ’78 (100 e 200). E poi un argento mondiale con la staffetta a Helsinki ‘83. Ma a proposito di staffetta, chi non ricorda quella prodigiosa rimonta che portò al bronzo la 4 x 400 a Mosca? E non uno, ma due ritorni, come se l’atletica fosse qualcosa di cui non si riusciva a fare a meno, prima nell’82, poi nell’87. In tutto cinque finali olimpiche, 528 gare per 52 presenze in Nazionale.

Nel 1984, dopo aver corso per la Capannelle Roma, il campione pugliese si tesserò per l’Athletic Club Bergamo, società nata da poco e con cui gareggiò per una stagione prima di prendersi tre anni di pausa fino al definitivo ritiro del 1988.  

Chiusa la carriera da atleta Mennea ha iniziato una nuova vita che l’ha portato a denunciare il doping, a fare proposte di legge, a scrivere libri da avvocato, facendo valere quella laurea in Giurisprudenza ottenuta nel 1989, proprio dopo Seul. Poi il calcio, come agente dei calciatori e come direttore generale della Salernitana. Ma non era il suo ambiente ideale. Quindi la politica nelle vesti di deputato europeo con Antonio Di Pietro alla fine degli anni ’90. Infine il ritorno alla carriera di avvocato e il riavvicinamento al mondo dell’atletica, riscoperto come un nuovo amore.

Gli ultimi mesi, quelli della lotta contro il male che lo stava uccidendo, Mennea li ha voluti vivere in silenzio, lontano dai riflettori e sostenuto dall’affetto della moglie Manuela. In molti si chiedevano che fine avesse fatto, perché questo silenzio quasi fastidioso. Ecco, la risposta è arrivata giovedì con la notizia della sua morte.

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