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Malattia cardiovascolare: a lezione di prevenzione dei rischi

E’ essenziale un programma di prevenzione per individuare precocemente quei fattori di rischio modificabili (ipertensione arteriosa, diabete mellito, acidi urici, colesterolemia, trigliceridemia, stress, soprappeso, scarsa attività fisica, fumo) che, idoneamente corretti, riducono la morbilità e la mortalità per eventi cardiovascolari come ictus, malattia coronarica e scompenso cardiaco.

A CURA DI CLINICA CASTELLI

Solitamente siamo portati a ritenere che l’organismo umano sia una macchina perfetta dotata di tempestivi segnali di allarme capaci di avvertirci quando qualcosa non va prima che insorga la malattia. Invece, purtroppo, non è sempre cosi.

E’ quindi essenziale attuare un programma di prevenzione per individuare precocemente quei fattori di rischio modificabili (ipertensione arteriosa, diabete mellito, acidi urici, colesterolemia, trigliceridemia, stress, soprappeso, scarsa attività fisica, fumo) che, idoneamente corretti, riducono la morbilità e la mortalità per eventi cardiovascolari come ictus, malattia coronarica e scompenso cardiaco.

Possiamo distinguere due tipi di prevenzione: prevenzione primaria, finalizzata ad individuare precocemente i fattori di rischio in soggetti sani e prevenzione secondaria, finalizzata a contenere una malattia già esordita.

I fattori di rischio, su cui possiamo intervenire in fase di prevenzione primaria, sono i seguenti: pressione arteriosa, i cuivalori ottimali devono essere al di sotto di 140/90 mmHg e, per il paziente diabetico, inferiori a 130/80 mmHg; lipidi ematiciche, nei soggetti senza altri fattori di rischio associati, devono presentare valori di colesterolo totale inferiore a 200 mg% ml, colesterolo HDL superiore a 40 mg%ml, colesterolo LDL inferiore a 150 mg%ml e trigliceridi inferiori a 170 mg%ml; glicemiache deve essere inferiore a 100 mg%ml. In riferimento a quest’ultimo dato, un buon controllo del livello di glicemia nel sangue ha effetti benefici sulla malattia microvascolare; per questa ragione, il contenimento del suo valore nella misura indicata, è un obiettivo che bisognerebbe cercare di ottenere ogniqualvolta possibile.

In più, i soggetti ad alto rischio –spiega il Dr. Luigi Locatelli, Responsabile del Servizio di Medicina Preventiva e Check up di Clinica Castelli – devono essere incoraggiati, in modo particolare, a smettere di fumare, a fare scelte di cibi più sani e ad aumentare la loro attività fisica. E’ importante, inoltre, che evitino il sovrappeso o diminuiscano il sovrappeso esistente.

Gli scopi della dieta sono molteplici.

Il primo è quello di ridurre l’apporto totale di grassi, che devono costituire al massimo il 30% dell’apporto energetico totale; di conseguenza, è quello di diminuire l’assunzione di grassi saturi, che non devono superare un terzo dei grassi totali, e quello di colesterolo a meno di 300 mg/die.

Per farlo, basta sostituirli nell’alimentazione con grassi mono e polinsaturi, che derivano da fonti vegetali e marine, e, in parte, con carboidrati complessi.

Il secondo, è quello di accrescere il consumo di frutta fresca, cereali e vegetali e contenere quello di sale e di alcool, soprattutto in presenza di pressione arteriosa elevata.

Il terzo è quello di ridurre l’apporto calorico totale, in caso di sovrappeso.

Il potenziamento dell’attività fisica, dopo valutazione delle condizioni fisiche generali, contribuisce all’aumento del colesterolo HDL, alla riduzione dei trigliceridi e della tendenza alla trombosi, al calo ponderale (in associazione con una dieta sana) da cui dipendono pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.

E’ quindi indispensabile che ognuno di noi stimoli la propria coscienza critica e non ignori la possibilità che una valutazione anamnestica, clinica e strumentale possa limitare significativamente il rischio personale di sviluppare malattie cardiovascolari.